“Ciao, ciao Siracusa e hola Espana”

E a Tor Tre Teste o a Centocelle o all’Alessandrino o a Pietralata, come la va?
Attilio Migliorato - 10 Gennaio 2023

Riprendiamo una lettera di una mamma, in origine scritta in inglese, raccolta e tradotta da Roberta De Stefani e pubblicata su SiracusaNews e ripresa successivamente dal Corriere del Mezzogiorno da Luca Signorelli.

I nostri lettori potrebbero non essere interessati all’articolo, potrebbero anche pensare e dire: io vivo a Tor Tre Teste o a Centocelle o all’Alessandrino o a Pietralata, mica sono a Siracusa.

Ma nelle nostre piccole Siracusa (quartieri, borgate), nelle scuole del centro e di periferia di Roma, come è la situazione? Se ci confrontiamo con le altre realtà, possiamo darci e dare delle risposte ed essere di aiuto, anche a noi stessi.

La pittrice finlandese Elin Mattsson di 42 anni, quattro figli di 15, 14, 6 e 3 anni, un marito di 46 anni, Information Technology Manager, attratta dalla Sicilia, lo scorso agosto, ha deciso di trasferirsi a Siracusa e di iscrivere i figli a scuola.

Quante sorprese però davanti ad un sistema scolastico totalmente diverso da quello sperimentato in Finlandia, in Spagna ma anche in Gran Bretagna…

“Il mio bambino di sei anni mi ha detto: mamma perché i bambini urlano e picchiano sul tavolo, a scuola?”

Il ragazzo di 14 anni ha aggiunto: “Sì, è pazzesco che usino il fischietto e urlino”, e poi: “Conosco l’inglese meglio dell’insegnante di inglese stesso”.

La pittrice, con la sua famiglia, ha deciso, prima di Natale, di andare via da Siracusa. Hanno lasciato l’Italia, ma prima la pittrice ha scritto una lettera aperta per illustrare i motivi per i quali non vuole che i suoi figli studino più nella scuola italiana. Meglio la Spagna, dove avevano già vissuto in precedenza.

I dubbi della famiglia Mattsson sono iniziati il primo giorno di scuola, quando si sono presentati per formalizzare l’iscrizione: il rumore delle classi era troppo forte anche solo per concentrarsi e, sbirciando all’interno di un’aula, la pittrice era rimasta scioccata vedendo un bimbo di 7 anni svolgere un esercizio di fronte a un insegnante arrabbiato. 

Stupore anche per le pause: brevi e fatte in classe, dove si sta già seduti per ore. Mentre in Finlandia, spiega la lettera, gli studenti hanno un break di 15 minuti tra una lezione e l’altra e lasciano l’aula per giocare assieme in giardino o nel patio, “sorvegliati” dagli insegnanti.

Le perplessità sono poi aumentate quando la mamma ha accompagnato il figlio più piccolo, 3 anni, all’asilo: “Ero preoccupata quando ho visto il giardino. Niente con cui giocare? Dov’erano tutte le cose da scalare? Voglio dire, ho visto attrezzature per far giocare i bambini nei parchi cittadini, quindi sicuramente sanno come ottenerle. I bambini non dovrebbero giocare anche all’asilo? No, c’era solo un giardino vuoto intorno al perimetro dell’edificio. Non andava bene. I bambini dell’asilo sono seduti per lo più dentro, ancora attorno a un tavolo a fare piccole cose solo con le mani. Fare esperienze all’aperto è essenziale per ogni persona che apprende. L’insegnamento all’asilo dovrebbe venire dal gioco. Negli asili finlandesi i bambini escono fuori ogni mattina tra le 9 e le 11, possono giocare liberamente (hanno macchinine, oggetti per arrampicarsi, scatole con la sabbia dove giocare, tutti i tipi di giocattoli simili a quelli che si trovano qui nei parchi). Una volta arrivata l’ora del pranzo si entra dentro. Successivamente, si svolgono attività all’interno e poi di nuovo gioco all’aperto nel pomeriggio dalle 13 alle 16 (vestiti a seconda del tempo)”, evidenzia Elin Mattsson nella sua lettera.

La famiglia in “fuga” contesta anche i metodi pedagogici degli insegnanti, le urla, ma anche la vita sempre di corsa e il traffico in auto. In Finlandia, racconta, i bambini (7-12 anni) vanno a scuola da soli, usano la bicicletta o vanno a piedi, e se abitano a più di 5 km dall’istituto possono usufruire del bus scolastico e tornare a casa da soli quando la giornata scolastica è finita.

In Spagna c’erano bambini più grandi che stavano agli incroci con luci al neon e fermavano il traffico la mattina e il pomeriggio quando i più piccoli attraversavano – conclude la mamma. In Finlandia insegni ai tuoi figli come comportarsi nel traffico in modo che possano andare da soli. 

Il sindaco di Siracusa Francesco Italia, ha accettato il confronto tra le diverse realtà scolastiche  europee   e ha commentato: “Non serve certo questa lettera a valutare le differenze tra il sistema scolastico finlandese e quello italiano, posto che il primo è riconosciuto come uno dei migliori al mondo. Posso solo dire che nel sistema in cui sono inseriti, i professori, a Siracusa, come nel resto d’Italia, fanno miracoli con stipendi ridicoli e che i governi dovrebbero investire molto di più nella scuola, offrendo il tempo pieno nella scuola primaria, e potenziando la formazione continua di docenti e personale.

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  1. Attilio Migliorato


    Dal Corriere della Sera del 11 gennaio. Anche in Italia esiste una versione di scuola finlandese, sperimentata per la prima volta diciotto anni fa da una preside di origini milanesi, Antonella Accili, ora di base a Urbania (Pesaro e Urbino), come dirigente dell’istituto Della Rovere. Nel giro di pochi anni il suo metodo, ribattezzato Mof (modello organizzativo finlandese), ha conquistato un centinaio di scuole in tutta Italia ed è stata apprezzata dal ministero dell’Istruzione e dal mondo della pedagogia: Accili è stata appena invitata alla giornata di inaugurazione del nuovo centro pedagogico Paulo Freire a Roma, nato dalla collaborazione tra Co.N.P.Ed., A.I.M.C. e il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli studi di Roma Tre, per parlare del suo metodo.
    Evviva il confronto !!

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