

Idraulici, elettricisti e serramentisti costretti a macinare fino a 35mila km l'anno, con spese fisse per i furgoni che sfiorano gli 8mila euro
Lasciare il centro di Roma per trasferirsi in periferia o nei comuni dell’hinterland, convinti di aver finalmente alleggerito il bilancio familiare grazie a un affitto più basso. Una scelta che per migliaia di artigiani e professionisti della Capitale rischia però di trasformarsi in un perfetto miraggio economico.
Perché se il costo del mattone diminuisce man mano che ci si allontana dalle Mura Aureliane, le spese vive per raggiungere quotidianamente clienti, cantieri e officine subiscono un’impennata verticale.
Il quadro emerge da uno studio dettagliato della CNA di Roma, che ha analizzato l’impatto economico della mobilità sui lavoratori autonomi. Una categoria – composta da elettricisti, idraulici, serramentisti e manutentori – per la quale il furgone o l’automobile non sono un semplice mezzo di trasporto, ma una vera e propria estensione dell’officina, impossibile da sostituire con i trasporti pubblici.
I numeri elaborati dall’associazione degli artigiani descrivono un travaso di risorse immediato. Una famiglia che decide di spostarsi nelle aree più esterne della città metropolitana riesce a risparmiare, in media, fino a 4.800 euro all’anno sul canone di locazione della casa.
La quotidianità su quattro ruote finisce però per erodere quasi la metà di questo tesoretto: tra carburante, usura del mezzo, manutenzione, polizze assicurative e parcheggi, le spese di mobilità assorbono circa 2.200 euro, riducendo il beneficio reale ad appena 2.600 euro annui.
Questo scollamento geografico tra il luogo in cui si risiede e quello in cui si produce sta innescando un pericoloso effetto collaterale sul mercato del lavoro romano.
Molte microimprese e botteghe storiche denunciano crescenti difficoltà nel reperire operai e tecnici, frenati dall’idea di dover affrontare ore di traffico sul Grande Raccordo Anulare e spese di viaggio insostenibili per raggiungere le commesse in centro.
Per questo la CNA lancia un appello al Campidoglio e alla Regione: serve una strategia integrata che metta insieme il piano casa (con alloggi a canone calmierato per i giovani) e il potenziamento dei collegamenti metropolitani.
A rendere il clima ancora più teso tra le piccole imprese è la scadenza del prossimo 1° luglio 2026.
Da quella data, infatti, entreranno in vigore le nuove regole tariffarie del Comune di Roma che imporranno il pagamento del permesso annuale d’accesso alla Ztl anche ai veicoli al 100% elettrici.
Una novità che suona come una beffa per le centinaia di artigiani che, negli ultimi anni, hanno investito pesantemente per rinnovare le proprie flotte aziendali in chiave green, acquistando furgoni a emissioni zero proprio per garantirsi l’accesso libero nel cuore della città.
«L’introduzione di questo nuovo balzello rischia di dare il colpo di grazia ai bilanci delle piccole attività – attacca la CNA, che chiede un tavolo di confronto urgente con il sindaco Gualtieri –. Chiediamo al Comune l’adozione immediata di deroghe tariffarie specifiche per tutti quegli artigiani e autonomi che utilizzano i mezzi elettrici non per diletto, ma per ragioni strettamente professionali».
La partita, per l’associazione, va oltre il costo del singolo contrassegno: se la Capitale costringe le sue forze produttive a restare fuori dai propri confini, a perdere non saranno solo i singoli lavoratori, ma l’intera efficienza e competitività dei servizi della città.
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