I marmisti del Verano tentati dallo sciopero

Riuscirà l'Ama a 'mettere pace'?

Un settore che non conosce crisi, si sa, è quello dei defunti. Ma anche nel placido mondo dei cimiteri, ogni tanto, si solleva qualche voce. Questa volta a farsi sentire sono i marmisti del Cimitero del Verano di Roma che minacciano addirittura di scioperare (che ne sarà dei nostri cari?). «Da un po’ di tempo ci permettono solo di tumulare, aprire e chiudere le tombe, mettere la foto e l’epigrafe del defunto. Per fare un piccolo lavoro di restauro, invece, dobbiamo chiedere l’autorizzazione alla Sovraintendenza dei Beni del Comune», protesta il proprietario di una ditta di opere cimiteriali. «Per 100 euro di guadagno, dobbiamo aspettare cinque mesi, a volte anche sei, per avere il permesso», precisa un suo collaboratore.

Pochi sanno che il Verano (ufficialmente "Cimitero Comunale Monumentale Campo Verano") rientra tra i Beni architettonici della capitale e per questo è sotto la tutela della Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune. La legge vuole che per fare restauri, anche a carattere minuto, occorra il permesso della Sovrintendenza, pena dai tre mesi ai sei anni di reclusione e da 700 a 6 mila euro di multa.
L’iter è questo: i parenti del defunto che vogliono apportare modifiche alla lapide ne fanno richiesta ai marmisti, i quali a loro volta chiedono il permesso alla Sovrintendenza, che, accertata la fattibilità, concede l’autorizzazione (o meno).
Percorso un po’ tortuoso, e soprattutto lungo. Per questo, fino a poco tempo fa, veniva chiuso un occhio: era sufficiente il permesso del direttore del cimitero. Ma da poco più di un anno, le cose si sono complicate: la sicurezza del Verano è stata affidata alla Polizia municipale, in particolare al Nae (Nucleo Assistenza Emarginati) sotto la guida del comandante Di Ferdinando Claudio. Al quale non è andato giù che venissero fatti i lavori senza i permessi ‘canonici’.

«Il Comandante applica una norma del 1924, è vero che il Verano è un Bene architettonico, ma che centrano le lapidi?» si lamentano i marmisti. La posizione del Nae, invece, è inflessibile. Sembra che prima dell’arrivo di Di Ferdinando ognuno faceva un po’ come voleva: un ritocchino qua, una riverniciata là, il tutto senza permessi (della Sovrintendenza s’intende).

A mettere pace tra i due contendenti è intervenuta l’Ama che dal 1998 gestisce per conto del Comune i servizi cimiteriali. Dall’azienda fanno sapere che c’è massima disponibilità nei confronti delle piccole ditte (che senza i lavori di restauro rischierebbero il fallimento). Qualche giorno fa, infatti, c’è stato un incontro tra la Sovrintendenza di Stato, quella Comunale e la stessa Ama.

Gli interventi di restauro a carattere minuto all’interno del cimitero non devono necessitare dell’autorizzazione della Sovrintendenza: questa sembra la decisione finale. Manca, però, una comunicazione ufficiale, prima della quale, c’è da starne certi, le anime (quelle dei vivi) non si cheteranno. I marmisti ormai sono sul piede di guerra e i vigili, a loro volta, non si tirano indietro.

Da Libero del 8 aprile 2009

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