

Fatti e misfatti di marzo 2013 di Mario Relandini
Gli algoritmi dell’Atac
“Il Pdl ha chiesto di pagare di tasca propria – in occasione della manifestazione di sabato in piazza del Popolo a Roma – l’utilizzo, per quattro ore, della metropolitana, del tram della linea “2” e di ottanta “bus navetta”: totale 81.009 euro”.
Chi ci ha guadagnato, chi ci ha rimesso? L’Atac (l’azienda romana dei trasporti urbani) ha fatto conoscere che, avendo realizzato i suoi calcoli su una stima fondata – nientemeno – sugli algoritmi, non ha operato in perdita. Ha giudicato il fatto, anzi, un “precedente commendevole” e un “esempio da seguire”. Berlusconi o non Berlusconi, insomma, magari facessero tutti così quando ci sono manifestazioni di massa, ma anche partite di calcio e grandi concerti. Quando, cioè, metropolitana, tram e bus sono costretti a intensificare il servizio e, però, a pagare il biglietto sono sempre in pochi. E – algoritmi alla mano – a rimetterci è sempre l’azienda romana dei trasporti. Ma Berlusconi – potrebbe osservare giustamenete qualcuno – è miliardario e può permettersi simili cose. Certamente. Solo che simili cose, volendo, potrebbe permettersele anche chi allestisce ogni altra manifestazione di massa, una partita di calcio, un grande concerto. Associazioni e organizzazioni che non sono miliardarie, ma milionarie sì. E qualcuna non paga, oltre al biglietto del bus, nemmeno giuste tasse e l’Imu.
Slogan
“Il senatore Ignazio Marino – nel lanciarsi nelle primarie che dovranno designare il candidato pd a nuovo sindaco di Roma – ha scelto, come suo slogan, “Daje”.
Peccato che non intendano passare per le primarie anche gli altri partiti che aspirano al Campidoglio: il candidato del Pdl avrebbe scelto come suo slogan, magari, “Forza regà”. E quello dell’Udc di Casini, forse, “Annamo belli”.
L’Italia nuova
“Io e Mario Balotelli – ha garantito il calciatore milanista Stephan El Shaarawy – siamo l’Italia nuova”.
Se lo venisse a sapere Beppe l’urlatore, li ingaggerebbe subito nella sua squadra e li proporrebbe, nel suo Governo dei sogni, come Ministri – per dire – all’Economia (in quanto esperti nel gestire ricchissimi patrimoni) o ai Trasporti (in quanto abituati a frequentissime trasferte in treno e in aereo). Magari no, invece, alla Cultura (in quanto abili a pensare solo con i piedi) o alla Difesa (in quanto eccezionali attacanti).
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