Giovani e buona musica: non solo format televisivi al Teatro Marconi di Roma

In scena con successo dal 21 al 24 febbraio 2019, il concerto-spettacolo “Viaggio in Italia. Cantando le nostre radici”
Brunella Bassetti - 27 Febbraio 2019

Radicanti è il nome scelto da 17 giovani artisti – ex allievi del laboratorio creativo e HUB culturale della Regione Lazio “Officina Pasolini” – provenienti da tutte le regioni d’Italia per il loro collettivo artistico. Una nuova realtà culturale di cantautori, interpreti, musicisti, attori nata a Roma e al cui interno ci sono varie figure artistiche che intendono occuparsi della realizzazione di concerti e spettacoli al fine di promuovere – a livello nazionale e internazionale – la cultura musicale italiana, in particolare i ‘canti tradizionali’ in dialetto di tutte le regioni d’Italia.

Il primo progetto realizzato da questa ensemble è stato un concerto-spettacolo dal titolo Viaggio in Italia. Cantando le nostre radici (a cura di Tiziana Tosca Donati, Felice Liperi e Paolo Coletta, per la regia di Massimo Venturiello e la direzione musicale di Piero Fabrizi) andato in scena dal 21 al 24 febbraio 2019, presso il Teatro Marconi di Roma. Uno spettacolo coinvolgente, di grande impatto emozionale, mai scontato e – nell’attuale panorama musicale giovanile – una vera boccata d’ossigeno.

La storia di questo collettivo nasce qualche anno fa nell’ambito del progetto “L’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini”, un innovativo laboratorio di Alta Formazione articolata in tre sezioni: teatro (coordinata da Massimo Venturiello), canzone (coordinata da Tosca) e multimediale (coordinata da Simona Bianchi). Promossa dalla Regione Lazio con il Fondo Sociale Europeo in collaborazione con l’Università degli Studi Roma Tre e il Conservatorio di Santa Cecilia, fortemente voluta dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e dal Vicepresidente e Assessore alla Formazione, Massimiliano Smeriglio, L’Officina accoglie, ogni anno, 75 studenti tra i 18 e i 35 anni (25 per sezione), selezionati attraverso un bando e una successiva valutazione, per i quali la partecipazione ai corsi è completamente gratuita. In questo caso, i Fondi Europei sono stati e sono sfruttati al meglio per costruire professionalità e figure professionali altamente qualificate attraverso lezioni teoriche, esercitazioni pratiche e laboratori sperimentali, incontri e masterclass con artisti e professionisti affermati, creando occasioni concrete di sperimentazione e esibizione in contesti professionali.

Viaggio in Italia” debuttò nel 2017 e fu trasmesso in diretta su Radio3, nel dicembre di quello stesso anno, in occasione del 70° anniversario della Costituzione Italiana rappresentando la giusta conclusione del laboratorio didattico all’interno dell’Officina delle Arti.

Lo spettacolo presentato nei giorni scorsi, quindi, è stato un vero e proprio debutto per il grande pubblico. Nobile e ambizioso il loro obiettivo: “Ridare lustro a un repertorio musicale che ci appartiene in modo ancestrale e che rappresenta molto più di un bagaglio culturale della nostra tradizione”. Lo spettacolo è il frutto di tanti mesi di lavoro scanditi dallo studio, dalla ricerca sul campo – regione per regione – delle nostre radici, del nostro passato rappresentato dalla musica. Un approccio scientifico, filologico, sulla falsariga degli etnomusicologi ma mantenendo sempre un approccio curioso, emozionale, personale.

Dopo una lunga e dibattuta scrematura, trenta sono le canzoni, rappresentative di tutte le regioni italiane, che compongono il corpus di questo spettacolo così coinvolgente. Per quanto riguarda le epoche delle canzoni si ha la possibilità di ascoltare due brani di epoca arcaica (una del Trentino e l’altra della Puglia), una del Medioevo (Piemonte), altre di epoca sveva (Campania) e epoca angioina (Sicilia), fino ad avere una folta rappresentanza di canzoni del ‘700, dell’800 e qualcuna anche del 1900.

Canzoni nei dialetti d’Italia

Un itinerario artistico, fatto di note, voci e memoria, che fa tappa in ogni borgo o località, per raccogliere i colori, i profumi, i ritmi della musica popolare e tradizionale italiana. Un sapiente impasto di musica popolare: villotte, villanelle, moresche, tammuriate, nenie, ninne nanne, tarantelle, pizziche, ballate che si intersecano e si confondono con la musica colta cantata, recitata, interpretata magistralmente nei vari dialetti d’Italia.

E attraverso l’ascolto ripercorriamo la storia e le storie di chi ha vissuto e cambiato, in un modo o nell’altro, la Nazione. Infatti, lungo questo sentiero antico ma “nuovo” per la maggior parte degli spettatori, si incontrano tematiche sempre attuali come la guerra (Stelutis Alpinis, Oh poveri soldati), l’immigrazione (E prima di andare via), la questione meridionale (Il Canto dei Filangieri, Il Lamento dei Mendicanti), o il diritto al lavoro (La Leggera). Si assiste anche a situazioni di gioco e canzoni pittoresche come Trita el giaz col cul; situazioni di ballo, di festa, di ambienti rurali come il piemontese La Bergera. Parole e luoghi appartenenti al vario folklore regionale come: La blanchisseuse valdostana o No potho reposare, la canzone più famosa e bella della Sardegna o Malatu p’amuri, appartenente al repertorio delle canzoni popolari siciliane.

Altre degne di nota, secondo noi, sono: Ai preât la biele stele, famoso canto tradizionale friulano collegato all’episodio di fratellanza tra italiani e austriaci probabilmente leggendario, ispirato però alla reale e documentata, ma purtroppo breve interruzione delle ostilità sul fronte occidentale avvenuta spontaneamente in occasione del Natale 1914. Il Secondo Coro delle Lavandaie, tratto da “La Gatta Cenerentola”, fiaba contenuta ne “Lo Cunto de li Cunti” di Giambattista Basile e, la divertente e sarcastica, Re Bufè, canzone antichissima siciliana in cui si sbeffeggia Carlo I d’Angiò, re da operetta.

La scenografia, spoglia e scarna, mette ancora di più in risalto il legame tra le musiche e i dialetti, mentre gli interpreti sono l’anima viva e vibrante di una vecchia piazza che si rianima; così come i musicisti che riescono nella magia di dare un suono contemporaneo a strumenti e melodie del passato.

 

Brunella Bassetti


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