Categorie: Cronaca
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Autista aggredita da una quarantina di immigrati mentre era in servizio

Esplode la rabbia dei cittadini. Marino: manteniamo la calma

Un altro episodio di violenza si è scatenato a Roma ai danni di un’autista dell’Atac, una donna questa volta. Si tratta di Elisa, 33 anni, aggredita sabato 20 settembre, intorno alle 19.30, a bordo della vettura che guidava nella periferia est della Capitale. Il bus in questione, lo 042 che collega Lunghezza a Corcolle, è stato preso d’assalto da una quarantina di immigrati che hanno minacciato di morte la donna con bottiglie di vetro e sassi con i quali hanno, poi, distrutto buona parte del mezzo.

La donna è riuscita ad impedire agli uomini di salire perchè nel momento in cui essi si sono un pò sparpagliati si è creato un varco per la fuga. “Me la sono vista brutta, ho avuto paura, e andrò al pronto soccorso.” Ha dichiarato ancora sotto shock l’autista. “Perché non avevo una vettura blindata considerata la zona e l’ora?».

IMMIGRATILa donna è ora ricoverata per accertamenti all’ospedale di Subiaco. Ieri un altro lancio di sassi contro un autobus a Corcolle: la linea 508. Alla guida sempre una donna.

Il Sindaco Marino ha espresso solidarietà nei confronti delle ragazza aggredite  e ha invitato, contemporaneamente, i cittadini a mantenere la calma e a non farsi  travolgere da sentimenti xenofobi.

Nonostante queste parole i cittadini non riescono a non esprimere la loro frustrazione con manifestazioni ed episodi di giustizia fai da te.

Roma è cambiata negli anni. L’immigrazione è esplosa ma l’integrazione reale non c’è mai stata. A Piazza Vittorio Emanuele una folla di extracomunitari riempie il giardino, le strade sono affollate di gente, negozi e bancarelle nel pieno dell’attività. Le fermate di autobus e tram creano file di uomini e donne di ogni età e molti altri, in tutta fretta, si avviano verso la fermata metro non distante. Centinaia e centinaia di persone tra cui appena una decina di italiani. Hanno differenti nazionalità, parlano lingue diverse, hanno alle spalle svariate storie, molto spesso difficili, vite al limite che hanno trovato a Roma un porto sicuro. Un mix di culture e tradizioni che si intrecciano nelle vie della nostra città, un incontro che dovrebbe essere una risorsa importante in termini di crescita e civiltà se non fosse stato portato, ormai, all’esasperazione.

La multi etnicità di Roma è risaputa e l’aiuto fornito a uomini ambiziosi, pronti a darsi da fare, giunti qui in cerca di occupazione è anche riguardevole ma, come in tutte le situazioni fuori controllo, di questo passo si rischia di far esplodere il disagio di chi li accoglie.

La questione si complica poi se si tiene in considerazione che un gran numero degli stranieri ha come oggetto della propria attività qualcosa
di illecito, materiale molto spesso scambiato alla luce del sole senza alcuna restrizione o segnalazione, o, peggio ancora, si ritrova a vagare senza lavoro con una bottiglia di vetro in mano e ulteriore alcol in circolo.

Assimilabile alla realtà della zona di Vittorio Emanuele è la situazione nei dintorni della vicina Stazione Termini, sempre più palcoscenico di accesi diverbi tra stranieri connazionali per rivendicazioni territoriali o vecchi rancori riesumati dal passato. O ancora il ponte di Marconi, le zone di Ponte Mammolo, Romanina, Collatino, e così via.

Si parla di sentimenti di intolleranza senza mai scavare affondo nella questione e senza ascoltare i racconti di chi li vive tutti i giorni più da vicino. Si nega addirittura l’esistenza di un fenomeno dilagante, mentre gli italiani ritirano i propri figli dalle scuole pubbliche perchè ci sono “troppi stranieri”.

E allora caro Sindaco porte aperte sì, ma aperte a progetti, alla voglia di fare, all’onestà ma soprattutto all’inclusione sociale, non alla ghettizzazione.

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