Aperture domenicali e festive, un provvedimento a danno del piccolo commercio

Lo scellerato calendario recentemente varato metterà in ulteriore difficoltà i già vessati piccoli imprenditori e i loro collaboratori
Riceviamo e pubblichiamo - 1 Novembre 2008

Alfonso Rossetti

Egregio Direttore,
Le scrivo nella duplice veste di giovane imprenditore e eletto nel PdL nel consiglio del Municipo VII del Comune di Roma.
La prima attività, derivatami dai sacrifici e dall’ingegno dei miei genitori, costituisce la mia principale occupazione. La seconda, mi definisco da sempre un ‘prestato alla politica’, è una passione che coltivo con impegno e, immodestamente, con eccellenti risultati. Sono alla mia terza consiliatura e nella ultima consultazione del 29 aprile ho conseguito il maggior numero di preferenze fra tutti gli eletti del Municipio VII del Comune di Roma, ottendendo il non trascurabile risultato di 962 voti personali. Da quando è stata introdotta la preferenza unica nei Municipi mi pare costituisca il record per il nostro Municipio.
Non saprei tuttavia dirLe se nelle osservazioni che andrò a fare prevarrà la prima o la seconda veste. Ma andiamo con ordine.

Recentemente l’Assessorato al Commercio ed alle attività produttive del Comune di Roma ha inteso aumentare, ulteriormente, i giorni di apertura delle attività commerciali nell’arco dell’anno. Sono state liberalizzate, o lo saranno a breve, le cosidette feste ‘comandate’ -che sono, giova ricordarlo, solo 12, 13 se conteggiamo il 29 giugno festa dei santi Patroni di Roma- e le domeniche anche per i primi tre mesi dell’anno nei quali era invece obbligatoria la chiusura.
Con questo provvedimento Roma consolida il singolare primato, che già deteneva, di Capitale più ‘aperta’ d’Europa!
Stamattina, con sommo piacere, ho potuto però osservare che i commercianti del VII Municipio hanno rigettato al mittente la demenziale proposta che gli arrivava dall’Assessorato tenendo abbassate le saracinesche dei proprii negozi.

Fresco Market
Fresco Market

Qual è dunque il punto?
Il punto è che il piccolo commercio, quello che, piaccia o no, tiene ‘vivo’ il territorio, non ha supportato questa sorta di ‘suicidio assistito’ al quale il Comune di Roma vorrebbe sottoporlo.
Il piccolo commercio ha bisogno di ben altre risposte che le aperture domenicali e festive che favoriscono solo la grande distribuzione ed i centri commerciali.
Il piccolo commercio ha bisogno di una più efficace lotta all’abusivismo commerciale, fenomeno che genera danni che gravano interamente sulle già fiaccate spalle delle piccole attività commerciali.
Il piccolo commercio ha bisogno di un maggior rispetto delle regole alle quali sembra debbano soggiacere solo le piccole realtà commerciali.
Il piccolo commercio ha bisogno di urgenti provvedimenti di sgravi fiscali, anche di carattere comunale come le OSP, ad esempio.
Il piccolo commercio, in un momento di gravissima crisi finaziaria nazionale ed internazionale che si riflette, fatalmente, sul calo dei consumi, ha bisogno, in una parola, di sostegno e non di provvedimenti penalizzanti.

Con questo provvedimento non si è tenuto in alcun conto delle esigenze dei piccoli commericanti i quali sono costretti a ‘rincorrere’ lo scellerato calendario lavorativo partorito dall’Assessorato. E non si è tenuto in alcun conto delle esigenze delle commesse e dei commessi, numerosamente impiegati in questo delicatissimo, ma vitale, segmento della vita economica della nostra città.
Ed è singolare che in un momento in cui tanto si parla, da più tribune, di ‘sostegno alle famiglie’ si adottino proveddimenti che sembrano mirare, paradossalmente!, a minare le fondamenta delle famiglie stesse.
A chi dovrebbero affidare i proprii figli le tante comesse e commessi che le domeniche ed i festivi saranno costretti a lavorare quando le scuole dell’infanzia ed elementari il sabato, la domenica ed i festivi sono chiuse?
E non parliamo dei genitori separati che hanno nella domenica il solo giorno a settimana, quando non ogni quindici giorni!, per vedere il proprio figlio o figli.
Lo scellerato calendario recentemente varato metterà in ulteriore difficoltà i già vessati piccoli imprenditori e i loro collaboratori.
Li vessa a tal punto che le saracinesche si abbassano, senza più rialzarsi, sempre più numerose.
Il piccolo commercio rappresenta sempre di più l’ultimo baluardo contro la desertificazione dei quartieri eppure all’Assessorato nessuno sembra curarsene.

Qualcuno potrà contrapporre le esigenze, sacrosante, dei consumatori. Sta bene.
Ma una offerta commerciale di sei giorni a settimana per una media giornaliera che varia dalle otto alle tredici ore quotidiane (sic!) non cosituisce una amplissima possibiltà di scelta? Sei giorni a settimana non Le sembrano sufficienti per lo shopping?
Aumentando a 365 giorni l’anno le aperture degli esercizi commerciali, dagli oltre 302/305 attuali, le scarse risorse econoniche dei consumatori aumenteranno d’incanto di pari passo con le aperture?
Non di meno, ad esempio, nella scelta degli alimentari, occorre ricordare che il 95% della spesa è costituita da prodotti che solitamente si conservano in frigo o sono prodotti a ‘lunga conservazione’. Come dire che la stragrande maggioranza dei prodotti possono essere conservati tranquillamente in frigo e consumati al bisogno.

Potrei scomodare il significato religioso della domenica e dei festivi che, in Italia, per quanto si continui a considerare il nostro Paese laico ne rappresentano la maggior parte, ma bypasso su questo tema. A tal proposito rimando ad una recentissima intervista rilasciata da Monsignor Tettamanzi.
Potrei ricordare che tanto si fa per combattere il traffico e l’inquinamento cittadino, vere piaghe della nostra città, e per contro si intasano le strade a ridosso delle grandi strutture commerciali anche le domeniche ed i giorni festivi.
Potrei citare una delle indagini che ci spiegano che per ogni posto di lavoro creato dalla grande distribuzione e dai centri commerciali se ne perdono sei/sette nel piccolo commercio, ma bypasso anche su questo.
Potrei chiedere, altresì, se sia più ‘indispensabile’ fare shopping la domenica ed i festivi o trovare aperte, ad esempio, banche ed uffici postali. Perchè nessuno si pone questa domanda? Forse il riposo degli impiegati di banche ed uffici postali è più prezioso di quello delle commesse e dei commessi di un negozio?

Sì potrà eccepire che Roma è però, per fortuna, una grande città a forte vocazione turistica.
Vero. Ma allora non si poteva, più intelligentemente, ‘restringere’ il provvedimento al solo centro storico e ad Ostia (limitatamente al periodo estivo), luoghi nei quali -ragionevolmente – si concentra la totalità dei turisti?
C’è una qualche ragione, che evidentemente ci sfugge, che giustifichi l’estensione del provvedimento ‘aperturista’ anche alle periferie? Quali ‘interessi’ si intende tutelare (privilegiare)?

La ‘favola’ che nelle grandi Capitali europee i negozi la domenica sono aperti è, per l’appunto, una cosidetta leggenda metropolitana. In Germania, non certo nel Burundi, con tutto il rispetto per quest’ultimo!, addirittura, i negozi, grandi e piccoli, la domenica ed i festivi sono chiusi. Basta verificare!
Abbiamo atteso quindici anni per veder mutare l’amministrazione capitolina, ma il piccolo commercio si sente addirittura più trascurato di quanto lo fosse prima.

Ci si aspettava, dal nuovo Assessorato e dal Sindaco Alemanno, un segno di discontinuità col passato ed invece dobbiamo incassare un peggioramento (era davvero difficile prevedere tanto) dello status.
Auspichiamo un repentino ripensamento da parte dell’Assessorato e del Sindaco di Roma o sarà battaglia.
Lo dico da imprenditore e da eletto nel PdL.

Grazie per l’ospitalità.

Alfonso Rossetti


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