Amori sospesi, concerto al Mausoleo di Cecilia Metella

Con il trio che unisce il clarinettista Gabriele Mirabassi, il chitarrista Nando di Modugno e il bassista Pierluigi Balducci

Venerdì 10 luglio (ore 21.15 – ingresso gratuito) al Mausoleo di Cecilia Metella in via Appia Antica a Roma nell’ambito della rassegna “ArcheoJazz 2015”, appuntamento con il concerto di presentazione di Amori sospesi, il titolo del disco che riunisce il clarinettista Gabriele Mirabassi, considerato uno dei più importanti esponenti europei del suo strumento, il chitarrista Nando Di Modugno, uno dei pochi a eccellere sia nella musica classica che nel jazz, e Pierluigi Balducci, bassista tra i più attivi ed apprezzati del jazz italiano.

AmoriSospesiAmori Sospesi è un progetto magico, in viaggio dalla Patagonia a Rio de Janeiro, caratterizzato dall’intersecarsi di jazz, folklore ed echi della tradizione classica. Il disco è prodotto dall’etichetta salentina Dodicilune, disponibile in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, e promosso con il sostegno di Puglia Sounds Record 2015.

Il disco – che ospita anche le voci della cantante brasiliana Monica Salmaso e di Cristina Renzetti – contiene, oltre ad alcuni brani inediti dei tre musicisti, “Minuano” di Pat Metheny e Lyle Mays, “En la orilla del mundo” di Martìn Rojas e Pablo Milanés, “Choro Dançado” di Maria Schneider, “I girasoli” di Henry Mancini. Musica quale crocevia di popoli e culture, terra di accoglienza ante litteram, vero e proprio luogo dell’anima, Terrànima: ne è simbolo il concetto di questo disco. Storie spezzate e forse non ricomponibili, distacchi dolorosi ed eterni, nell’attesa di un nòstos, di un rico ngiungimento affettivo, alla terra, alla famiglia, che nessuno dei migranti, di ogni latitudine ed epoca, sa se e quando avverrà. Senza perdere tuttavia la speranza che la sospensione dell’amore (forse) perduto alimenta. In questo senso forse vano di sospensione, che però non è perdita, aleggia una musica che scava nel territorio e nelle sue melodie ancestrali, ma raffinate; un territorio che è sulla “Orilla del Mundo”, sul bordo, sul confine del mondo, oltre il quale può esserci il nulla, ma forse anche un futuro migliore.

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