Dalla Regione 530 euro al mese per disoccupati e precari

Approvata la “dottrina Franceschini” per contrastare la crisi. Manovra da 20 milioni per chi non supera i 7mila euro/anno
di Massimiliano Napoli - 5 Marzo 2009

Arrivano i soldi. Soldi veri quelli che la Regione Lazio, Piero Marrazzo e Luigi Nieri in primis, mette a disposizione principalmente a disoccupati, inoccupati e precari, con reddito inferiore a 7mila euro annui*. Per il presidente e l’assessore al Bilancio, infatti, i 10 milioni di euro inizialmente approvati per questa operazione erano pochi per contrastare un momento di crisi economica così imponente, e dunque nella seduta del 4 marzo scorso hanno optato (grazie ad un emendamento proposto proprio dall’Assessore Nieri) per un raddoppio delle risorse, che ora si attestano a quota 20 milioni. In questo modo, il corrispettivo per coloro che non riescono a superare la soglia minima fissata dalla Regione è di circa 530 euro al mese. E stavolta la pioggia di quattrini non sarà destinata a categorie particolari, ma arriverà per tutti coloro che, come accennato in precedenza, sono più esposti al rischio povertà.

Così risponde la Regione Lazio – prima fra tutte in Italia a scegliere la “dottrina Franceschini” – per venire incontro ai cittadini in difficoltà economiche, visto e considerato che l’orizzonte è ancora coperto da nuvole e lampi che promettono nuovi giorni di tempesta.

Il 2009 sarà “anche peggio del 2008”, ha dichiarato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, e le prime vittime di questo ennesimo tzunami finanziario sono ovviamente i redditi bassi e bassissimi, come i disoccupati, i precari e i pensionati. “Il nostro obiettivo – ha dichiarato il presidente della Giunta laziale Piero Marrazzo – è di raggiungere 20mila cittadini” che si trovano in condizioni molto vicine all’abbandono sociale. Questo modello, che ha già ricevuto forti critiche da parte del centrodestra, è adottato in molti paesi avanzati dell’Unione europea, ha detto Marrazzo, dalla Francia all’Austria fino ai paesi scandinavi e anglosassoni.
“Quello di oggi – ha aggiunto l’assessore al Bilancio Luigi Nieri – è uno sforzo straordinario ma necessario. Le nostre sono politiche in contro-tendenza rispetto a quelle governative”, ha detto, e per la prima volta, dal Lazio, arriva un segnale forte di trasformazione e cambiamento.

Critiche da parte dell’opposizione laziale sono piovute subito da parte dei consiglieri di An e dell’Udc, che hanno commentato il “New Deal franceschiniano” come un “intervento a pioggia” che è più una barriera ideologica e politica che un reale strumento di contrasto della crisi per le famiglie a basso reddito. Inoltre, ricordano i consiglieri dell’Udc, nonostante i buoni propositi della maggioranza di centrosinistra, i fondi previsti sono assolutamente insufficienti. Ma per molti l’operazione supera di parecchie lunghezze la famosa Social-card, promossa dall’Esecutivo per combattere la crisi. La carta acquisti che prima di tutto, occorre ricordare, legava il credito (40 euro al mese) limitatamente agli esercizi convenzionati, sarà consegnata alla fine della distribuzione al 3-4% della popolazione, nella maggior parte dei casi si tratterà di anziani. Poco, troppo poco per essere considerata uno strumento accessorio efficace di lotta alla depressione economica. Inoltre, la Social-card è stata finanziata dal Governo Berlusconi con un parallelo – e, molto probabilmente, non casuale – decremento delle risorse dedicate ai servizi sociali, il ché è decisamente in controtendenza rispetto alle ripetute comunicazioni della Commissione europea che identificano come miglior cura contro la marginalizzazione dei poveri un mix di misure economiche e sociali (servizi alla persona, salute e cura, assistenza, ecc.).

Ma la realtà, nel Lazio, è più drammatica di quanto ci si aspetti, su questo l’Udc ha ragione. I precari, ma soprattutto coloro che stanno per entrare in condizione di precarietà (scadenza di contratto, cassa integrazione, mobilità, ecc.) sono in aumento e investono una percentuale di gran lunga superiore a quella di coloro che beneficeranno dello “stipendio regionale” appena approvato. Per questo l’assessore regionale al Lavoro, Alessandra Tibaldi, ricorda che la Regione sta attivando altri strumenti e altre leggi per arginare il fenomeno, come i “18 milioni di euro per ‘salvare’ i precari in scadenza di contratto” e “una rete di interventi più corposa”.

*Al reddito minimo si accede facendo regolare domanda al Comune di residenza o, nel caso della Capitale, alle sedi municipali del territorio, e attendendo poi che vengano chiuse le graduatorie provinciali. Requisito necessario per l’iscrizione alle liste è lo status di disoccupato, inoccupato o precario, e ovviamente resiedere nella regione Lazio. Mentre per quanto riguarda le graduatorie, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge saranno stilate le graduatorie tenendo conto (leggiamo ancora) dei criteri di uguaglianza materiale e parità. Il ché significa che "faranno media" anche il reddito e il carico familiare complessivo, la situazione abitativa, il sesso e l’età, e perfino il tasso di disoccupazione dell’area geografica di appartenenza e la formazione professionale. Criteri che (si spera!) andranno sicuramente a distribuire le risorse verso chi ne ha davvero bisogno. Il fine ultimo è quello di stabilizzare il reddito annuale di molti cittadini a 7000 euro. Maggiori dettagli verranno comunque stabiliti nel successivo regolamento attuativo previsto.

Inoltre nel testo sono contenute una serie di indicazioni per i Comuni volte ad agevolare le spese sistematiche considerate necessarie a condurre una vita "normale". Mezzi pubblici, libri di testo, attività culturali e sportive, bollette, ecc. saranno gratuite o comunque a tariffa agevolata, in modo da lavorare anche sui piccoli aspetti quotidiani di disagio e marginalità che sempre più spesso , purtroppo, caratterizzano i cittadini a basso reddito.

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