

A Roma e provincia tiene bene la crisi e Alemanno lancia il primo 'mercato contadino'. Coldiretti: settore sano. Tibaldi (Ass. Lavoro – Lazio): attenzione lavoro nero
Aprirà i battenti il 15 maggio prossimo il primo farmer market – o “mercato contadino” – della capitale. Lo ha annunciato il sindaco Gianni Alemanno (30 aprile 2009) a margine della conferenza della Coldiretti. “Sara’ gestito – ha detto – dalla stessa Coldiretti e nascerà al [ex] mercato del pesce, lì dove doveva andare Valentino”. Inizialmente infatti v’era il progetto di costruire un museo della moda pluriculturale proprio nell’area del mercato di Via di San Teodoro, al quale però, nel gennaio scorso, lo stilista Valentino non ha voluto aderire mandando a monte l’affare. Oggi quell’area servirà per ben altri scopi: “sarà una grandissima vetrina della realtà agricola” del territorio – conclude il primo cittadino –, cui ”vogliamo concedere più spazio e più reddito”.
I mercati contadini infatti sono strutture dedicate perlopiù ai piccoli produttori. Spesso sono soprannominati “mercati senza mercanti” proprio perché il passaggio intermedio – caratterizzato dal lavoro dei distributori all’ingrosso e di quelli al dettaglio – è assente, e per i cittadini è possibile acquistare così a prezzi abbastanza ridotti rispetto al mercato. Inoltre i farmer market premiano le tecniche di coltivazione biologica, le produzioni tipiche, la stagionalità ma soprattutto fanno da volano per la valorizzazione delle territorialità, come i piccolissimi produttori (chi coltiva esclusivamente per l’autoconsumo, ma può avere eccedenze da piazzare sul mercato) e i produttori d’eccellenza (che trattano le cosiddette produzioni pregiate). Da non dimenticare infine il carattere fortemente “umano” dei mercati contadini: luoghi di incontro, dialogo e convivialità, dove tra una chiacchiera e l’altro si può stuzzicare qualcosa e bere un bicchiere di vino. In questo modo il mercato ritorna ad assumere quel ruolo di antico aggregatore sociale che, purtroppo, i grandi alimentari e gli ipermercati sorti nei giganteschi complessi commerciali di oggi hanno sacrificato.
Riscoprire dunque il grande ruolo dell’agricoltura, questo il messaggio lanciato ai giovani. Sebbene, infatti, sia un mercato che ha dato prova di eccezionale vitalità – rispondendo con robustezza ed energia alla tempesta economica che si è abbattuta sull’Occidente in questi mesi –, ancora non riesce a riscuotere successo da parte delle giovani generazioni, troppo spesso accalappiate dal mondo del terziario avanzato (informatica, consulenza, analisi, marketing, comunicazione, ecc). Spesso condizionati dai modelli culturali veicolati soprattutto dal cinema e dalla televisione, sono pochi i ragazzi che considerano l’agricoltura una possibilità effettiva di realizzazione professionale, preferendo di gran lunga la carriera dei cosiddetti “colletti bianchi” – settori che, invece, hanno dimostrato di essere i più vulnerabili alle intemperie economico-finanziarie, garantendo meno stabilità.
È importante allora tener presente che l’area urbana e provinciale di Roma è il territorio agricolo più grande d’Europa. Con i suoi 290mila ettari di area boschiva e agraria, Comune e Provincia dedicano un terzo del terreno totale all’agricoltura, con più di 600 aziende impegnate nel settore. Aspetto sconosciuto ai più, ma che può rappresentare una vera rampa di (ri)lancio dell’economia e dare un futuro a centinaia di giovani che, messi da parte i pregiudizi, decidono di investire il proprio futuro nel primario. Secondo i dati dell’Istat (aggiornati alla metà del 2008) il settore agricolo del Centro Italia ha registrato un tasso di crescita dell’occupazione pari a +3,8% – contro il +1,4% del Nord e il -0,2% del Mezzogiorno –. Tasso di attività (+2,3%) e incremento di forza lavoro (+4,4%) dimostrano invece le tendenze di crescita strategica del settore nel territorio. Dati che, se confrontati con gli altri settori, rappresentano una vera e propria miniera d’oro per chi sente di avere buona volontà e idee.
L’agricoltura è un mercato sano, “vero e concreto”, sostiene il presidente della Coldiretti, Sergio Marini. Due sono i problemi da affrontare, secondo la federazione agricola, il primo “è determinato dal suo basso potere contrattuale”, sottolinea Marini, mentre il secondo è che “per ogni prodotto agricolo realizzato nei campi o negli allevamenti situati in Italia, si sviluppa un Made in Italy alimentare cinque volte più grande tra contraffazioni e imitazioni”. È per questo che la Coldiretti ha deciso di lanciare il progetto di un “grande sistema agroalimentare che premi i produttori e offra ai consumatori prodotti di qualità e a un prezzo giusto”. Una filiera rigorosamente italiana perché, continua Sergio Marini, “tutti i processi devono avvenire in Italia, dalla produzione alla trasformazione”.
Ma secondo l’Assessorato al Lavoro, Pari opportunità e Politiche giovanili della Regione Lazio, presieduto da Alessandra Tibaldi, l’agricoltura (insieme all’edilizia) sono i settori più colpiti dal lavoro nero. Non bisogna quindi dimenticare questo aspetto che la crisi ha purtroppo accentuato. È per questo che “la regione Lazio – ha dichiarato l’assessore Tibaldi il 30 aprile scorso – avvierà a giorni, d’intesa con la Prefettura di Roma e con gli altri enti ispettivi, un intenso programma di verifiche, a partire dai settori che oggi appaiono più permeabili a questi rischi”.
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