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Affitti a Roma, è boom di contratti agevolati: oltre 14mila nuove stipule nei primi tre mesi del 2026. Ma i prezzi continuano a salire

A certificarlo sono i dati ufficiali dell'Agenzia delle Entrate relativi al primo trimestre del 2026 (periodo gennaio-marzo)

Nonostante la morsa degli affitti turistici brevi che continua a sottrarre appartamenti al mercato residenziale di lungo periodo, la locazione tradizionale a Roma non solo non arretra, ma fa registrare volumi record.

A certificarlo sono i dati ufficiali dell’Agenzia delle Entrate relativi al primo trimestre del 2026 (periodo gennaio-marzo): nella Capitale sono stati registrati oltre 14mila nuovi contratti di locazione, segnando un balzo in avanti superiore al 7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

La vera notizia, tuttavia, risiede nella profonda metamorfosi delle tipologie contrattuali scelte dai romani e dai nuovi arrivati.

Se l’affitto a canone libero (il classico 4+4) mostra una crescita asfittica, si assiste a un vero e proprio boom delle formule alternative, nate per calmierare i prezzi ma ormai travolte anch’esse da un’inarrestabile spirale di rincari.

La Mappa del Nuovo Mercato: Vince il Canone Concordato

La spinta principale all’allargamento del mercato arriva dalle famiglie e dai lavoratori temporanei che cercano di aggirare i prezzi stratosferici del mercato libero.

La formula del canone concordato (i contratti 3+2) è diventata a tutti gli effetti la quota maggioritaria e la prima scelta nelle nuove stipule a Roma.

Accanto al 3+2, l’altro grande motore è rappresentato dai contratti transitori e da quelli specifici per gli studenti universitari fuori sede. Roma si conferma un magnete per la popolazione studentesca e per i giovani professionisti: crescono in modo simmetrico sia i contratti legati alla locazione di interi appartamenti sia quelli frazionati, ossia relativi alle singole stanze, prediletti da chi deve dividere le spese fisse.

Il Paradosso di Roma: Più Contratti ma Meno Accessibilità

Dietro l’apparente vitalità del settore si nasconde però un paradosso economico che preoccupa fortemente le associazioni degli inquilini e gli esperti di politiche abitative.

L’aumento del numero di contratti registrati non ha infatti raffreddato i prezzi. Al contrario, il valore complessivo dei canoni dichiarati all’Agenzia delle Entrate è aumentato sensibilmente.

I rincari colpiscono ormai quasi tutte le categorie, stanze per studenti comprese, erodendo fette consistenti dei bilanci delle famiglie e dei giovani fuori sede.

L’utilizzo massiccio del canone concordato (che sconta la cedolare secca agevolata al 10% per i proprietari) non basta più a garantire una reale sostenibilità: la domanda è talmente alta che i massimali previsti dagli accordi territoriali vengono agganciati sempre ai livelli più alti consentiti dalle tabelle comunali.

Trovare una casa a prezzi accessibili all’interno dell’anello ferroviario rimane una delle sfide più complesse della vita cittadina, costringendo una fetta sempre più ampia di popolazione a spostarsi verso i nodi di scambio delle periferie più estreme.

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