Addio a Pino Daniele, l’anima di “Napule”

Il cantautore partenopeo è stato stroncato da un infarto. Mercoledì 7 gennaio i funerali nella chiesa del Divino Amore di Roma
di M.G.T - 5 Gennaio 2015

Il 2015 si apre con un grave lutto nel mondo della musica. Nella notte tra domenica 4 e lunedì 5 gennaio, il cantautore partenopeo Pino Daniele alla soglia dei 60 anni è stato stroncato da un infarto nella sua casa di campagna in Toscana. Inutile la corsa verso Roma, dove l’artista è arrivato morto all’ospedale Sant’Eugenio.

Il primo a diffondere sul web la tragica notizia è stato l’amico e collega Eros Ramazzotti con un accorato messaggio, corredato da una foto sorridente del cantautore: “Grande amico mio, ti voglio ricordare con il sorriso mentre io, scrivendo, sto piangendo […]”.

Poi, arrivata la conferma ufficiale, tutto il mondo dello spettacolo ha iniziato a manifestare il proprio dolore per la perdita del cantante sui social network. “Sono sconvolto – ha affermato il sindaco di Napoli De Magistris – quest’anno abbiamo ricordato i vent’anni dalla scomparsa di Massimo Troisi e ora anche la perdita di Pino è incolmabile”. A ricordarlo anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi che scrive: “Una voce incredibile, quella non solo di Napoli e del Sud, ma di tutta l’Italia”.

Pino Daniele era per Napoli un vera e propria bandiera, simbolo di una città piena di contraddizioni ma che lui amava cantare donando speranza con la sua poesia. La stessa poesia in cui il cantautore ha sempre raccontato l’amore, l’emozioni e la vita di ognuno di noi. Inconfondibile la sua voce calda e l’amore per il blues, caratteristiche che hanno contribuito a donargli la definizione di “Nero a metà”.

La carriera

Pino (all’anagrafe Giuseppe) Daniele nasce a Napoli il 19 marzo 1955. Esordisce nel 1977 con il brano Terra mia, contenuta nel celebre disco ‘Napule’ è diventato il manifesto della speranza delle disillusioni di una generazione. Il 1979 è l’anno di ‘Je so’ pazzo’ e di capolavori come ‘Je sto vicino a te’, ‘Il mare’, ‘Putesse essere allero’. ‘Nero a metà’, del 1980, è l’album del grande successo, l’incrocio definitivo tra il blues dei neri americani e la musica popolare napoletana, simbolo del meticciato sociale, culturale e artistico, tra ‘Alleria’ e ‘A me me piace ‘o blues’. Il Rolling Stone lo inserisce tra i 100 migliori dischi italiani di sempre.

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Dopo aver aperto nel 1980 il concerto milanese di Bob Marley, per Pino arriva la consacrazione sulla grande scena internazionale, con il Festival di Montreux, il Canada, l’Olympia di Parigi, il Festival di Varadero a Cuba e l’Arena di Verona. Intanto continua la collaborazione con l’amico Massimo Troisi, per cui scrive le colonne sonore di Ricomincio da tre (’81) e Le vie del signore sono finite (’87), poi il capolavoro di Quando, scritta con l’amico per Pensavo fosse amore e invece era un calesse (’91).

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Con ‘Mascalzone latino’ (’89) Pino Daniele torna all’acustico, poi negli anni Novanta ancora una svolta, con ‘Un uomo in blues’ (’91) in cui ”O scarrafone’ denuncia la xenofobia e il titolo del disco gioca con un nuovo appellativo per il cantautore. Da sempre aperto alle collaborazioni, da Jovanotti a Chick Corea, Pino Daniele suona con artisti del calibro di Yellow Jackets, Mike Manieri, Danilo Rea, Mel Collins, Pat Metheny.

Nell’estate 2002 prende vita l’idea di una tournée con Fiorella Mannoia, Francesco De Gregori e Ron, che diventa un cd e un dvd, In tour. ‘Passi d’autore ‘(2004) è forse il più ambizioso dei suoi progetti, tra omaggi a Che Guevara, Django Reinhardt e Maradona, tra world music e il richiamo ai madrigali di Gesualdo da Venosa. ‘Iguana cafè’ (2005) è una sintesi, spiega il sottotitolo, di ‘Latin blues e melodie’ che riprende ‘It’s now or never’, ovvero ”O sole mio’.

Con ‘Il mio nome è Pino Daniele e vivo qui’ (2007) ritrova Tony Esposito e prepara la strada al triplo cd antologico con inediti ‘Ricomincio da 30’, che cita Troisi e riforma il supergruppo (Tullio De Piscopo, James Senese, Tony Esposito, Rino Zurzolo e JoeAmoruso) con l’aggiunta di Chiara Civello e Al di Meola. L’8 luglio il gruppo espugna di nuovo piazza del Plebiscito, ma stavolta ci sono pure Giorgia, Irene Grandi, Avion Travel, Nino D’Angelo, Gigi D’Alessio.

Sono storia recente Electric jam del 2009 e Boogie boogie man dell’anno successivo. Infine, il trionfo di Nero a metà, con sessanta musicisti e gli amici di ieri e di oggi, riuniti a settembre scorso all’Arena per celebrare un’avventura lunga oltre trent’anni, iniziata tra i vicoli del centro storico di Napoli per approdare sulla scena mondiale.

Pino Daniele lascia 5 figli: i più grandi Alessandro e Cristina, nati dal suo matrimonio con Dorina Giangrande e i più piccoli Sara, Sofia e Francesco, nati dalle nozze con Sofia Sciabarrasi, dalla quale si stava separando.

I funerali del cantautore napoletano si svolgeranno mercoledì 7 gennaio, come informa il manager Ferdinando Salzano, all’interno della Chiesa del Divino Amore.


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