Gli Incontri Letterari di dicembre 2017 nella Biblioteca della Parrocchia di San Romano

Tenuti dalla prof.ssa Loredana Mambella a Pietralata nel IV municipio di Roma. Il calendario
Redazione - 30 Novembre 2017

Ecco il calendario degli Incontri Letterari di dicembre 2017 tenuti dalla prof.ssa Loredana Mambella presso la Biblioteca della Parrocchia di San Romano martire a Pietralata nel IV municipio (ingresso Via delle Cave di Pietralata 63).

Giovedì 7 Dicembre ore 17.00 La grande bellezza delle periferie romane IV Municipio-Pietralata.

Giovedì 14 Dicembre ore 17.00 Lezioni propedeutiche alla lettura integrale del Paradiso di Dante.La Divina Commedia-Percorsi tematici nel testo: L’esilio.

Giovedì 21 Dicembre ore 17.00 Lezioni propedeutiche alla lettura integrale del Paradiso di Dante.La Divina Commedia-Percorsi tematici nel testo:Il motivo del viaggio

Giovedì 28 Dicembre ore 17.00 Lezioni propedeutiche alla lettura integrale del Paradiso di Dante.La Divina Commedia-Percorsi tematici: Le donne nella Commedia.

Il corso non è riservato solo agli Accademici della Via Tiburtina (in difesa dell’art. 9 della Costituzione) ma è aperto a tutti coloro che amano e difendono la Cultura.


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  1. Vittorio Santarsiere


    30 NOVEMBRE 2017, ore 17 – Presso la biblioteca della Parrocchia S. Romano M., largo Beltramelli -Roma, benevolmente posta a disposizione, l’incontro degli Accademici della via Tiburtina ha riguardato il tema “Carducci da poeta ribelle a poeta vate”, trattato magistralmente dall’ottima Prof.ssa Loredana Mambella.
    Le poesie del Carducci si inseriscono prevalentemente in cotesto rigoglioso della natura, ma con l’intento di indurre a riflettere il senso della vita e della morte degli affetti familiari, il fratello ed il figlioletto Dante, la nonna Lucia. Data lettura di Nevicata, Funere mersit acerbo, Traversando la maremma toscana -liriche brevi, ma di tanta efficacia.
    E Nevicata porta un paesaggio invernale, fiocca la neve lenta, la città è silenziosa, quasi di morte, non si sente il grido del verduraio, non il rumore del carro, non canzoni d’amore di gioventù ilare, silenzio. Per la caduta della neve gemono fioche le ore dell’orologio della torre di piazza in un mondo lontano. Gli uccelli raminghi picchiano sui vetri appannati (necessitano di calore ed alimentazione). Mi chiamano gli amici spiriti, vengono a ricordarmi che in breve giù al silenzio andrò e nell’ombra riposerò. Col che il poeta volge a riflettere la tematica del silenzio della morte.
    Malgrado il sentimento intenso profuso nella vasta opera, il Carducci trova un atteggiamento preconcet- to, nelle scuole si studia poco. Un pregiudizio che andrebbe sgombrato da cotanta meritoria produzione.

  2. Vittorio Santarsiere


    STELE VOTIVA AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA
    E’ allogata sulla parete all’incrocio di via del Casale Quintiliani con via di Pietra San-guigna – pressi civico 115 – è alta dal piano stradale circa mt. 3. In origine occupava lo spigolo a fronte, ma esigenze del programmato piano viario ed insistenza dei resi- denti portarono all’esiguo, ragionevole spostamento.
    Vi si arriva dalla rotatoria dell’incrocio Meda – Cave di Pietralata – Tedeschi, passando attraverso fondi con strade in allestimento, ma sospesi per il ritrovamento di reperti archeologici. L’icona porta l’immagine del Cuore immacolato di Maria e fu edificata nel 1954 a ricordo di quell’anno mariano, indetto dal Papa “pro tempore” Pio XII. Scritte sulla base l’invocazione “Ave Maria” e il ricordo di quel memorabile avveni -mento. Sopra la materna sembianza è stato allestito un tettuccio spiovente, ed effica- ce per la protezione dalla pioggia. Una mensolina sorregge portafiori e lumini, men- tre dal basso sale una piantina di edera, diramatasi ad arte verso l’alto, che ispira tenerezza.

  3. Vittorio Santarsiere


    14 Dicembre 2017 – ore 17. Presso la biblioteca della Parrocchia S. Romano Martire in Roma, largo Beltramelli, benevolmente concessa ed accessibile a tutti coloro, che intendano “seguir virtute e canoscenza”, si è tenuta la prima lezione propedeutica della Divina Commedia – il Paradiso dell’Alighieri, trattando dell’esilio del Poeta.
    In apertura l’ottima Professoressa Loredana Mambella ha affrontato il problema dei regni di oltretomba, conosciuti ab antiquo nel numero di due, Paradiso – Inferno. Codesto assetto era scaturito dai filosofi molto risalenti nel tempo, quando Eraclito da Efeso proclamava due soli concetti opposti, il caldo e il freddo. Affermava che il lògos è l’armonia segreta dei contrari, come l’inizio e la fine di un circolo, via ascendente e discendente.
    Sopravvennero nella dissertazione due Santi celebri Gregorio Magno e Tommaso dei conti d’Aquino di Roccasecca. Costoro individuarono e “posero a fuoco” il pentimento dei peccati verso Dio, il prossimo ed altra categoria, comprensiva dei peccati contro natura. In prosieguo, il Concilio di Lione determinò per i pentiti un terzo regno dell’aldilà, il Purgatorio, cui erano destinati i credenti per il tempo della espiazione delle colpe, qualora in vita si fossero sinceramente pentiti. Vi sostano il tempo per l’espiazione dei peccati, di poi ascendono al Paradiso.
    L’ESILIO. L’Alighieri era Priore dell’arte dei medici e speziali, accusato di corruzione e concussione, fu inviato a Roma per un’ambasceria. Non poté tornare a Firenze, stante la sua proclamata innocenza. Andò vagando per l’Italia, si rifugiò presso Cangrande della Scala a Verona, i Malaspina in Lunigiana, nel Casentino, presso Guido da Polenta a Ravenna, ove, al ritorno da un’ambasceria a Venezia, chiuse la sua travagliata esistenza (anni 56). Quivi sepolto in una chiesa, giace ora in una modesta cappella tombale. Non esiste una ricognizione di codesto esilio, ma la Professoressa relatrice ha svolto all’uopo una ricerca esaustiva delle tre cantiche, individuando i personaggi a cui Dante fa dire del suo vagare.
    – Inferno – Canto X, Farinata degli Uberti, se i miei partigiani hanno male imparato l’arte del ritorno in patria, non passeranno cinquanta pleniluni che tu stesso dovrai renderti conto di come l’arte del rientro in patria sia difficile.
    – Purgatorio – Canto XI, Oderisi da Gubbio predice a Dante le pene dell’esilio, che i suoi concittadini gli infliggeranno.
    – Paradiso – Canto XVII, Cacciaguida dice tu lascerai ogni cosa diletta più caramente … Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui e come è duro calle lo scendere e ‘l salir par l’altrui scale.
    Questi, a titolo esemplificativo, alcuni riferimenti all’esilio del Poeta, ve ne sono altri.

  4. Vittorio Santarsiere


    28 DICEMBRE 2017, ORE 17, biblioteca parrocchiale S. Romano M., largo Beltramelli, Roma, benevolmente resa disponibile agli Accademici della via Tiburtina (art. 9 Cost.). La lezione ha riguardato il tema delle donne poste dall’Alighieri nella Divina Commedia. Relatrice la Professoressa Loredana Mambella, profonda conoscitrice della letteratura dantesca. La rilevanza dell’elemento femminile, data nell’opera dal Poeta, manifesta quanto egli fosse proiettato in avanti rispetto al suo tempo. Le donne più appalesate sono Beatrice, Lucia, Francesca da Rimini, Pia de’ Tolomei, Piccarda Donati, Matelda, Costanza d’Altavilla, la Vergine Maria. Si consideri come nel Medio Evo la donna non rilevasse punto, ma Beatrice riveste un ruolo determinante quale ispiratrice dell’opera e vi configura più riprese. A seguire, il Dolce Stil Novo, introdotto dall’Alighieri stesso e Guido Guinizelli, apporterà la “donna angelicata”, che permette all’uomo di innalzarsi a Dio. Si passerà di poi alla “donna cortese” caratteristica terrena per fare innalzare l’uomo, creazione della Scuola siciliana.
    PRESENTAZIONE. Beatrice – Inferno, canto 2, ” I’ son Beatrice che ti faccio andare; vegno dal loco ove tornar disio; amor mi mosse che mi fa parlare” (70-72) … Temer si dee di sole quelle cose c’hanno potenza di fare altrui male; dell’altre no, chè non son paurose, Io son fatta da Dio, sua mercè, tale che la vostra miseria non mi tange” (88-92). Lucia, ibidem, “Donna è gentil nel ciel che si compiange” – è la Vergine Maria, che chiamò S. Lucia per raccomandare Dante, costei andò da Beatrice e “perché non soccorri quei che t’amò tanto, non odi la pietà del suo pianto (104-106). Francesca da Rimini – Inferno, canto 5, “Noi leggiavamo un giorno per diletto di Lancillotto come amor lo strinse: soli eravamo e sanza alcun sospetto … questi, che mai da me non fia diviso, la bocca mi baciò tutto tremante. Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: quel giorno più non vi leggemmo avante” (127-138). Pia de’ Tolomei – Purgatorio, canto 5, “Deh, quando tu sarai tornato al mondo, e riposato della lunga via seguitò il terzo spirito al secondo ricorditi di me che son la Pia: Siena mi fe’: disfecemi maremma: salsi colui che ‘nnanellata pria disposando m’avea con la sua gemma (130-136). Piccarda Donati – Purgatorio, canto 24, Il poeta procede veloce con Forese Donati a cui domanda “Ma dimmi, se tu sai, dov’è Piccarda … La mia sorella, che tra bella e bona non so qual fosse più, triunfa lieta nell’alto Olimpo già di sua corona” (13-15). Ma in Paradiso, canto 3, “I fui nel mondo vergine sorella; e se la mente tua ben sé riguarda, non mi ti celerà l’essere più bella, ma riconoscerai che son Piccarda (46-49). Matelda – Purgatorio, canto 28, E’ figura leggiadra non identificata, vuolsi la marchesa di Canossa, ma anche simbolo dell’innocenza e del sacerdozio. “M’apparve … una donna soletta cantando e scegliendo fior da fiore, ond’era pinta tutta la sua via (37-42). Costanza d’Altavilla – Paradiso, canto 3, “Questa è la luce della gran Costanza che del secondo vento di soave generò il terzo e l’ultima possanza” (118-120). Costei sarebbe stata monaca e fu allontanata dal convento dall’Arcivescovo di Palermo. La Vergine Maria – Paradiso, canto 33 infine. La presentazione viene conferita a S. Bernardo di Chiaravalle, qui la mente dell’Alighieri supera se stessa in un breve attimo sublime di intuizione del mistero e come folgorato la sua mirabile visione termina. Egli sente di essere pervenuto alla volontà di Dio = ‘l amor che move il sole e l’altre stelle.

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