

Tra i promotori l'associazione Amici di Villa Borghese e una proposta giunta al sindaco Gualtieri con le firme di Abodi, Nepi Molineris e Giulio Napolitano
Il sogno newyorkese che strizza l’occhio ai privati, o l’ultimo disperato tentativo di sottrarre il patrimonio verde della Capitale all’incuria cronica.
C’è un’idea che negli ultimi tempi si muove nell’ombra delle stanze del potere romano e nei salotti ambientalisti, capace per la prima volta di mettere intorno allo stesso tavolo gli opposti schieramenti: consegnare la gestione di Villa Borghese a una Fondazione ad hoc, ricalcando l’esperimento del Central Park Conservancy di Manhattan.
L’obiettivo declared è creare un contenitore ibrido – a metà strada tra la tutela pubblica e la spinta manageriale – a cui affidare le chiavi, il portafoglio e il destino del parco monumentale più celebrato della città.
Da una parte si muovono le realtà territoriali, storiche sentinelle del decoro urbano. Il gruppo degli Amici di Villa Borghese accarezza il modello d’oltreoceano da tempo e ha cominciato a spulciare i codici per trovare la quadra normativa perfetta.
Un lavoro di cesello legale affidato alla giurista Stoppani – la stessa firma in calce alla durissima diffida recapitata di recente in Piazza del Campidoglio – per capire come sbarrare la strada alle speculazioni pur spalancando le porte a una governance esterna.
Ma il vero scatto in avanti si è consumato ai piani alti della politica. Sulla scrivania del sindaco Roberto Gualtieri è approdato un dossier riservato: non un semplice appunto di studio, ma uno schema operativo vero e proprio, completo di bozza di Regolamento.
A spingere sull’acceleratore sono stati il ministro dello Sport, Andrea Abodi, e il numero uno di Sport e Salute, Diego Nepi Molineris. La penna tecnica la raccomanda il nome: a redigere l’architettura statutaria è stato infatti Giulio Napolitano, tra i più stimati esperti di diritto amministrativo.
L’idea cardine della nascente Fondazione Villa Borghese si fonda su un incastro delicatissimo:
Inviolabilità dell’accesso: Mantenere salda la vocazione collettiva e la gratuità dell’ingresso, tutelando la storia botanica dell’area.
Svolta manageriale: Riorganizzare gli spazi per “mettere a reddito” la Villa, rendendola finanziariamente autonoma e al passo con le moderne esigenze di grandi eventi e manutenzioni straordinarie.
Un’operazione ambiziosa che promette di trasformare un luogo di eterno scontro politico nell’ennesimo laboratorio per la gestione del bene pubblico.
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