Al via la musealizzazione delle terrecotte arcaiche del 530 a.C. di Cori

Recuperate anche da Oxford e Basilea. Con 230 pezzi di materiali architettonici fittili arcaici è il più grosso nucleo di questo tipo in Italia
di Franco Leggeri - 4 Febbraio 2010

Al via il procedimento di restauro, ricomposizione e allestimento, presso il Museo della Città e del Territorio di Cori (Latina), di un complesso di terrecotte architettoniche arcaiche del 530 a.C..

La musealizzazione di questi reperti acquista maggiore rilevanza anche alla luce della loro storia recente: clandestinamente scavate alla fine degli anni ’60 in località Caprifico, nel territorio di Cisterna di Latina, furono illegalmente esportate in Svizzera all’inizio degli anni ’70.
Quindi furono smembrate e vendute in diversi paesi europei e negli Stati Uniti dove entrarono a far parte di varie collezioni pubbliche e private.
Sin dalla fine degli anni ’90 il Direttore scientifico del Museo della Città e del Territorio di Cori, Prof. Domenico Palombi dell’Università di Roma La Sapienza, ha avviato una serie di contatti internazionali al fine di includere almeno una parte di questi importanti materiali nel percorso espositivo del Museo: le ricerche si rivolsero all’Ashmolean Museum di Oxford che ne custodiva il nucleo meglio noto. La proficua collaborazione scientifica ed istituzionale tra Cori ed Oxford ha consentito, nel 2005, il rientro in Italia di circa 80 pezzi prontamente restaurati ed esposti nel Museo di Cori, ma l’approfondimento delle ricerche ha condotto all’individuazione di un altro importante nucleo presso il Museo di Arte Antica di Basilea.
La Direzione di tale Museo ha accolto l’invito del Museo di Cori a ricontestualizzare i frammenti custoditi a Basilea e a riunirli con quelli di Oxford: in questo modo si è giunti alla restituzione all’Italia di altri 137 frammenti entrati a far parte del Museo che ad oggi conta complessivamente oltre 230 pezzi, rappresentando il più grande nucleo di materiali architettonici fittili arcaici di questo tipo in Italia.

Si tratta di lastre figurate con cortei e corse di cavalieri e carri che decoravano il tetto di un grande tempio, sito appunto in località Caprifico, dove è probabilmente da identificare la scomparsa città di Pometia, distrutta da Tarquinio il Superbo.

Già da questa settimana sono al lavoro nelle sale del Museo di Cori alcuni dei massimi esperti in materia: Patricia Lulof dell’Università di Amesterdam, Nancy Winter dell’American Accademy of Athens e Natacha Lubtchansky dell’Università di Tours.

Il Sindaco di Cori, Dott. Tommaso Conti, ha dichiarato: "Si tratta di un evento fondamentale per la nostra città perché con questo ritrovamento e futuro allestimento si amplia ulteriormente la sfera territoriale dell’offerta artistica del nostro Museo al di là dei ristretti confini locali e nazionali".


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