Categorie: Ambiente
Municipi: , | Quartiere:

Sotto la cartolina dell’Appia Antica: la nuova frontiera dell’estrazione a Tor Fiscale

Nel reticolo di cunicoli ed ex fungaie tra Tor Fiscale e la Caffarella galleggiano tonnellate di olio minerale ed esausto

Mentre il dibattito cittadino s’infiamma sulle magnifiche sorti del Tevere balneabile — un grandioso piano da 400 milioni di euro per regalare ai romani il sogno di un tuffo d’autore entro il 2031 —,  c’è un piccolo dettaglio che continua a riposare nell’oscurità del nostro sottosuolo.

Un dettaglio di svariate centinaia di metri quadrati, adagiato in un’antica cava di pozzolana tra Tor Fiscale e la Caffarella: il nostro personale, autoprodotto e incontaminato giacimento di olio minerale ed esausto. Chi pensava che l’Urbe fosse priva di risorse energetiche si sbagliava.

Nelle viscere del Parco dell’Appia Antica non servono le trivelle del Texas: 

basta scendere di qualche metro nelle gallerie che un tempo ospitavano le fungaie per trovarsi di fronte a uno specchio d’acqua nero, denso e aromatico. 

Un’eccellenza idrocarbura locale nata grazie alla costanza di invisibili “Sversatori seriali” che per anni, da condotti di ventilazione e tombini strategici, hanno pensato bene di conferire la qualunque nel grembo della terra.

Il quadro idrogeologico che ne deriva è di rara raffinatezza tecnica. A soli tre metri di tufo poroso di distanza scorre la falda acquifera che alimenta il bacino dell’Almone.

Immagine di repertorio

Proprio lui, il fiume sacro dei Romani, dove i sacerdoti di Cibele lavavano le pietre sacre della Grande Madre. Oggi, più che i riti purificatori di un tempo, l’Almone rischia di vedersi convertito a riserva carburanti per autospurghi.

Ma la vera perla è contabile. Mentre per la bonifica e la messa in sicurezza delle ex fungaie ci si ritrova regolarmente di fronte alla solita litania dei “fondi che non ci sono” e delle caccia agli sponsor, per la cartolina fluviale del Tevere il portafogli si apre con generosità stellare.

Prima di sognare lidi dorati e sdraio sotto i ponti del centro, ci si potrebbe forse interrogare su cosa stia filtrando a pochi metri dalla falda nel parco archeologico urbano più grande del mondo.

L’estrazione del “greggio di Tor Fiscale” non entrerà nei bilanci dell’OPEC, ma resta la prova tangibile delle priorità nostrane: per la vetrina in superficie si stanziano i milioni, mentre sotto i piedi continuiamo a camminare col classico aroma di olio di quartiere.

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.


Sostieni il nostro lavoro indipendente
Anche un piccolo contributo fa la differenza

Un commento su “Sotto la cartolina dell’Appia Antica: la nuova frontiera dell’estrazione a Tor Fiscale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivi un commento