

Disposta l'eliminazione d'urgenza dell'ennesima pianta a fine vita. Ma tra boschi urbani mai nati, dimissioni dei progettisti e l'ipotesi (poi rientrata) degli alberi artificiali, la porta d'ingresso della Capitale continua a bruciare sotto la bolla del calore asfaltato.
Le motoseghe tornano a rombare proprio nel cuore nevralgico della Capitale, laddove il cemento e i cantieri giubilari hanno già ridisegnato la geografia del paesaggio urbano.
L’ultimo atto del ridimensionamento del patrimonio arboreo di piazza dei Cinquecento si consuma a fine agosto: a cadere sotto i colpi del taglio programmato è un esemplare di Pinus pinea, destinato all’abbattimento per azzeramento completo delle funzioni vegetative.
Una determina del Dipartimento Tutela Ambientale archivia la pratica con il consueto timbro del “carattere d’urgenza”, motivando l’affidamento a una ditta esterna con la tutela dell’incolumità dei passanti.
Nessun accenno traspare sulle cause del disseccamento: resta il sospetto del passaggio devastante della cocciniglia tartaruga — il parassita alieno che sta decimando la linea dei pini romani —, ma il dato politico e ambientale è ben più sostanziale.
Quello di oggi non è un episodio isolato, ma il tassello di un progressivo impoverimento del verde in una delle piazze più calde della città:
La scure sui fusti: Con questo ennesimo abbattimento sale a oltre venti il computo delle alberature storiche cancellate dall’area antistante la stazione Termini.
Il piano tradito: L’assetto originario del restyling promesso per l’Anno Santo doveva trasformare la piazza in un’oasi ecologica grazie alla creazione di un vero e proprio “bosco urbano”. Un’idea progressivamente ridimensionata e poi di fatto accantonata nei fatti.
Lo strappo degli architetti: Le varianti al ribasso sul fronte ecologico avevano già provocato una fragorosa spaccatura all’interno del team di progettazione. Lo Studio It’s, tra i vincitori del concorso internazionale di idee, ha preso pubblicamente le distanze dalla gestione del cantiere, denunciando il mancato rispetto dei criteri chiave sulla salvaguardia e il potenziamento delle essenze vegetali.
Nel tentativo di porre rimedio al microclima torrido creato dall’eliminazione dell’ombra naturale, durante la stagione estiva i tecnici del Campidoglio avevano accarezzato l’idea di installare i cosiddetti “alberi bioclimatici” — strutture artificiali ideate per abbattere l’effetto isola di calore.
L’ipotesi, finita nel mirino delle critiche per l’esborso economico che avrebbe comportato, è stata poi frettolosamente ritirata con la promessa di destinare i fondi unicamente alla piantumazione di alberi veri.
Intanto però, mentre l’asfalto arroventato di piazza dei Cinquecento perde un altro pezzo della sua copertura naturale, il saldo tra gli alberi tagliati e quelli realmente piantati rimane dramaticamente in rosso.
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