Che fine ha fatto il mosaico della Bufalotta?

Molti visitatori si chiedono perché sia stato rimosso il mosaico situato all'entrata della Galleria di Porta di Roma
Serenella Napolitano - 28 Gennaio 2016

Nel lontano 2005, in quella che dieci anni fa poteva essere ancora una periferia romana, nasceva una grande aerea commerciale. Durante l’avvio dei lavori nella località Radicicoli, praticamente a ridosso del parco delle sabine, nella meglio conosciuta zona della Bufalotta, venivano trovati dagli archeologi reperti e strutture talmente importanti per la ricostruzione della storia suburbana di Roma da farne esposizione nel nascente centro commerciale Porta di Roma. A quei tempi si era parlato appunto di un’Ikea 2 (non dimentichiamo i ritrovamenti archeologici proprio durante i lavori in zona Anagnina) e come nel primo caso, anche qui si è cercato di conservare qualche tratto e di esporre i reperti ritrovati.

La scoperta fu grandiosa: una rete di strade romane suburbane che portavano verso Sabina e Castelli, con il ritrovamento di un basolato lungo oltre cento metri, una serie di ville romane, con la presenza di un acquedotto locale sotterraneo, lungo un chilometro. Un’eccezionale “mansio” (che non di rado si trovano lunghe le strade) ovvero un’osteria che fungeva anche da lupanare, con tre mosaici policromi e uno bianco; un complesso idraulico, probabilmente un santuario, con resti di vasche e tubature, più alcune statue di età imperiale.

Mosaico sparito

(Foto di Agnese Scaffidi)

Oltre a strutture architettoniche furono trovate reperti archeologici di valore numismatico come 144 monete imperiali e una spettacolare stipe votiva (le fosse dove venivano lasciate le offerte per le divinità) con 600 oggetti in terracotta. Le ville ritrovate erano molto grandi e ciò fu dimostrato grazie al ritrovamento di piccole necropoli annesse, databili tra VI e V secolo a.C.

Come dichiararono gli allora funzionari di zona alla stampa nazionale, venne data “Molta attenzione alla «mansio-statio», in quanto nella struttura s’imponevano i tre mosaici policromi. Il più grande, probabile pavimento del «lupanare», è illustrato al centro con l’accoppiamento tra un uomo piuttosto anziano e una donna. Intorno figure «nilotiche», come un amorino che fa una sorta di surf con una anfora e una vela. Oppure un fauno che tira la coda a un cavallo la cui testa è divorata da un coccodrillo. Ad ispirare gli altri due mosaici sono invece scene naturali con animali marini. Ed è stato proprio un mosaico proveniente dalla mansio ad essere posto all’ingresso del centro commerciale Porta di Roma, chiuso da panchine.

Da qualche giorno, però, il mosaico è stato rimosso, suscitando la curiosità e il timore in molti visitatori del centro commerciale. Da qui le polemiche che a macchia di olio si sono diffuse sulla rete, risvegliando vecchie paure come quelle risalenti alla costruzione del centro con la demolizione di molte strutture di interesse storico archeologico.

Dove sarà finito il mosaico prima esposto a Porta di Roma? É questa la domanda che si sono posti i visitatori. Alcuni pensano che sia giusto il suo spostamento dato che non veniva valorizzato per nulla, vista anche la totale assenza di un pannello esplicativo e i visitatori si sedevano sulle vicine panchine senza più prestare attenzione al mosaico. Altri, invece, rivogliono indietro quel pezzo di storia che in qualche modo giustifica la nascita del nuovo. Di sicuro il mosaico non è stato rubato ed è posto sotto la sorveglianza degli organi preposti alla tutela del bene archeologico.

Per ora, ci informano, che stanno vagliando interessanti progetti di valorizzazione che verranno comunicati a breve. Ci auguriamo che i nuovi progetti possano davvero divulgare in maniera più dettagliata la storia di questo magnifico sito.


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