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Vinitaly 2025: tre giorni in paradiso (1)

Con la degustazione di alcuni tra i più grandi vini italiani

Cari Wine-lovers di Abitare a Roma, ebbene sì, in tre giorni abbiamo potuto degustare alcuni tra i più grandi vini italiani, che, con un mal celato orgoglio, possiamo definire tra i migliori al mondo.

L’edizione n. 57 di Vinitaly non era iniziata sotto i migliori auspici: i dazi prima annunciati, poi ritirati, poi rimessi, poi aumentati, infine rinviati di 90 giorni, per il momento.

Ma la redazione di Abitare a Roma ha l’obbligo morale di sperimentare le nuove scoperte in ambito vitivinicolo e di non farsi distrarre da insensate “guerre”, che danneggiano il nostro Spirito Di-Vino.

Dopo aver inaugurato a modo nostro, cioè con il Franciacorta dei Conti Lantieri, ci siamo immersi nei vini NoLo (acronimo delle parole No e Low alcohol), che si distinguono in: dealcolati e parzialmente dealcolati, con tenore alcolico rispettivamente tra 0-0,5 gradi e 0,5-9 gradi (normativa europea G. U. 13 febbraio 2025).

L’occasione per saperne di più ce la fornisce Vinitaly con il seminario: NOLO, opportunità o illusione? Relatore il professor Attilio Scienza.

La moderatrice, Lara Loreti, ha esordito dicendo che: “…già il poeta Alceo, per dimenticare i dolori, consigliava di diluire il vino con due terzi di acqua; nel 1869 la Chiesa Evangelica Metodista iniziò a celebrare la messa con un vino a bassa gradazione alcolica; l’imprenditore tedesco Carl Jung, non lo psichiatra svizzero, nel 1908 brevettò un metodo per dealcolare il vino e lo fece per puri scopi commerciali; in seguito anche nazioni come l’Australia e gli USA cominciarono a produrre i vini dealcolati; in Italia abbiamo dovuto aspettare la normativa europea del dicembre 2024”.

Prendendo spunto dalla citazione della giornalista, in vino veritas, il professor Scienza tiene a precisare che: “la  parola verità, in greco alètheia, significa rendere visibile ciò che è invisibile; non sono d’accordo nel trasformare il vino in no-alcol e penso che sia importante per tutti un esercizio di verità, cioè, rendere visibile l’invisibile per lasciare che tutti possano giudicare senza preconcetti: il vino è un alimento, complemento indispensabile alla mensa, mio padre e mio nonno senza il bottiglione di vino in mezzo alla tavola, non si sarebbero neanche seduti a mangiare e non avrebbero mai accettato una bottiglia di NOLO, ma questa è una consuetudine, tante cose sono cambiate, perché il vino ha assunto una dimensione diversa. 

Oggi c’è il problema della salute e l’alcol come tutte le sostanze psicotrope, è divisivo. Nel 1991 la Francia proibì la pubblicità di qualsiasi sostanza con alcol, ma al tempo stesso investì molte risorse per informare nelle scuole primarie e secondarie quanta storia ci sia attorno al mondo del vino, del cognac e delle grandi cantine, questa geniale intuizione ha portato ad una netta diminuzione dell’alcolismo.

L’Europa è divisa in due: il nord, che non è abituata al vino ed è vittima dei super alcolici e il sud, il mediterraneo, che ha un’altra cultura. La diminuzione del consumo del vino è dovuta al fatto che siamo diventati tutti salutisti e i ragazzi oggi bevono soprattutto cocktail. La generazione Z oggi sceglie il sostenibile e vuole bere i vini del territorio.

Negli Stati Uniti i consumatori di vino sono gli over 40. Ma se devo dire la mia opinione il futuro non sarà il vino no-alcol, ma quello a bassa gradazione, quindi, dobbiamo coltivare un’uva a basso grado zuccherino.

La socialità in America non viene condivisa con un bicchiere di vino, ma con la cannabis. Dealcolare è un processo molto energivoro e costoso, quindi è difficile che le piccole e medie cantine possano produrre vini NoLo. Io sono soprattutto un enologo, più che professore universitario, e fare vino per me non vuol dire fare alcol, ma fare qualcosa che possa dare felicità”.

Il nostro giudizio è che il vino tradizionale non corra alcun pericolo di essere sostituito, soprattutto dopo aver saputo di aver degustato, si fa per dire, i 6 migliori vini NoLo presenti sul mercato.

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