

Daniele De Santis, l’ultrà giallorosso accusato di avere sparato a Ciro Esposito la sera del 3 maggio nei pressi dello stadio Olimpico, sarebbe stato accoltellato. Ciò emerge non solo dal referto stilato il 15 settembre dall’ospedale Belcolle di Viterbo, dove il tifoso della Roma venne trasferito per motivi di sicurezza il 25 giugno all’ufficialità della morte del ragazzo partenopeo, ma anche in precedenza.
Tale perizia, infatti, – dalle indagini della procura di Roma- era stata già refertata a Regina Coeli, quando l’8 giugno il reparto medico della struttura penitenziaria romana aveva evidenziato che sul corpo di De Santis erano presenti delle ferite da taglio ai fianchi oltre che ad un’altra alla testa. La procura di Roma ha anche aggiunto che il coltello a serramanica trovato sulla scena del crimine apparterrebbe proprio ai tifosi partenopei con i quali De Santis si sarebbe scontrato. Inoltre, la perizia del Racis avrebbe trovato delle tracce di sangue di De Santis proprio su questo coltello. Ciò avallerebbe l’ipotesi degli avvocati difensori dell’ultrà, che affermano che il proprio assistito ‘sia stato costretto a sparare poiché aggredito e ferito’’.
Ciò che appare incongruente quanto inspiegabile agli occhi della famiglia di Ciro Esposito, è come sia possibile che l’ospedale Gemelli, dove fu ricoverato d’urgenza l’ultrà della Roma la sera del 3 maggio, non abbia rilevato alcun taglio ma ‘solamente’ le varie fratture dovute agli scontri avvenuti a Tor Di Quinto. Allo stesso modo, gli avvocati di Ciro Esposito affermano che De Santis avrebbe dichiarato agli inquirenti solo di ‘aver ricevuto un sacco di botte’.
Queste le parole di sdegno della madre nei confronti di una vicenda che piuttosto di trovare il colpevole della morte del figlio, giorno dopo giorno si fa sempre piu’ misteriosa e piena di ombre:’’ Quando sento tirar fuori notizie come quella dei tagli sul corpo di De Santis mi sento ferita come donna, come mamma e come cittadina. Noi comunque ci fidiamo della giustizia e siamo sicuri che alla fine la verità verrà a galla. Enzo Esposito, zio della vittima, è andato giu’ duro contro le ipotesi che vorrebbero De Santis, ‘essere stato costretto a sparare poiché aggredito e ferito’:’Ogni volta che c’è un passo avanti nelle indagini riparte la cortina fumogena. Rimane il buco nero di De Santis. È stato ricoverato in tre ospedali e non sono mai state trovate ferite da coltello. Le domande che ci poniamo sono tante: perché è stato espulso dagli ultrà della curva della Roma? Chi stava con lui quando è stato ferito Ciro? Come mai a Brescia De Santis viene visto accoltellare un funzionario di polizia ed alla fine viene assolto?”. “Ecco perché noi riteniamo che De Santis sia protetto da servizi deviati collusi con la destra eversiva. Sapete perché è soprannominato Gastone? Perché esce indenne da tutti i processi”.
Le indagini proseguono, ma la vicenda appare tutt’altro che prossima alla soluzione, provocando le sofferenze da parte dei cari di Ciro Esposito per la continua esposizione mediatica e per le continue versioni riguardo a come siano andati i fatti quel maledetto 3 maggio 2014. ‘Mio figlio è morto ed io in suo nome chiedo che negli stadi non ci siano più discriminazioni ed insulti. Tutte le tifoserie dovrebbero essere gemellate. Da mamma di un tifoso sano vorrei che tutti quelli che vanno negli stadi possano essere sani. E per questo mi batterò”. Queste le parole di Antonella Leardi, l’unica persona che al momento sta davvero provando a combattere il cancro del calcio: la violenza dentro e fuori gli stadi.
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