

Stipendi arretrati e posti a rischio. Un primo accordo arriva dal Ministero dello Sviluppo Economico
Si è svolta il 22 settembre, in piazza Barberini a Roma, la manifestazione degli ex dipendenti Eutelia, contro gli stipendi arretrati e la cessione del ramo di azienda, di 1.300 unità, ad Agile Srl (gruppo Omega), avvenuta il 15 giugno 2009. Così, a due passi dal Ministero dello Sviluppo Economico, dove si sono incontrati i rappresentanti del Ministero e dell’azienda, i dipendenti, insieme alle rappresentanze sindacali, hanno dichiarato tutto il loro malcontento. “Sono tre mesi che non riceviamo gli stipendi, con la cessione non abbiamo nessun futuro, siamo a rischio cassa integrazione ed abbiamo paura per gli esuberi. Molti di noi rischiano di fare altre mansioni che sviliscono la nostra professione di informatici. Siamo pronti a rimanere qui per tutta la notte, fin quando non si trova una soluzione che rispetti i nostri diritti!” Una delle tante voci dei manifestanti.
L’incontro, avvenuto in tarda notte, tra la rappresentanza del Ministero dello Sviluppo Economico, guidata dal sottosegretario Stefano Scaglia e la direzione aziendale, ha portato alcune direttive importanti. Così, come descritto nel comunicato stampa del Mistero dello Sviluppo economico, Agile si impegnerà a versare le spettanze in due tranche. La prima entro il 2 ottobre, riferita alle spettanze di luglio, ed entro la terza settimana dello stesso mese tutto il resto delle spettanze. Per il prossimo 7 ottobre al Ministero dello Sviluppo economico ci sarà un incontro, insieme al Ministero del Lavoro per la verifica del piano industriale aziendale.
Già nel precedente comunicato stampa del Ministero dello Sviluppo Economico del 17 settembre, si evince l’interesse del Ministro Claudio Scajola, il quale ha evidenziato un comportamento ingiustificato dell’azienda nei confronti dei propri dipendenti. Tra i punti principali: le spettanze arretrate dei lavoratori, di cui anche la verifica dell’esigibilità dei rimborsi IRPEF.
Un’altra situazione di crisi si aggiunge alle tante difficili realtà industriali del nostro Paese. L’Italia, oggi, secondo l’ISTAT, a giugno 2009, raggiunge un tasso di disoccupazione pari a 7,4% . Fortunatamente è in coda, rispetto alla Spagna 18,2%, Irlanda 12,2%, Francia 9,6%, Stati Uniti 9,5%, Gran Bretagna 7,8% e Germania 7,7%. Questa classifica è un’amara consolazione se poi pensiamo che a livello europeo, il nostro Paese, presenta i salari più bassi.
I dati, molto spesso, non descrivono pienamente la realtà del Paese, se consideriamo le diverse forme contrattuali, variabili, che dichiarano occupato un lavoratore. Certamente, maggiore è il numero dei precari all’interno di un Paese e più il tasso di disoccupazione è sensibile a forti oscillazioni.
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