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Cadavere nel rudere a San Basilio, svolta nelle indagini: la furia omicida dopo una lite

A poche ore dal ritrovamento del corpo, la Squadra Mobile ha fermato un uomo di nazionalità romena, che avrebbe confessato l’omicidio

Ha un nome la vittima del giallo di San Basilio, e anche un presunto responsabile. Si chiamava Denis Rabei, 37 anni, cittadino moldavo, l’uomo trovato senza vita sabato mattina all’interno di un rudere nell’area dell’ex campo di Tiro a Volo di via Giggi Spaducci.

A poche ore dal ritrovamento del corpo, la Squadra Mobile ha fermato un uomo di nazionalità romena, che avrebbe già confessato l’omicidio.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, non si tratterebbe di un regolamento di conti, ma di una lite degenerata in violenza estrema. I due, entrambi inseriti in contesti di marginalità e già noti alle forze dell’ordine per piccoli precedenti, si trovavano nel casolare quando sarebbe scoppiato un diverbio.

Alla base dello scontro, stando alla versione fornita dal fermato, ci sarebbero stati insulti rivolti alla sua famiglia. Da lì, la situazione sarebbe precipitata.

L’uomo avrebbe afferrato una spranga di ferro trovata sul posto e colpito ripetutamente la vittima, infierendo con violenza fino a causarne la morte.

Foto LaPresse

Il corpo di Denis Rabei è stato rinvenuto in condizioni compatibili con un’aggressione brutale, con ferite concentrate soprattutto alla testa e agli arti inferiori. Un quadro che ha indirizzato fin da subito le indagini verso l’ipotesi di un omicidio.

Determinante, per arrivare rapidamente a una svolta, è stato il lavoro degli agenti del commissariato San Basilio e della Squadra Mobile.

Il ritrovamento del passaporto addosso alla vittima ha consentito un’immediata identificazione. Da lì, gli investigatori hanno ricostruito la rete di contatti dell’uomo, arrivando in breve tempo al sospettato.

Rintracciato nel pomeriggio di sabato, l’uomo è stato portato in Questura, dove avrebbe ammesso le proprie responsabilità durante l’interrogatorio. Nei suoi confronti è stato disposto il fermo per omicidio volontario, con l’aggravante della violenza dei colpi inferti.

L’area di via Giggi Spaducci resta sotto sequestro, mentre proseguono gli accertamenti per chiarire ogni dettaglio della vicenda.

Gli inquirenti stanno verificando anche l’eventuale presenza di altre persone al momento del delitto o possibili responsabilità successive.


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