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“I pini di Roma ridotti a un cimitero”: l’affondo delle associazioni contro i tagli del Campidoglio

Dura denuncia del comitato CURAA sulla gestione della cocciniglia tartaruga tra la Capitale e il litorale di Ostia. Nel mirino i 7 milioni promessi nel 2021 e il "paradosso degli abbattimenti di alberi ancora sani"

“Ci risiamo: alla vigilia delle scadenze elettorali la politica torna a ricordarsi delle nostre pinete, ormai ridotte a cimiteri di alberi morti”. È un j’accuse senza sconti quello lanciato da Jacopa Stinchelli, presidente dell’associazione CURAA (Cittadini Uniti per Roma, i suoi Alberi e i suoi Abitanti), che riapre la polemica sulla gestione dell’emergenza legata alla Toumeyella parvicornis, la temibile cocciniglia tartaruga che sta decimando il patrimonio arboreo della Capitale.

Al centro dell’attacco ci sono le promesse formulate durante la campagna elettorale del 2021 dal sindaco Roberto Gualtieri, che aveva annunciato uno stanziamento straordinario di 7 milioni di euro per la cura e la salvaguardia dei pini domestici a Roma e sul litorale ostiense.

Promesse mancate e il paradosso delle motoseghe

Secondo il comitato civico, quegli impegni economici non hanno prodotto gli esiti sperati. Negli ultimi anni la parassitosi si è ulteriormente diffusa, finendo per compromettere i monumentali doppi viali alberati delle principali arterie consolari e vaste porzioni delle pinete di Ostia.

CURAA richiama la disciplina contenuta nel Decreto Ministeriale del 3 giugno 2021, che imponeva trattamenti fitosanitari ed endoterapici obbligatori, limitando le disposizioni di abbattimento ed estirpazione ai soli esemplari irrimediabilmente compromessi.

“La normativa esisteva già e forniva strumenti concreti”, incalza Stinchelli. “Oggi assistiamo invece al paradosso quotidiano di pini sani o ancora curabili che vengono abbattuti dalle motoseghe, mentre esemplari realmente secchi e pericolosi restano dimenticati in piedi lungo i marciapiedi”.

“Basta alibi sul clima”: scattano le azioni legali

L’associazione contesta la narrazione istituzionale che attribuisce la morìa esclusivamente al riscaldamento globale: se da un lato il clima aumenta la vulnerabilità della vegetazione, dall’altro non può trasformarsi in una giustificazione per la mancanza di prevenzione, monitoraggi e cure tempestive.

Le richieste avanzate al Campidoglio e al Dipartimento Tutela Ambientale si articolano in quattro punti chiave:

Perizie trasparenti: Certificazioni fitosanitarie documentate e rese pubbliche prima di ogni abbattimento;

Diagnosi puntuali: Distinzione rigorosa tra piante infette ma salve e piante morte;

Messa in sicurezza mirata: Rimozione immediata delle sole alberature a rischio crollo;

Cure endoterapiche veloci: Trattamenti sistemici urgenti sui pini salvabili.

CURAA ha annunciato l’avvio di iniziative legali presso le sedi competenti per verificare eventuali omissioni e responsabilità amministrative nella gestione dei pini romani, rivolgendo contestualmente un appello rigoroso alle grandi sigle ambientaliste come Legambiente e WWF, presenti ai tavoli tecnici istituzionali, affinché pretendano il blocco dei tagli indiscriminati e il rispetto rigoroso dei protocolli di cura.

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