

L'incidente a Centocelle. L'autista, da 7 anni a Trambus, è risultato negativo ai test tossicologici
Una ragazza di 13 anni, Angelica C., è stata investita e uccisa a Roma intorno alle 18.30 del 30 aprile 2009 da un autobus Atac della linea 451 mentre attraversava la corsia preferenziale di via Palmiro Togliatti all’angolo con via dei Sesami, nel quartiere di Centocelle. Secondo diverse testimonianze la ragazza avrebbe attraversato la strada di corsa mentre sopraggiungeva il mezzo: soccorsa dall’Ares 118, è morta durante il trasferimento in ospedale.
L’autista, F. B., ha 33 anni e da sette lavora per Trambus. L’azienda parla dell’uomo come un dipendente con un ottimo curriculum, mai con un giorno di assenteismo, e si dice sicura che si sia trattato di una disgrazia.
Angelica C. stava andando a un appuntamento con alcuni amici: lo hanno detto alcuni vigili urbani. La ragazza abitava nel quartiere Centocelle e frequentava la scuola media San Benedetto, a poca distanza dal luogo dell’incidente. Una frenata lunga 10-12 metri è quanto rimasto impresso in via Togliatti: il segno, dicono i vigili urbani, del tentativo di evitare l’impatto da parte del conducente dell’autobus lungo 18 metri e snodato. Angelica, stando alle testimonianze raccolte dagli agenti e dalle dichiarazioni dell’autista, ha attraversato la corsia dedicata ai mezzi pubblici in un punto dove non c’erano le strisce pedonali. L’attraversamento pedonale con semaforo è a 50 metri in direzione del quartiere Cinecittà, dove era diretto l’autobus, e 30 metri prima di un attraversamento pedonale senza semaforo.
L’autista in stato confusionale dopo la tragedia. «Già due auto l’avevano schivata. Io ci ho provato ma non ci sono riuscito» ha detto a un collega il conducente dell’autobus della linea 451. Il collega ha aggiunto che F.B., dopo l’incidente, «era in stato confusionale e non aveva realizzato ciò che era accaduto».
L’autista è risultato negativo agli esami alcolemici e tossicologici. L’autobus è stato sequestrato. In serata sul luogo dell’incidente erano ancora visibili tracce di sangue.
Il pianto del fratello e dei parenti. «Non ci posso credere». Riesce a dire solo questo, singhiozzando, il fratello di Angelica. A cercare di rincuorarlo alcuni parenti e conoscenti che, insieme a lui, in lacrime e disperati, sono arrivati al Policlinico Casilino dove è stata portata la salma della ragazza. «Io non posso vivere senza mia figlia. Mi hanno ammazzato la mia bambina» ha gridato la mamma della giovane. «Come faccio adesso? – dice la mamma – Non posso sopravviverle». «Non ci posso credere, non è possibile» si dispera il fratellino.
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