Che fretta c’era, cara primavera? Il dilemma tra salute della pelle e vitamina D

Con il ritorno del sole, dermatologi e nutrizionisti si confrontano su un tema scottante: come proteggersi dai raggi UV senza rinunciare alla preziosa "vitamina del sole"

Con l’arrivo della primavera, il desiderio di trascorrere tempo all’aria aperta diventa irresistibile. Le giornate si allungano e l’esposizione solare aumenta progressivamente, portando con sé benefici per l’umore e il sistema immunitario.

Tuttavia, questo risveglio stagionale nasconde delle insidie per la nostra pelle: secchezza, prurito, eczemi e dermatiti sono dietro l’angolo per chi si espone senza le dovute cautele.

L’uso della crema solare è il dogma della dermatologia moderna. I filtri SPF (Sun Protection Factor) sono essenziali per prevenire l’invecchiamento precoce della pelle (photoaging) e, soprattutto, per ridurre il rischio di tumori cutanei.

Eppure, negli ultimi anni, è emerso un paradosso che preoccupa molte persone: se la crema blocca i raggi UVB, responsabili della sintesi della vitamina D, rischiamo di andare incontro a una carenza cronica?

La vitamina D è fondamentale per la salute delle ossa e per il corretto funzionamento del sistema immunitario. Molti studi recenti, tuttavia, indicano che l’uso comune delle creme solari non impedisce drasticamente la produzione di questa vitamina.

Il motivo è duplice: da un lato, raramente applichiamo la quantità di crema necessaria per ottenere lo schermo totale dichiarato sulla confezione; dall’altro, la pelle è estremamente efficiente.

È stato dimostrato che bastano 15-20 minuti di esposizione di braccia, gambe e viso, circa tre volte a settimana, per coprire il fabbisogno medio.

Come trovare l’equilibrio?

La parola chiave è “esposizione consapevole”. Gli esperti suggeriscono di:

Privilegiare le ore meno calde: esporsi per brevi periodi senza protezione nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio per stimolare la vitamina D.

Usare la protezione alta: applicarla sempre durante le ore di punta (11:00-16:00) o in caso di esposizioni prolungate.

Alimentazione e integrazione: monitorare i propri livelli ematici e, su consiglio medico, integrare la vitamina D a un’alimentazione bilanciata (tutto l’anno) nei mesi meno soleggiati.

In conclusione, la protezione non deve diventare una fobia. Proteggere la pelle è un atto di prevenzione necessario, ma bastano pochi minuti di luce naturale per garantire al nostro organismo il carburante necessario per stare bene.

Per approfondimento:

https://www.facebook.com/BONUMVITAENUTRIZIONE

Passeron, T., et al. (2019). “Sunscreen photoprotection and vitamin D status.” British Journal of Dermatology.

Neale, R. E., et al. (2019). “The effect of sunscreen on vitamin D: a review.” British Journal of Dermatology.

Holick, M. F. (2017). “The vitamin D deficiency pandemic: Approaches for diagnosis, treatment and prevention.” Reviews in Endocrine and Metabolic Disorders.

Ministero della Salute (Italia). Linee guida per l’esposizione solare e la prevenzione del melanoma.

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