

Un’aggressione con punteruolo insanguina l'istituto romano. I sindacati della Penitenziaria denunciano il corto circuito normativo che tiene insieme ragazzini e venticinquenni
Un tempo concepiti come spazi di riabilitazione ed educazione, le carceri minorili si stanno inesorabilmente trasformando in polveriere pronte a esplodere.
L’ennesima conferma del tracollo della giustizia minorile arriva dall’Istituto Penale per i Minorenni (IPM) di Casal del Marmo, teatro nel fine settimana di una nuova pagina di violenza dettata dalla convivenza forzata tra giovanissimi e adulti che, per effetto delle norme vigenti, possono rimanere nelle strutture minori fino al compimento dei 25 anni.
L’ultimo grave episodio si è consumato durante la mattinata di ieri, intorno alle 11. Un detenuto maggiorenne di origine magrebina, figura già nota all’amministrazione per la sua condotta aggressiva, ha approfittato dell’ora di passeggio per scavalcare la recinzione del cortile interno.
Armato di un punteruolo rudimentale, si è scagliato con violenza contro un minorenne italiano che stava rientrando dai colloqui, colpendolo alla testa.
L’immediato e coraggioso intervento degli agenti della Polizia Penitenziaria ha impedito che la situazione degenerasse in tragedia, ma il prezzo pagato dal personale è alto: due poliziotti sono rimasti feriti. Un sovrintendente ha riportato una ferita profonda alla mano, mentre un giovane agente, in servizio nella struttura da pochi mesi, è stato colpito all’avambraccio.
Duro l’attacco dei sindacati di categoria. Dalla Fns Cisl Lazio viene sottolineata la precarietà strutturale dell’edificio: «È da tempo che segnaliamo la presenza di recinzioni troppo basse e le criticità estreme in cui gli agenti devono lavorare tutti i giorni. Non si può continuare ad aspettare che ci scappi il morto».
Attualmente la struttura ospita 43 reclusi (tra cui 9 donne), ma il vero fattore destabilizzante è il netto mutamento della demografia detentiva. Una fetta importante degli ospiti ha infatti già superato la maggiore età.
A mettere a nudo il cortocircuito è il Segretario Generale del SAPPE, Donato Capece, che indica chiaramente la radice del problema: «Il profilo dei ristretti è radicalmente cambiato. Oggi accogliamo ragazzi legati a contesti di criminalità organizzata e, a causa delle leggi attuali, adulti fino a 25 anni. Questa frammistione spezza qualsiasi equilibrio e vanifica i tentativi di recupero formativo per i reclusi più giovani. Per chi commette atti di violenza tra i maggiorenni, il passaggio nelle carceri per adulti deve essere immediato ed effettivo».
Come ricostruito dal rappresentante Massimo Costantini (Fns Cisl Lazio), l’aggressione con il punteruolo è solo l’ultimo anello di una catena di criticità che da un mese sta flagellando l’IPM romano. A peggiorare il quadro si aggiunge una profonda vacanza d’organico ai vertici della struttura.
Secondo quanto denunciato da Maurizio Somma, Segretario Nazionale del SAPPE Lazio, l’istituto avrebbe affrontato l’intera settimana privo sia del Direttore sia del Comandante di Reparto, affidando la gestione delle emergenze esclusivamente al Vice Comandante e a un funzionario.
«Nonostante ci si trovi di fronte a un contesto di totale paralisi e con un’ala dell’edificio resa inagibile dagli incendi – incalza Somma –, dall’amministrazione centrale continuano ad arrivare nuovi giunti come se la situazione fosse normale. Pretendiamo lo stop immediato dei trasferimenti in entrata e l’avvio urgente di interventi edilizi e organizzativi non più procrastinabili».
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