Giovedì 17 marzo 2011: 150 anni dall’Unità d’Italia. Ma non per tutti sarà festa

Dipendenti Telecom Italia scrivono a Napolitano per lamentarsi della sottrazione di otto ore di permesso individuale

La data è importante, di quelle che non possono passare inosservate. Darle risalto è cosa giusta. Non capita tutti i giorni di dover festeggiare i centocinquantanni dall’Unità d’Italia (il programma dei festeggiamenti previsti a Roma). Ma siamo sicuri che saranno tutti contenti di questa festa in più?
Per l’occasione i nostri rappresentanti istituzionali non sono stati dei campioni di organizzazione. La decisione è stata travagliata e soprattutto tardiva, tanto che la Confidustria si è rifiutata di pagare lei una giornata di festa in più ai lavoratori.

Bel problema. Ma allora, chi paga?

La risposta è semplice e sempre la stessa: pagheranno gli ultimi anelli della catena, ovvero, noi cittadini.

D’accordo, è inutile piangere sul latte versato. Almeno, però, facciamoci sentire.

È quel che intendono fare un gruppo di cittadini, lavoratori Telecom. Pubblichiamo la loro lettera che a breve invieranno al nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Onorevole Presidente della Repubblica

In occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia il Consiglio dei Ministri ha deliberato che la ricorrenza fosse festeggiata nella giornata di giovedì 17 marzo prossimo venturo.

In risposta la Confindustria ha sollevato il problema della produttività e del costo che le aziende avrebbero dovuto sostenere in relazione all’evento, sia in termini retributivi che in termini contributivi.

Successivamente il Consiglio dei Ministri, in data 18/02/11, ha deciso che “al fine di evitare inopportuni aggravi a carico della finanza pubblica e delle imprese private… troveranno applicazione gli effetti economici e gli istituti giuridici e contrattuali previsti per la festività soppressa del 4 novembre (che solo per quest’anno non esplica i predetti effetti) così da compensarne gli oneri.”

Da qui il mondo del lavoro datoriale si è mosso utilizzando vari strumenti all’interno delle possibilità contrattuali in vigore e, nel nostro caso, sono state prelevate otto ore di permesso individuale, relative al 4 novembre, ed utilizzate a copertura della giornata del 17 marzo.

Caro Presidente, vorremmo farle notare, come semplici impiegati e cittadini, che anche questa volta a pagare il conto siamo sempre e solo noi dipendenti.

Le otto ore di permesso individuali sono per noi una risorsa di tempo utile, importante, da utilizzare anche in frazioni di mezzora. Con l’istituzione del 17 marzo avremo otto ore in meno di permesso da gestirci e non una giornata in più di festa.

In merito a quanto esposto, Le chiediamo, Onorevole Presidente, un ravveduto riscontro.
Alcuni cittadini italiani e dipendenti di Telecom Italia

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