

L'allarme sullo smartphone di quattro agenti fuori servizio fa scattare l'intervento alla Romanina
È bastato il segnale acustico di una notifica automatica generata dall’obiettivo digitale installato sulla porta di casa per interrompere il riposo notturno di quattro agenti della Polizia di Stato — in forza al Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica, al Servizio Polizia Postale e al Commissariato Romanina — e trasformare una normale serata in un intervento di polizia giudiziaria.
L’operazione, nata quasi per caso all’interno di un condominio della periferia capitolina, si è conclusa con l’arresto in flagranza di tre cittadini stranieri, specializzati nei furti in abitazione.
La sequenza dei fatti ha preso il via quando i poliziotti, consultando in tempo reale i fotogrammi inviati dal dispositivo di sorveglianza per il rilevamento dei passaggi, hanno notato tre individui che, nel percorrere le scale comuni dello stabile, tentavano goffamente di nascondere i propri volti alla vista dell’obiettivo.
Incuriositi e insospettiti dal comportamento dei tre, gli operatori — sebbene liberi dal servizio — sono usciti sul pianerottolo, provvedendo contestualmente a richiedere il supporto di una volante alla sala operativa della Questura di Roma.
Una rapida ispezione dei piani ha permesso di cogliere i tre complici sul fatto, mentre erano concentrati a forzare la serratura d’ingresso di un appartamento dello stabile, utilizzando attrezzi professionali.
Sentitisi intrappolati, i malviventi hanno reagito scaricando la propria violenza contro gli agenti nel disperato tentativo di aprirsi un varco verso l’uscita.
Ne è scaturito un duro corpo a corpo lungo i gradini del condominio, durante il quale i malviventi hanno tentato di colpire gli operatori utilizzando un martello e altri corpi contundenti da scasso.
L’azione coordinata dei quattro poliziotti e il successivo arrivo degli equipaggi del Commissariato Romanina hanno permesso di disarmare i soggetti e di metterli in sicurezza.
I successivi rilievi tecnici effettuati sulla porta dell’abitazione presa di mira hanno evidenziato profondi solchi e danneggiamenti strutturali compatibili con un tentativo di intrusione violenta.
Le perquisizioni personali hanno completato il quadro investigativo, portando alla luce la dotazione logistica del gruppo.
Oltre a una vasta gamma di grimaldelli, i poliziotti hanno rinvenuto un tubetto di colla, un espediente utilizzato solitamente dai sodalizi criminali per verificare la presenza dei proprietari all’interno degli appartamenti attraverso l’applicazione di fili sottilissimi tra i battenti delle porte.
Sotto sequestro sono finite anche alcune fasce elastiche destinate al travisamento dei lineamenti.
Per i tre fermati, tutti di nazionalità georgiana e di età compresa tra i 37 e i 39 anni, l’Autorità Giudiziaria ha convalidato l’arresto con le accuse in concorso di tentata rapina impropria in abitazione, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale.
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