

Le istituzioni, la comunità bengalese e il quartiere si uniscono nel dolore mentre la Squadra Mobile cerca il latitante Hossain
Tre cassette di legno allineate sull’asfalto pedonale della piazza principale. Quella bianca, la più piccola, custodisce le spoglie della piccola Arowa, appena otto anni, la cui vita è stata spezzata dalla furia cieca di una mannaia il 26 giugno scorso all’interno dell’appartamento di via Montiglio.
Accanto a lei giacciono la madre, la trentottenne Hosne Jahan Momotaj, e il padre Kamal Uddin, 40 anni. In questo angolo di periferia romana, oltre duecento cittadini si sono fermati per fare scudo attorno all’unico superstite della carneficina: Amir Ayan, il figlio ventenne scampato alla tragedia.
Pietrificato da una sofferenza immane, Amir non ha trovato le parole per parlare. Dalla prima fila ha assistito in silenzio al rito funebre ufficiato dall’Imam Sami Salem della moschea di via della Magliana, per poi lasciarsi avvolgere dai mille abbracci di chi, in queste settimane di sgomento, ha scelto di non lasciarlo solo.
Tra i palazzi di Casalotti tutti ricordano con affetto papà Kamal, presente per anni all’ingresso del minimarket di zona con il suo sorriso sobrio mentre dava una mano ai residenti con la spesa.
Un tributo corale a cui hanno preso parte anche le rappresentanze civico-istituzionali. Per Roma Capitale è intervenuta l’assessora all’Ambiente del Municipio XIII, Cinzia Giardini, con indosso la fascia tricolore, affiancata dal consigliere municipale Carlo Mattia. Insieme a loro, i delegati del comitato rionale, gli esponenti della diplomazia e della comunità bengalese, e don Lulash Brrakay, parroco della chiesa di Santa Rita.
Conclusa la preghiera interreligiosa, l’Imam Salem ha rivolto uno sguardo smarrito alla bara della bimba: «Sei un’anima pura, la tua strada verso il paradiso è già tracciata». Poi, alzando il tono della voce, ha lanciato un ultimatum diretto a Shahadat Hossain, l’uomo in fuga braccato dagli agenti della Squadra Mobile guidati dal dirigente Roberto Giuseppe Pititto: «Fermati e consegnati. Chi compie un simile abominio deve rispondere davanti alle leggi e alla società».
A margine della cerimonia, il consigliere Mattia ha voluto spendere parole di profonda gratitudine per il ruolo delle donne all’interno del quartiere: «La figura di Kamal resterà viva nei nostri cuori, ma il nostro pensiero deve andare con pari forza a Hosne Jahan: una madre esemplare, un pilastro di questa comunità e un’amica preziosa per tantissime residenti».
Un riconoscimento esteso anche alla dignità della comunità bengalese, che chiedendo di celebrare le esequie all’aperto in piazza Ormea ha permesso all’intero quartiere di salutare un’ultima volta una famiglia spazzata via da un incubo ad occhi aperti.
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