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Ex Stardust: tra burocrazia e vandali, il rilancio resta al palo

A oltre un anno dall’annuncio del bando europeo che avrebbe dovuto rilanciare il complesso di Decima-Torrino, il futuro della storica struttura appare ancora bloccato tra cavilli amministrativi e tensioni con il territorio

Doveva essere il simbolo della rinascita urbana del quadrante Eur-Torrino. Oggi, invece, l’ex Stardust continua a essere un gigante vuoto circondato da degrado, attese e interrogativi burocratici.

A oltre un anno dall’annuncio del bando europeo che avrebbe dovuto rilanciare il complesso di Decima-Torrino, il futuro della storica struttura appare ancora bloccato tra cavilli amministrativi e tensioni con il territorio.

Durante l’assemblea pubblica del 12 maggio, convocata davanti a centinaia di residenti, il clima è apparso subito meno ottimistico rispetto alle promesse dei mesi scorsi. Le istituzioni presenti — dall’assessore al Patrimonio Tobia Zevi alla presidente del Municipio IX Titti Di Salvo, insieme ai presidenti di commissione Yuri Trombetti ed Erica Battaglia — hanno dovuto fare i conti con una realtà ben più complicata del previsto.

Il nodo centrale emerso dall’incontro riguarda infatti la natura giuridica dell’immobile. L’ex Stardust, tornato formalmente nella disponibilità di Roma Capitale nell’ottobre 2024 dopo anni di contenziosi e abbandono, risulta oggi inserito nel patrimonio indisponibile del Comune. Una classificazione che, di fatto, ne limita l’utilizzo esclusivamente a finalità sociali.

Ed è proprio qui che si inceppa il piano di rilancio. Per poter avviare il bando europeo da circa 5 milioni di euro — immaginato per riportare nell’area attività culturali, commerciali e di intrattenimento — sarà necessaria una variante urbanistica capace di modificare la destinazione dell’immobile e renderlo compatibile con funzioni produttive.

Una procedura lunga e complessa che rischia di allungare ulteriormente i tempi di recupero della struttura. E che soprattutto apre una domanda destinata a pesare nel dibattito politico locale: come abbia potuto lo Stardust ospitare per oltre vent’anni cinema, attività commerciali e iniziative private pur essendo vincolato a usi esclusivamente sociali.

Tra i residenti cresce così la sensazione di trovarsi davanti all’ennesimo intreccio burocratico ereditato dal passato e mai realmente risolto. Nel frattempo il complesso continua a deteriorarsi.

Dopo il ritorno sotto il controllo del Campidoglio, l’area è stata più volte presa di mira da vandali e intrusioni notturne, alimentando il timore che l’ex polo di aggregazione possa trasformarsi definitivamente in una zona franca abbandonata al degrado.

I comitati di quartiere di Torrino Nord e Torrino-Decima denunciano da mesi carenze nella vigilanza e nella sicurezza. Secondo i residenti, l’assenza di illuminazione adeguata e sistemi di videosorveglianza favorirebbe continui episodi di sciacallaggio e occupazioni abusive.

Per tentare di evitare che l’area resti paralizzata in attesa della variante urbanistica, dal Municipio IX è arrivata una proposta alternativa. La presidente Titti Di Salvo ha rilanciato l’ipotesi dei “Patti di collaborazione”, strumenti che consentirebbero a cittadini, associazioni e realtà territoriali di partecipare temporaneamente alla gestione e alla cura di alcuni spazi esterni del complesso.

L’idea è quella di attivare piccoli presìdi urbani temporanei — dalle aule studio alle attività associative o commerciali leggere — capaci di restituire presenza e vita a una struttura oggi completamente vuota.

Un tentativo di mediazione accolto con prudenza dai residenti, che chiedono però garanzie concrete sui tempi e sulle risorse. Per questo durante l’assemblea è stata avanzata la richiesta di creare una commissione permanente composta da cittadini e amministrazione, con il compito di seguire passo dopo passo l’evoluzione del progetto.

Richiesta accolta dall’assessore Zevi, che ha promesso un nuovo incontro operativo entro le prossime settimane direttamente nell’area dell’ex Stardust.

Per ora, però, il destino del complesso resta sospeso. Da una parte la volontà politica di trasformarlo in un nuovo polo culturale e aggregativo del quadrante sud della Capitale; dall’altra i tempi lunghi della macchina amministrativa romana, che continuano a frenare uno dei progetti più attesi dal territorio.

E mentre il quartiere aspetta risposte, lo Stardust resta lì: enorme, vuoto e silenzioso. Un pezzo di città che da anni vive nell’attesa di capire cosa vuole davvero diventare.

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