Municipi:

Acilia: come distruggere la memoria storica di un territorio

Un intervento del Presidente dell'Associazione Culturale Severiana

Riceviamo da Andrea Schiavone Presidente dell’Associazione Culturale Severiana e volentieri pubblichiamo 

Acilia, 05 Gennaio 2009 – A Febbraio del 2008 rimanemmo sconcertati dalla risposta ricevuta da Maurizio Cursi (PD), al tempo Presidente della Commissione Municipale Lavori Pubblici, che dalle pagine de Il Messaggero, dichiarava l’inutilità dei sondaggi archeologici per il raddoppio della Via di Acilia. Anche se il raddoppio non è mai stato eseguito, ricordiamo che il tracciato insiste su un vincolo archeologico firmato nel 1991 dal sottosegretario ai Beni Culturali, Gianfranco Astori (DC), poi rimosso dopo ricorso al TAR del Lazio da parte dei costruttori, sempre della stessa corrente politica. Era il tempo in cui si alzarono i palazzoni Ligresti/Pulcini (oggi, “Le Terrazze del Presidente”). E questo fa specie, visto che Cursi è stato anche Presidente del CdQ di Malafede e che doveva quindi essere a conoscenza dei reperti preistorici già segnalati dal 1956. Ma la cosa che più ci lascia perplessi è la dimenticanza da parte delle istituzioni delle numerose testimonianze archeologiche che qui sono state portate alla luce. Prima tra queste, la villa rustica in località Fralana, segnata con il numero 29 sulla Carta dell’Agro Romano (Foglio 30N). Costruita nel II secolo d.C. e rimasta in uso fino al V, era ricca di elementi decorativi ma nessuna pubblicazione le è mai stata dedicata, se non un articolo all’interno di Archeologia Laziale. Eppure la villa, che aveva una parte residenziale ed una produttiva, riveste un grande significato per la storia del territorio ostiense, così come le altre disseminate tra la Via di Acilia e Via di Malafede. Purtroppo la Villa di Fralana non è stata del tutto scavata ed oggi versa in uno stato di abbandono che stride con la volontà espressa nel 2001 dagli abitanti di Malafede addirittura di cambiare il nome del loro quartiere proprio in ‘Villa Fralana’. La villa è oggi visitabile, in quanto completamente incustodita, all’interno del parco pubblico tra via Gigi Chessa e via Francesco Menzio. Ma lo spettacolo è deprimente, così come lo stato di manutenzione del parco stesso (panchine danneggiate, botole delle elettrovalvole rotte, irrigatori rotti).
Ma c’è di più. Durante le ricerche archeologiche, si rinvenne anche un sepolcreto, nell’area grossomodo (lato Via Francesco Menzio) dove oggi sorge la scuola elementare di Via Oscar Ghiglia. Di questo sepolcreto, una trentina di sepolture in tutto, non se ne sa più nulla. E intanto le costruzioni procedono. Così come non si sa più nulla di un’altra area dove furono rinvenuti frammenti fittili di età Repubblicana (probabilmente riferiti ad una modesta fattoria del IV secolo a.C., abbandonata nel II). Quest’area è oggi del tutto edificata. E potremmo continuare con una serie di ritrovamenti, anche dovuti a scavi clandestini, che hanno cancellato la storia di questa parte del nostro territorio. Identificare oggi quest’area solo grazie alle vicende delle “Terrazze del Presidente” o della 167 di Malafede o, e ne vedremo delle belle, del futuro Punto Verde Qualità di Malafede, che sorgerà dopo via Ruggero Panerai (inglobando, con i suoi centri sportivi e ristoranti, almeno 3 ville romane) lascia amareggiati. Dov’è la tutela della memoria storica, la conservazione, la valorizzazione ? Non è più possibile procedere in questo scellerato modo e la Severiana dedicherà tutto il 2009 per denunciare queste situazioni, proprio nel momento in cui si vorrebbe inglobare la Soprintendenza di Ostia in quella di Roma, lasciando ancora più spazio a queste manovre di pura speculazione edilizia.

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