Gli imperatori del post-rock conquistano Roma

I canadesi Godspeed You! Black Emperor il 15 novembre in concerto all’Atlantico Live quindici anni dopo l’ultima volta nella Capitale
di Valerio Di Marco - 16 Novembre 2015

Niente paura, la bellezza ci salverà. E così è stato nella serata di domenica 15 novembre 2015 al concerto dei Godspeed You! Black Emperor che si è tenuto all’Atlantico Live, con il pensiero rivolto inevitabilmente ai fatti di Parigi di venerdì scorso ma la voglia di emozionarsi ancora più forte. La strage del Bataclan si percepiva nei discorsi dei presenti ma l’atmosfera nel complesso era abbastanza rilassata.

Erano quindici anni che la band canadese non suonava a Roma, e il collettivo di Montreal per l’occasione si presenta sul palco in perfetto orario, alle 22, sciorinando due ore e passa di grandissimo repertorio con estratti dai vari lavori di una carriera ormai ventennale – ma interrotta per 7 anni dal 2003 al 2010 – e soprattutto dal nuovo Asunder, Sweet And Other Distress, suonato per intero e nella stessa sequenza del disco.

71ecd22d-acbb-4c23-bf3d-acaaf1885e66Ma parlare di brani quasi non ha senso. Gli album dei GYBE sono flussi sonori ininterrotti, poi suddivisi in piece strumentali a cui viene dato un nome solo come nota a margine, dove rock, ambient, drone, musica classica, prog e psichedelia si mescolano in un unicum epico ed estatico che ci innalza…come antenne verso il paradiso. Quando si parla di crescendo, l’aggettivo “rossiniano” rischia di essere obsoleto e dover lasciare il posto a loro, i GYBE, uno stile che ha fatto scuola. Il post-rock spiegato ai bimbi. E i bimbi, cioè noi, in religioso silenzio ad osservare il miracolo che ci si para dinanzi. Una tempesta perfetta che spazza tutto e tutti, un muro sonoro imponente innalzato dagli otto canadesi che si divertono a buttarlo giù e ricomporlo tante volte. Alti e bassi, furore e quiete, in un perfetto alternarsi di emozioni e sensazioni. A volte di pace col mondo, a volte di straniamento.

9d715188-70b4-44ed-9060-4ea68f7c0cc2La band entra nell’oscurità e vi rimane per tutto il concerto. Quasi non si capisce le note da dove arrivino. La scena se la prendono tutta i suoni dagli amplificatori e i filmati sul maxischermo. Immagini senza spazio nè tempo, non-luoghi che potrebbero essere  ovunque e in nessun posto, ma gli unici al cospetto dei quali quei suoni acquistano veramente un senso. Probabilmente è vero quello che diceva Brian Eno. Forse presto l’ascolto della musica come lo conosciamo oggi potrebbe lasciare il posto ad un nuovo modo di fruizione multipla dove suoni immagini e percezioni cammineranno insieme. Un’esperienza unica ed irripetibile, da vivere qui e adesso, una sola volta. Magari un giorno andremo solo ai concerti. E a giudicare da quello di ieri, uno solo può valere cento album ascoltati in cuffia.


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