Arrestati 5 tombaroli e scoperti due edifici sacri e una villa romana

Con l’operazione Valerio Massimo la Guardia di Finanza di Roma scopre scavi abusivi di importante rilevanza storica a Cineto Romano
di Serenella Napolitano - 31 Maggio 2012

Operazione “Valerio Massimo” (il console che fece della via Tiburtina una strada consolare) questo il nome dato alle indagini, condotte dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria Roma, che sono state avviate grazie ad una mirata attività di intelligence e di controllo del territorio che ha permesso di individuare nel Comune di Cineto Romano (RM), in prossimità dell’antica via Tiburtina Valeria, un sito presso il quale era stato abilmente occultato un sarcofago in marmo di età imperiale in procinto di essere trafugato.

Quasi 18.000 i reperti archeologici sequestrati, cinque persone segnalate alle Procure della Repubblica di Roma e Tivoli per i reati previsti dal "Codice Urbani", scoperta una villa di età romana, una necropoli imperiale ed un santuario del popolo Equo in località Cineto Romano (RM).

Le investigazioni successive al sequestro della cassa sepolcrale hanno consentito alle Fiamme Gialle di identificare in un primo momento tre soggetti ritenuti responsabili degli scavi abusivi i quali, avevano già trafugato numerosissimi reperti (steli epigrafe, segnacoli funerari, cippi miliari del sistema viario consolare) provenienti dalla Statio ad Lamnas, antico centro equo e poi romano posto a ridosso della Valle dell’Aniene.

Le indagini sono poi proseguite attraverso l’elaborazione e l’interpretazione di una serie di appunti contenuti in agende e taccuini sequestrati agli indagati, fino a ricostruire una vera e propria “mappa del saccheggio”. Seguendo quest’ultima i finanzieri sono arrivati all’area dello scavo clandestino, che aveva già portato alla luce le prime testimonianze di una necropoli di età imperiale, di una villa rustica romana con annesso ambiente per la produzione e conservazione di derrate e di un santuario equo con cinta muraria, tutti situati nell’agro del Comune di Cineto Romano e sconosciuti fino a quel momento alla comunità accademica.
I siti sono quindi stati oggetto di specifici scavi scientifici ad opera della Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio ed hanno consentito di restituire alla pubblica fruizione importanti testimonianze delle civiltà equa e romana.


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