Coldplay al Circo Massimo nel 2016. Forse si, forse no

Ma i puristi del rock non ci stanno e suggerisco di puntare sugli U2 o Bruce Springsteen
di Valerio Di Marco - 16 Marzo 2015

Ad un purista dell’archeologia verrebbe da chiedersi perché proprio il Circo Massimo. Ad un purista del rock, invece, perché proprio i Coldplay al Circo Massimo. Sembra infatti che il Campidoglio stia prendendo contatti con l’entourage della band inglese per farla suonare all’interno del complesso monumentale che sorge nel cuore dell’area archeologica romana.

Il sindaco Ignazio Marino ha detto che la sua giunta ci sta lavorando. Va detto, però, che qualsiasi eventuale accordo con Chris Martin e soci verrà preso solo per l’anno prossimo, non essendo previste per il 2015 date dei Coldplay in Italia.

Ma il punto è un altro. L’eventualità che l’esperienza già fatta con i Rolling Stones l’anno scorso si ripeta a breve, non fa storcere il naso solo alla Soprintendenza dei beni archeologici di Roma, ma anche a molti cultori della musica: ma come – dicono questi – diamo in concessione una location del genere per un concerto, e non sfruttiamo l’occasione per offrirla a chi, come i Rolling Stones appunto, sarebbe davvero degno di cotanta storia?

coldplaySi potrebbe selezionare – si suggerisce – il nome da una rosa ristretta che tenga conto anche dell’impatto culturale e “di costume” dell’evento, oltre che della capacità dell’artista in questione di riempire l’enorme spazio del Circo Massimo in termini di affluenza. Insomma, facciamoci desiderare.

Ma chi risponderebbe al profilo richiesto? Qui le opzioni in gioco sono molte. Un’ipotesi potrebbero essere gli U2, che quest’anno saranno in tour in Europa per un primo giro nei palazzetti e l’anno prossimo torneranno con spettacoli outdoor. Un’altra potrebbe essere Bruce Springsteen, al quale bisogna letteralmente staccare la spina per farlo smettere di suonare. Ve lo immaginate il Circo Massimo “in rock” fino alle 2 del mattino?

Secondo molti, i Coldplay rappresentano sì uno dei nomi di punta della scena attuale, ma sono una band tutto sommato marginale nella storia del rock. Una storia che oramai vive sul passato più che sul presente. Del resto, tutti i “medium” prima o poi si esauriscono.

Ma finché l’encefalogramma non diventa piatto vi si può attingere per rilanciare l’immagine della nostra città a livello mondiale, facendo però in modo che stavolta l’esborso dovuto alla nostra amministrazione da chi vorrà suonare tra le rovine di Roma non sia irrisorio come l’assegno da 8 mila euro staccato l’anno scorso da Mick Jagger e Keith Richards.


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