Inaugurato il Museo Pleistocenico di Casal de’ Pazzi a Roma

Lunedì 30 marzo dal sindaco Marino, dal presidente del IV Sciascia. La storia e le attrazioni della struttura, ad ingresso gratuito
Redazione - 30 Marzo 2015

Lunedì 30 marzo mattina è stato aperto il Museo Pleistocenico di Casal de’ Pazzi, l’ottavo museo gratuito della città. Un’autentica attrazione per scoprire la Roma di 200.000 anni fa calandosi in un paesaggio preistorico fatto di vulcani, elefanti e uomini cacciatori.

Il Museo di Casal de’ Pazzi è in via Ciciliano, all’incrocio con via E. Galbani. Conserva al suo interno una porzione dell’alveo di un antico fiume e contiene molti reperti archeologici, paleontologici ed archeologici, attraverso i quali è possibile immaginare un paesaggio preistorico scomparso.

Osserverà i seguenti orari: dal martedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle 14.00. Ultimo ingresso ore 13.00 (Ingresso contingentato, con prenotazione obbligatoria allo 060608, ogni ora max 30 persone). Sabato, domenica e festivi dalle ore 10.00 alle 14.00. Ultimo ingresso ore 13.00 (Ingresso contingentato, senza prenotazione, ogni ora max 30 persone)

Le visite guidate per gruppi sono con prenotazione obbligatoria allo 060608.

L’ingresso è gratuito. Altre info:  www.museiincomuneroma.it 060608 @MuseiinComune.

All’inaugurazione sono intervenuti il presidente del IV Municipio Emiliano Sciascia, il sindaco di Roma Ignazio Marino l’assessore alla Cultura Giovanna Marinelli, il Sovrintendente Capitolino ai Beni Culturali Claudio Parisi Presicce.

“Finalmente il Museo di Casal de’ Pazzi può essere aperto al pubblico tutti i giorni – ha affermato Il presidente del IV Emiliano Sciascia–, cosa che ci rende felici e che ci fa apprezzare anche il grande sforzo fatto fino ad ora dalla Sovrintendenza per tenere il sito vivo e attivo, dando la possibilità a tutte le scuole di Roma di visitarlo. Il Museo Pleistocenico sia un importante contributo di un Municipio di periferia alla cultura della città intera, poiché si di un sito unico nel suo genere. Ringrazio il Sindaco Ignazio Marino, l’assessore Giovanna Marinelli e la Dott.ssa Patrizia Gioia della Sovrintendenza per tutto l’impegno profuso e mi auguro che presto, anche il nostro Museo, possa essere inserito in un percorso cittadino sulla cultura, in maniera tale da dare lustro e importanza al Municipio IV che tanto ha creduto nel progetto”.

“Altro passo importante ora sarebbe l’apertura di Villa Farinacci, che ad oggi rimane chiusa malgrado i lavori siano terminati – ha aggiunto Sciascia –. Il nostro Municipio ha più e più volte sollecitato gli assessorati interessati per il passaggio di consegne al municipio stesso, questo purtroppo non è ancora avvenuto. Mi appello al Sindaco Marino affinché possa farlo accadere in tempi rapidi così da poter restituire alla cittadinanza un altro importante sito di interesse culturale esistente sul nostro territorio”.

Dar Ciriola

“E’ motivo di orgoglio che la struttura sia stata realizzata con tante competenze, come quelle della coordinatrice del Museo Patrizia Gioia e le eccellenze dell’università di Roma – ha detto il sindaco di Roma, Ignazio Marino – da oggi, inoltre, tutti i musei comunali saranno aperti 7 giorni su 7, come è stato deciso nel bilancio per il 2015. L’accesso gratuito del museo è importante perché la cultura deve diffondersi ovunque, anche nelle aree chiamate ‘periferie’ e che noi vogliamo ribattezzare ‘nuove centralità’. Il museo fa parte della vita di tutti, noi oggi, con questo museo, abbiamo messo davanti gli interessi della comunità”.

“In questo museo si parla di Roma quando Roma ancora non c’era. L’idea che ci sia un luogo come questo ha dello straordinario – ha affermato l’assessore alla Cultura e al Turismo di Roma Giovanna Marinelli – Il sito nasce dalla passione di persone come Patrizia Gioia, coordinatrice dello spazio, che è la madre di questo museo. Se questo posto vede la luce lo si deve all’attenzione del municipio ma anche all’affetto della gente”.

“Il sito è un’aggiunta preziosa ai luoghi museali della città – ha continuato Marinelli – Nelle aree di periferia c’è un’altra Roma che merita di essere scoperta. L’obiettivo che ci poniamo è di incuriosire il turista e spingerlo a tornare a vedere le ‘tante Rome’ che abbiamo davanti”.

 

BREVE STORIA DEL MUSEO

La storia del Museo di Casal de’ Pazzi parte da una zanna d’elefante. Rinvenuta nel 1981 durante i lavori di urbanizzazione della zona di Rebibbia, diede il via ad un’indagine archeologica su un’area di oltre 1.200 mq che portò alla luce il tratto di un antico alveo fluviale. Nel giacimento vennero scoperti più di 2000 fossili animali, appartenenti a specie impensabili oggi nella campagna romana (l’elefante antico, l’uro, l’ippopotamo, il rinoceronte), ma anche un frammento di cranio e oltre 1.500 manufatti in selce che testimoniano la contemporanea presenza di uomini.

Il sito risale a circa 200.000 anni fa e costituisce l’ultima testimonianza di una straordinaria serie di depositi pleistocenici che costellavano la bassa valle dell’Aniene, distrutti dall’avanzare della città.

I ritrovamenti suscitarono un immediato interesse tra gli studiosi, tanto da avviare un percorso di conservazione e valorizzazione dell’area. Dal 1996 il sito archeologico è stato preso in carico dalla Sovrintendenza capitolina e nel 2000 sono iniziati i lavori di costruzione dell’edificio del museo che oggi entra ufficialmente a far parte del Sistema Musei Civici dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma con i servizi museali di Zètema. Un Sistema estremamente diversificato che parte dall’archeologia e arriva all’arte contemporanea, riunendo 24 luoghi museali e siti archeologici di grande valore artistico e storico.

Nel corso degli anni gli archeologi del sito di Casal de’ Pazzi hanno consolidato un fortissimo rapporto con il territorio. Grazie al progetto La scuola adotta un monumento gli studenti del vicino Istituto Comprensivo di Via Palombini hanno prodotto ricerche, plastici, approfondimenti e condotto visite guidate per gli abitanti del quartiere. Il Municipio IV (ex V), le  associazioni culturali del quartiere, le cooperative sociali e i detenuti del vicino Istituto di Pena di Rebibbia hanno contribuito alla realizzazione della programmazione e degli allestimenti. Infine, negli ultimi anni, diversi studenti di archeologia de “La Sapienza Università di Roma” hanno svolto tirocini formativi arricchendo, con il loro entusiasmo e le loro idee, le attività di valorizzazione dello spazio.

Il Museo inoltre è completato dalle istallazioni realizzate dall’Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali del Consiglio nazionale delle ricerche: ricostruzioni 3D e interattive permettono di assistere all’inondazione dell’antico letto del fiume Aniene e di esplorare il paesaggio di 200.000 anni fa, nell’ambiente del paleolitico, fra i grandi elefanti che popolavano l’area di Roma in quell’epoca.

L’itinerario di visita

Prevede l’osservazione del letto del fiume dall’alto di una passerella. Suggestive proiezioni evidenziano progressivamente i grandi massi e i resti fossili del giacimento tra cui zanne lunghe fino a 4 metri, denti e vertebre. Un inaspettato paesaggio “archeologico” nel pieno della città moderna i cui misteri vengono svelati con l’ausilio di una voce fuori campo. Quindi i visitatori vengono portati ad immaginare ciò che non c’è più: l’alveo si riempie di acque virtuali e un filmato ricostruisce il paesaggio pleistocenico con il fiume, le piante, gli animali e una rappresentazione 3D dell’elefante antico mentre, in sottofondo, un uomo che 200.000 anni fa viveva in quei luoghi racconta il suo mondo.+

Nello spazio esterno coperto da una pensilina, alcuni pannelli sintetizzano l’evoluzione dei paesaggi e della vita nella campagna romana a partire da 3 milioni di anni fa quando a Roma c’era il mare. Nella sala espositiva è possibile ammirare alcuni dei reperti rinvenuti nel giacimento ed utilizzare la Pleistostation, un touch screen ricco di questionari, giochi, ipertesti e filmati per confrontarsi in modo ludico e interattivo con le tematiche affrontante del corso della visita.

L’area esterna al museo ripropone un giardino pleistocenico: la ricostruzione dell’insieme floristico che poteva caratterizzare le sponde dell’Aniene circa 200.000 anni fa da rivivere percorrendo un sentiero che richiama un percorso fluviale. Infine, tre aree di sosta sono dedicate alla realizzazione di laboratori didattici ed eventi.

(Dalla cartella stampa del Comune di Roma)

Foto di Angelo Cinat

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