Aperilibro “Achille Serrao”, all’Atelier Cento Due: incontro con il Poeta attraverso i suoi versi e i ricordi di chi lo ha conosciuto ed amato

Intervista a Paula Gallardo Serrao

Il 12 aprile 2017, all’Atelier Cento Due, nella nuova sede di via Francesco Laparelli 100, a Torpignattara, si è tenuta la presentazione, organizzata dal Centro Studi A, Serrao e dall’associazione Periferie, dell’Aperilibro (Edizioni Cofine) dedicato all’opera poetica in italiano e in dialetto campano di Achille Serrao (Roma 1936-2012).

L’evento, costruito per dare spazio alla contaminazione tra musica, poesia e condivisione, come era nello spirito stesso dell’Autore, ha visto l’alternarsi di emozioni suscitate dai diversi momenti di partecipazione, dalla lettura dei suoi versi declamati da voci che hanno avuto con Serrao legami di sangue o di amicizia profonda, alle suggestioni musicali dei cori Nuovo Coro Popolare e Coro Multietnico Romolo Balzani, (diretto da Roxana Ene, direttrice artistica Sara Modigliani) che si intrecciavano ai versi come fossero la loro colonna sonora e nello stesso tempo completamento del messaggio artistico di Serrao, per il quale musica e cultura popolare erano motivi di ispirazione e fine delle sue opere.

Le congiunzione naturale tra pubblico e Poeta è stata Paula Gallardo Serrao, vedova di Achille, e madre della loro bambina Maria e tutt’uno con lui nel modo di concepire l’arte. Compositrice e musicista, Paula ha diretto il Nuovo Coro Popolare e ha regalato alla platea appassionati ricordi di Serrao, sempre incentrati sul suo impegno artistico e sul lavoro che ha portato avanti negli anni, dalla direzione del Centro di Documentazione della poesia dialettale “Vincenzo Scarpellino” e della rivista “Periferie”, alla promozione dei premi letterari “Ischitella” e “Scarpellino”, allo studio dei poeti stranieri e dialettali.

Perché Serrao è stato un Poeta generoso e rispettoso del lavoro altrui, che intendeva la poesia come ricerca e cura maniacale del verso, come espressione di un’interiorità che poteva essere resa al massimo nel proprio dialetto natio, il caivanese (un dialetto diverso dal napoletano), intendendo il dialetto come difesa di quella tradizione che non va persa, anzi, va tramandata, donata agli altri e nello stesso tempo presa dagli altri. Per questo Achille non ha mai messo da parte la lettura degli altri poeti e non ha mai scoraggiato vocazioni letterarie nei giovani, cercando di spingere verso il confronto e la comprensione che la poesia è attesa e riflessione più che impulsività.

I suoi scritti si dividono tra dialettali, italiani e anche alcune versioni in lingua spagnola, complice la latinità della moglie Paula. La sua volontà di diffondere la cultura della poesia, lo spirito popolare, l’esaltazione delle periferie come luoghi di tradizioni e di vissuti genuini, gli ha fatto scegliere un amico e poeta per proseguirne gli impegni con i Premi, il Centro Studi e le ricerche letterarie: Vincenzo Luciani.

Quest’ultimo ha introdotto la lettura dei versi di Serrao, insieme al critico letterario e nipote di Serrao, Gabriele Scalessa, per connettere con il mondo dell’autore, così “Post meridiem”,  “Nu tiempo c’è stato”, “Primma ca saglie ‘a luna”, “Ducezza cimmarella”, “ ‘A Luna”,  “Comm’era”,  “’E ccose”, diventavano familiari, parlavano di sensazioni conosciute e facevano sentire parte di quel mondo.

È stato lo stesso Luciani a lasciare di Serrao l’immagine di un attento osservatore delle cose e delle persone, che sapeva interiorizzarne gli aspetti più puri e farne versi di umanità e saggezza, che riusciva a commuovere fino alle lacrime quando esternava, nelle sue costruzioni, sentimenti personali verso la figlia (“Natale, per Maria” Marzo 2012), verso la moglie (“La Soglia” per Paula, Agosto 2006), verso la casa che li aveva visti passare giorni sereni d’amicizia (“A casarella ‘e Vincenzino”, 2005).

I testi in dialetto e in italiano del poeta sono stati letti da Vincenzo Luciani, Paula Gallardo, Carmela Serrao, sorella di Achille. Maria Incollingo e da alcune componenti del Nuovo Coro Popolare.

Le letture si sono fuse con canti della tradizione popolare italiana e con quelli provenienti da alte nazioni comunitarie ed extracomunitarie, creando una suggestiva atmosfera.

Intervista a Paula Gallardo Serrao

Proprio partendo dalla poesia per la figlia, “Natale per Maria”, Paula Gallardo Serrao ci ha raccontato chi è stato Achille Serrao, visto attraverso i suoi occhi:” la cosa che ho visto in Achille, nella quale io mi riflettevo nel mio umile modo di essere, era nel lavoro che c’era nella costruzione della poesia. La poesia non era la Musa che scendeva, era lo stesso percorso che io avevo fatto al conservatorio studiando composizione, con il mio maestro, che diceva appunto che bisognava costruire, ecco io questo lo vedevo in lui nella poesia. Achille era grande, io lo vedevo su un piedistallo, lo ammiravo da sotto, ma mi riconoscevo in questa sua ricerca, in questo suo partire da una frase, magari da un momento di ispirazione, però poi la parola o il verso venivano lavorati, venivano assaporati, venivano cambiati per provare se in altre varianti la stessa frase potesse funzionare. Costruiva ogni verso così. Credo che sia anche quello che vedono in lui gli addetti ai lavori, questo suo costruire e penso anche che questo sia ciò che dà spessore e rilevanza alle sue poesie. Quello che ci è rimasto a casa sono tutti i suoi fogli scritti a mano, dove ci sono le stesse poesie scritte, riscritte, ripulite, riproposte, ci potevano essere anche venti versioni della stessa poesia e solo una era quella che poi avrebbe accettato come definitiva. La cosa bella ed emozionante era proprio quando lui finiva la poesia, allora la copiava sul computer perché la mandava a tutti gli amici poeti e critici fidati per avere il loro riscontro. Io a volte gli dicevo che non aveva bisogno di quell’approvazione, ma lui aveva bisogno del commento, del riscontro degli atri e magari proprio un commento degli altri faceva sì che rivedesse ancora una volta la poesia per perfezionarla ancora.

La cosa inoltre che Achille diceva sempre era che la poesia nasceva dal dolore del poeta, quindi era sicuramente una catarsi per se stesso, era un bisogno personale di esprimersi, ma sicuramente la ricerca dell’opinione degli altri denota anche la volontà di condividere con gli altri quegli stessi stati d’animo. Achille non aveva bisogno della fama e delle lodi degli altri, ma voleva comunicare, voleva sentirsi in contatto con gli altri, sentiva un filo che lo legava sempre alle altre persone.

Aveva un’umiltà profonda che non lo portava a promuoversi ed io, anche se ho ricoperto un ruolo in proporzione molto piccolo nella sua vita artistica, mi sono resa conto di questo e con gli eventi a lui dedicati, con l’attività del Centro Studi che portiamo avanti con le  nostre forze, desidero farlo conoscere e far arrivare alle persone la sua poesia e poi c’è anche un motivo personale, per me e per Maria, per cui faccio tutto questo, tenerlo vivo, tenerlo con noi. Ci tengo a dire anche con queste iniziative come quella di oggi si porta avanti anche la sua volontà di diffondere la cultura popolare e delle periferie. Invitare il coro Romolo Balzani è stato importante proprio perché rappresenta quello in cui Achille credeva”.

Infine non abbiamo voluto perdere l’occasione di conoscere da Paula, come sia la vita di due artisti che condividano sentimenti e passione: “Per me la mia arte fa parte della mia vita, come mangiare e come respirare e per Achille era la stessa cosa. Una delle cose più belle di stare con Achille era che non c’era bisogno di dirsi quando uno aveva bisogno di fare la propria arte perché ognuno si accorgeva per l’altro quanto fosse vitale stare nel proprio lavoro, perciò quando uno si voleva isolare non c’erano malintesi.

A vicenda ci agevolavamo in tutto quello che dovevamo fare. Certo, è normale che ci fosse bisogno di fare quelle cose ovvie che si fanno in casa, come lavare i piatti, ma non c’erano mai malintesi o pretese. Ci capivamo perché per entrambi l’arte era l’elemento fondamentale della propria vita”.

 

Le foto sono di Aldo Zaino e Vittorio Tallarico

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