

La Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia di Roma avanza una richiesta a Governo e Parlamento
“Perché il Governo vuol favorire le attività sportive e non quelle culturali, come l’educazione musicale?”. E’ la domanda che il presidente della Scuola popolare di musica Donna Olimpia di Roma,
Francesco Galtieri, si è posto, avanzando una richiesta a Governo e Parlamento: «Così come nel disegno di legge finanziaria ora in discussione alla Camera (art. 20, co. 20) è prevista la detraibilità
per le sole spese sportive, chiediamo che nella finanziaria sia introdotta nella stessa misura, cioè per un importo non superiore a 210 euro, anche la detraibilità delle spese sostenute per l’iscrizione
annuale e l’abbonamento a scuole di musica di ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni”.
“Sarebbe un gesto politico non finanziariamente impegnativo ma molto significativo nei confronti di quell’interesse alla diffusione fra i giovani del far musica che, anche, il presidente della Repubblica Napolitano ha recentemente sottolineato” aggiunge Giovanni Piazza, membro del Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica, istituito dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe
Fioroni.
Per lo Stato tale iniziativa sarebbe praticamente a costo zero e nel breve giro di 2 o 3 anni diverrebbe fonte d’entrata.
Solo a Roma oltre 15 mila ragazzi studiano nelle scuole di musica e oltre 20 mila bambini studiano musica in classe pagando un esterno esperto in didattica. I genitori spesso pagano lezioni private senza ricevere fattura. “Secondo le nostre stime – afferma Francesco Galtieri – il sommerso in questo settore rappresenta il 90%. Inoltre, introdurre la detrazione non creerebbe uno svantaggio per le attività delle istituzioni pubbliche e, al tempo stesso, sarebbe un ottimo incentivo
alla emersione del lavoro nero e dell’evasione fiscale”.
Come dimostra il disegno di legge finanziaria, in Italia, il Paese del bel canto, la categoria musicisti e quella dei didatti viene ignorata, sebbene molti lavoratori di tale settore siano già poco tutelati. Solo un esempio: spesso atipici fra gli atipici, i co.co.pro. musicisti versano contributi sia all’ Enpals sia all’Inps, non potendolo riunire le due posizioni; di conseguenza, un musicista sotto i 60 anni sa che non potrà mai raggiungere l’età pensionabile anche se fosse innalzata a 85 anni. “Che dire poi delle politiche per l’insegnamento della musica? – prosegue Galtieri – mentre sui giornali in questi mesi si è lodata l’iniziativa dell’eccezionale orchestra venezuelana formata da giovani tirati fuori dall’ estrema emarginazione grazie all’insegnamento della musica, in Italia un enorme buco colpisce il comparto e, in taluni casi, le pochissime risorse vengono assorbite ai limiti del lecito, come affermano le recenti indagini riguardanti il Fondo sociale europeo e il Conservatorio di Santa Cecilia”.
A sostenere la proposta di emendamento, i deputati Angelo Bonelli (Verdi), Alberto Burgio (Ci), Paolo Cento (Verdi), Rosalba Cesini (Pdci), Pietro Folena (Prc), Walter Tocci (Ds), i senatori Salvatore Bonadonna (Prc) e Loredana De Petris (Verdi) e l’ex ministro Luigi Berlinguer ministro all’istruzione e coordinatore della Commissione Musica del Ministero e il ministro dell’ Istruzione Giuseppe Fioroni.
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