Casilino 23. Storia di una Comunità – 11 – Parco Somaini, un’area storica e archeologica incompiuta

Di circa 33 ettari, è solo in parte pubblica, strappata alla cementificazione, tra via Romolo Lombardi, via dei Gordiani e viale della Primavera 

La vita del Parco Somaini, un’area prevalentemente privata, compresa nella sua estensione di circa 33 ettari, tra via Romolo Lombardi, via dei Gordiani, via Anagni, viale della Primavera, nel Municipio V, come la celebre sinfonia n. 8 del 1822 di Schubert è: incompiuta, sospesa tra luce e oscurità, che “esplora il dolore e l’amore”, cioè, la bellezza naturalista e storica dei vecchi casali, e l’abbandono, l’incuria, gli incendi e crolli, le periodiche occupazioni abusive e i sequestri giudiziari. 

Perché è denominato cosi? Non ci sono certificazioni documentali dell’origine del nome; sembrerebbe in onore dello scultore italiano di nome di battesimo: Francesco (1926-2005), ma, appunto, non si sa con certezza perché abbia quel nome. Possiamo solo riferirci a quanto scritto testualmente dalla fonte (dicembre 2020) dell’Ecomuseo Casilino: “Nel Parco è apprezzabile un casale di grandi dimensioni con almeno 3 corpi di fabbrica denominato Del Pecoraio o Somaini”.

Comunque la storia del Parco Somaini comincia dalla fine degli anni Novanta, in cui esso viene strappato alla cementificazione, prevista dalla variante di Piano Particolareggiato Casilino SDO, adottato nel 2002 e che continua dopo gli anni 2000. 

È una storia di proteste dei residenti, ambientalisti e di innumerevoli ordini del giorno delle istituzioni, con delibere, atti e interventi delle forze dell’ordine e della protezione civile, che hanno caratterizzato le sue vicende, intanto, per ottenere la messa in sicurezza degli spazi di resti dei casali occupati da nuclei familiari senza fissa dimora. Una sinfonia amara, oltre che incompiuta, appunto. 

 Ad aggravarne i timori sul suo futuro, testimoniati  dall’opinione pubblica che ha fortemente denunciato, va considerato che il Parco rientra integralmente nel Comprensorio Archeologico ad Duas Lauros (D.M. del 21 ottobre 1995 Ministero Beni Culturali) ed è perimetrata nel Piano Territoriale Paesistico Regionale”, come ci ricorda l’Ecomuseo Casilino.

È bene ricordare che questo Ente museale territoriale è stato fondato nel 2012 ed è riconosciuto dalla Regione Lazio con determina G13389 del 2019, che, appunto, gestisce l’Ecomuseo e che, infine, “dal 2024 è ufficialmente accreditato al Comitato intergovernativo UNESCO per la tutela e salvaguardia del patrimonio culturale immateriale” (info@ecomuseocasilino.it”).

2020. Veduta dall’alto del Parco (foto da Ecomuseo Casilino)

Fin dai primi anni del 2000 gli attivisti del Comitato del Parco Somaini reclamavano al Comune la sua acquisizione, anche proprietaria (una parte è, infatti, dell’ATER), al pubblico interesse, ma ne parleremo dopo. Infatti, le questioni della sicurezza anche a causa degli incidenti incombevano.

Novembre 2013. “Vecchi casali nel Parco da sgomberare e mettere in sicurezza” (da Abitare A)

La presenza di vecchi casali risale alle proprietà di famiglie facoltose o nobili di fine Ottocento e primi Novecento.  Come il casale o la Villa Del Drago (dal nome del principe proprietario), i cui resti li vediamo percorrendo via Labico, lasciando via dei Gordiani. 

Ce lo certifica in dettaglio la Carta dell’Agro dell’Istituto Geografico Militare del 1904 (foto da Ecomuseo Casilino). Via Labico, fino al 1925, era denominata Vicolo dei Carbonari. Probabilmente per la presenza storica in questa area di depositi, botteghe o commercianti di carbone.

1904. Carta dell’Agro dell’Istituto Geografico Militare (foto da Ecomuseo Casilino)
2012. I resti della Villa Del Drago, in via Labico (foto di Mario Rota)

Accanto alla Villa Del Drago c’è Villa Sudrié (via Labico, 137), che, “in origine di primo secolo Novecento, erano separate, ma che, successivamente, le due proprietà vennero fuse costituendo quel Complesso di Villa Sudrié che viene riportato nella Carta dell’Agro del Comune di Roma” (scheda realizzata da Ecomuseo Casilino).

La villa, ad uso di residenza di campagna, prende il nome della famiglia proprietaria di Luigi Sudrié, commerciante di forniture militari del secolo XIX. L’area del sito è nota per la presenza di una vecchia fungaia e per essere parte integrante della zona di interesse archeologico del Parco Ecomuseo di Centocelle.  

Mappa Agro Romano dell’Istituto geografico militare del 1904 con indicazione di Villa Sudrié
2012. Foto con al centro Villa Sudrié (in basso, angolo sinistro, i ruderi di Villa Del Drago). Foto di Mario Rota

Accanto alla villa Sudrié c’è, lungo via Labico, al numero civico 107, un sobrio ma elegante edificio del 1925, che faceva parte di un “borghetto” storico con edifici risalenti al Piano Regolatore del 1909 di Edmondo Sanjust di Teulada, ingegnere e senatore del Regno d’Italia. 

Ci ricevono nel cortile, dall’ingresso all’angolo di piazza Sessa Aurunca, i due gentili proprietari: Claudio (che era un panettiere) e Tiziana, la moglie. Prima di loro il palazzetto era occupato dalle suore di S. Paolo di Chartres, poi, dal 1966, ci vivono in proprietà.

Il manufatto è confinante con piccole proprietà (sempre) delle suore di S. Paolo di Chartres e con l’ingresso di uno studentato e di accoglienza (40 posti letto), diocesiano, di giovani. Dette suore di S. Paolo sono ospedaliere, è una congregazione religiosa femminile di diritto pontificio, fondata in Francia nel XVII 

2026. Ingresso studentato S. Paolo di Chartres, p.za Sessa Aurunca 9

L’ingresso dello studentato, infine, è confinante con la parrocchia, con chiesetta, di S. Maria Mediatrice, in via Cori. La prima pietra della costruzione della chiesa fu messa nel febbraio del 1953. La chiesa fu benedetta il 18 luglio dello stesso anno dal cardinale vicario Clemente Micara.

La costituzione della Parrocchia avvenne col decreto del 1960, il primo parroco fu padre Tarciso Miotti. Quello attuale, dal 2022, è padre Kristijan Zlender, che si avvale della collaborazione di padre Sergio Gaspari.

In un nostro ulteriore sopralluogo in via Labico fermiamo una cortese signora, di nome Ida, con un cane al guinzaglio. Ci spiega che lei abita in zona dal 1966 e che, dagli anni ’50, c’erano parecchi negozi alimentari (soprattutto), frequentati da cittadini delle borgate circostanti per fare le spese. C’era, aggiunge Ida, una scuola materna ed elementare delle suore di S. Paolo di Chartres, dalla sua famiglia frequentate.

2026. Ingresso palazzetto del 1925, in v. Labico, presso villa Del Drago
2026. Particolare facciata del palazzetto del 1925 in via Labico, 107
2026. Foto di lato del palazzetto del 1925, da piazza Sessa Aurunca
2007. Vecchio Casale fotografato dall’alto nel Parco Somaini dietro il Mercato “Insieme”, viale della Primavera
24 luglio 2019. Incendio di rifiuti di occupanti nel Parco Somaini  (da Abitare A)

Malgrado queste traversìe e inconcludenze amministrative, i cittadini si rimboccarono le maniche, con la collaborazione del Municipio V. Il Dipartimento Ambiente e il Servizio Giardini dell’allora Municipio VI realizzarono uno spazio per bambini con recinzione e illuminazione alimentata da pannelli solari.

Varie Associazioni ne hanno reclamato la cura, con proteste e iniziative di ripulitura e piantumazione di alberi da frutta (“Il frutteto del Popolo”, titolava il Corriere della Sera del tempo).

Una di queste associazioni di volontariato è Retake, che, in una comunicazione pubblica nel 2022 informava i cittadini di avere messo a dimora questi alberi da frutto: gelso bianco, gelso nero, pero, sorbo, fico.

Dicembre 2019. “Alberi in Periferia” ha promosso concrete innovazioni di decoro (foto da Abitare A)

Il Comitato Senso Civico 2.0 aveva pure portato in TV, nella trasmissione Buongiorno Regione di Rai3, tutte queste lamentele e proteste, ma il degrado non è stato bonificato. (da Abitare A del 3 novembre 2023)

 La questione vera, però, è che il Parco, nella sua totalità, non ha ottenuto ancora il riconoscimento sistemico di parco pubblico. La proprietà è solo in parte pubblica (quella, appunto, occupata dal Teatro Tenda), un’altra è dell’Ater (Aziende Territoriali per l’Edilizia Residenziale), ex Iacp (Istituto Autonomo Case Popolari).

Il Comune di Roma ha formalmente avanzato l’interesse ad acquisire la proprietà di Ater in città, anche utilizzando una parte del credito che avanza per mancato versamento dei tributi, ma senza successo.

L’obiettivo del Parco Pubblico è stato perorato, fin dal 2005, dal Comitato per il Parco Somaini che si riuniva presso la sezione Soci Coop di via Anagni, 51.

Ma, i guai, si sa, non arrivano da soli, perché al suo interno, periferico in via Romolo Lombardi, c’era pure il Nuovo Teatro Tenda Pianeta, che programmava spettacoli di cabaret.

Questa struttura, occupava un pezzo di terreno comunale (il resto è privato), ha infatti rimosso ai cittadini una pista di pattinaggio e un’area giochi per bambini.

Nel 2004 crollò una impalcatura di una tribuna che causò qualche ferito. I pompieri, la questura e il prefetto di allora, Achille Serra, in un incontro dopo l’incidente del sabato sera del 6 marzo 2004, rilevarono che il teatro tenda era in certe procedure abusivo e privo di autorizzazione. 

2015. Foto da Facebook “100 celle”

Un incendio, poi, nel 2020, mise a terra definitivamente tutta la struttura sigillata dalle autorità giurisdizionali: neppure le ingiunzioni degli uffici tecnici comunali erano riusciti a rimuoverla da parte dei gestori del Cabaret. La scusa di tale indolenza illecita dei proprietari ebbe un nome: il ricorso al Tar, la giustizia amministrativa regionale; procedimento che fece perdere troppo tempo, anche per ritardi del Tar stesso.

La sentenza di demolizione, intimata dalla Giustizia Amministrativa, anche a causa di una parte della struttura ritenuta abusiva, provocò ulteriori bracci di ferro che causarono il blocco totale della vicenda; responsabile fu sempre il Tar, che, con una sentenza del 2006, poi fortunatamente riveduta grazie alla diffida dell’Osservatorio Eco Museo Casilino ed a una lettera al Sovrintendente, non aveva riconosciuto la vigenza dei vincoli paesistici archeologici “ad Duas Lauros”.

L’opera “Incompiuta” rimaneva tale, malgrado le pressioni del Municipio e dello stesso Sindaco di Roma.  

2020. I resti dell’incendio al Nuovo Teatro Pianeta (Foto da Roma Today).

A dirimere i contenziosi giuridici, che in precedenza davano adito anche a continui abusivismi nell’area grande perimetrale, ci pensò l’Avvocatura dello Stato, la cui interpretazione del 2013 taglia la testa al toro, come suole dirsi:

Roma, Municipio V, ex borgata Gordiani, via dei Gordiani angolo via Belmonte Castello, parco Somaini. Area gravata dalla dichiarazione di notevole interesse pubblico ai sensi della l. 431/1985 art 1 lettera M con DM del 21 ottobre 1995 (Comprensorio denominato Ad Duas Lauros). Bene del patrimonio culturale, sistema dell’insediamento archeologico, viabilità antica (P.T.P.R. tav. C/24 va 0598 fascia di rispetto 50 mt. Aree di sedime della demolita borgata Gordiani sottoposta a tutela ai sensi della parte seconda del D. Legs. N. 42/2004 art. 10 comme 1 e 3 lettera D).” (MICABT febbraio 2013).

Oggi, finalmente, sembra che la telenovela dei contenziosi giuridici stia ai titoli di coda. Ci sono stati sopralluoghi della Polizia Locale e di dirigenti tecnici e ambientali per la bonifica dell’area.  Il Comune di Roma Capitale e il Municipio V lavorano ad un intervento della sua bonifica e riconversione “sul modello dell’ex Tenda a strisce di via Perlasca (anch’esso abbandonato), che prevede una somma di circa 500 mila euro”. Intanto, con una determinazione dirigenziale, in ”abbattimento in danno” (cioè, se il gestore non ottempera all’obbligo, agisce comunque il Comune, per poi saldargli il conto successivamente) è stato intimato all’ex gestore del teatro cabaret di bonificare l’area “ripristinando lo stato dei luoghi”. 

Se non obbedisce in tempi brevi, “sarà il Servizio Giardini di Roma Capitale a ripulire la zona”, come dichiara Sergio Scalia, assessore alle Politiche Urbanistiche del Municipio V.

Da qui, parte anche il confronto sul futuro del Parco”, ci dice Massimo Piccardi, consigliere municipale, “Tempo fa ho presentato una mozione per pubblicare una manifestazione di interesse per individuare i soggetti (associazioni, enti, imprese) interessati a bonificare il terreno, il conferimento del materiale di risulta, la recinzione, la realizzazione di strutture ludiche e sportive, servizi di ristoro, ecc..,  garantendo loro un congruo periodo di concessione relativamente alle risorse impegnate”.

2026. Sopralluogo della Polizia Locale

Continuiamo ad ascoltare “L’Incompiuta”

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