

L’anziano personaggio di Capestrano sfilerà a fianco di Franco Marini ex Presidente della Camera al raduno degli Alpini che si svolgerà il 25 agosto 2013 nel paesino abruzzese
Mentre fervono i preparativi del raduno degli alpini che si svolgerà il 25 agosto a Capestrano (AQ) ho intervistato grazie alla figlia Nadia, il 98enne Pasquale Tresca, baluardo del Gruppo Storico Alpini di Capestrano, e uno dei nonni degli Alpini d’Italia.
L’intervistato non dimostra per nulla l’età veneranda che ha, è ben vestito, di robusta corporatura, i capelli un po’ mossi bianchissimi, gli occhi azzurri ed espressivi, lo sguardo intenso e penetrante, un bel sorriso, ottima memoria, accogliente e disponibile.
Unico lato non positivo, lo registro con tristezza, il nostro alpino ha perso quasi completamente la vista, anche se si muove agevolmente nella sua casa.
Dopo averlo ringraziato per il privilegio della concessione di questa intervista e dopo aver spiegato al signor Tresca il mio interesse per l’intervista, che è semplicemente il desiderio di ascoltare dalla viva voce di un personaggio storico, le sofferenze, le angherie e i pericoli vissuti nel periodo del secondo conflitto mondiale, e di cercare poi con modestia di trasmettere le mie emozioni al lettore.
Pasquale Tresca, è stato un uomo valoroso come moltissimi militari coinvolti nel secondo conflitto mondiale. Degne persone che finita la guerra non hanno poi avuto il giusto riconoscimento che quegli eroi meritano.
Il nostro Alpino molto volentieri inizia a raccontarmi la sua storia.
“Mi chiamo Pasquale Tresca, sono nato a Capestrano il 5 gennaio 1915, ho iniziato la vita militare il 16 aprile 1936 nel Distretto Militare dell’Aquila e sono stato assegnato al nono reggimento battaglione del corpo degli Alpini. In un secondo tempo sono stato trasferito presso la caserma di Sulmona, e in seguito fui inviato a Plezzo in provincia di Gorizia, dove il battaglione Alpini Aquila iniziò l’addestramento per partecipare alle grandi manovre, una preparazione militare in caso di un’eventuale invasione di altre nazioni”.
“L’addestramento – prosegue Tresca – durò pochi giorni perché tutto il battaglione fu trasferito a Napoli per partecipare alla parata militare del 1 luglio 1936 indetta in onore della visita del Duce e del Principe di Savoia. Dopo questo massacrante viaggio verso il sud (con i precari mezzi dell’epoca), finita la parata, siamo tornati a Gorizia per partecipare di nuovo alle grande manovre, ma per fortuna ottenni il diritto al congedo anticipato per motivi di famiglia. Dopo un anno questa agevolazione mi fu revocata e fui inviato a Napoli per raggiungere via mare il porto africano di Massaua”.
“Una volta sbarcati abbiamo camminato per ore nel deserto prima di raggiungere il forte di Makallè, con il compito di proteggere il fortino, controllare e pattugliare la zona infestata dai ribelli, inoltre – aggiunge il nostro interlocutore – io e i miei amici di sventura avevamo anche altre mansioni, la manutenzione del forte e il ripristino del cimitero militare. Le forze per adempiere, a questi compiti ci venivano dalla speranza di terminare il periodo di vita militare e tornare in Italia. L’obbiettivo svanì nel 1939 perché ci fu riferita la notizia dell’occupazione della Polonia da parte della Germania. Così, dopo gli avvenimenti successivi a questo evento e la decisione di Mussolini di entrare in guerra a fianco dei tedeschi, per cinque mesi abbiamo affrontato duri combattimenti contro gli inglesi, molto più numerosi e ben equipaggiati di noi, in possesso di armi sofisticate e abbigliamenti adeguati agli sbalzi di temperatura del deserto”.
“Un periodo di grande sofferenza – racconta il nostro alpino – per i duri combattimenti e le difficoltà di ricevere rifornimenti di acqua e cibo. Con grande difficoltà ci ritirammo a Massaua, e tenere le posizioni fino al 2 aprile 1942, giorno in cui fummo presi prigionieri dagli inglesi i quali ci fecero salire su un battello e ammassati come bestie ci trasferirono a Sudan. Una volta sbarcati fummo costretti a percorrere tre chilometri nel deserto prima di raggiungere il campo di prigionia dell’Aia. Dopo tre mesi altro trasferimento via mare nelle medesime condizioni, mancanza di spazio, poca acqua e poco cibo in questo viaggio. Inoltre abbiamo viaggiato in mezzo agli escrementi tanto è vero che una volta raggiunto Durban sempre nel territorio africano, le autorità del posto prima d’inviarci nel campo dei prigionieri nei pressi di Pretoria ci costrinsero a effettuare la disinfestazione per evitare il pericolo di un’epidemia”. ”
“I quattro anni di prigionia a Durban – prosegue Tresca – sono stati difficili, per i soprusi e le angherie subite. Finalmente nel 1946 fummo liberati e riportati in Italia, questa volta con un transatlantico ma sempre ammassati nella stiva. Arrivati a Napoli dopo un rapido interrogatorio delle autorità italiane, ricevemmo un compenso di 10.000 lire e dei nuovi vestiti. Con enormi peripezie il 18 luglio 1946 sono riuscito ad arrivare al mio amato Capestrano, dove trovai disoccupazione e miseria e nessun beneficio per gli anni trascorsi lontano dalla mia famiglia”.
Il 23 ottobre 1948 per il sostentamento della mia famiglia fui costretto – sospira il nostro interlocutore – a emigrare prima in Belgio per lavorare nelle miniere di carbone, dopo due anni per migliorare la situazione sono andato in Venezuela e in seguito per un riavvicinamento sono andato a lavorare in Svizzera. Finalmente nel mese di agosto del 1977 sono tornato definitivamente a Capestrano per godermi la famiglia”.
A conclusione dell’intervista il signor Tresca mi confida che le manifestazioni come quelle del 25 agosto sono belle e importanti: “Sarà un onore per me sfilare a fianco di tante personalità; resta comunque il fatto che non ho mai ricevuto nessuna onorificenza dal Governo Italiano per gli anni trascorsi in guerra”
Quest’ultima frase, espressa con amarezza dal mio interlocutore mi ha rattristato ancor più del racconto della sua vita sotto le armi.
Un antico proverbio dice che finché c’è vita c’è speranza”. Speriamo quindi e, ci auguriamo che, prima che il nostro Eroe superi i cento anni e qualcuno si ricordi di lui.
Per il nostro alpino Pasquale Tresca sarà una giornata emozionante, quella in cui potrà sfilare con tanti commilitoni e a fianco di Franco Marini ex Presidente della Camera, “ma al di fuori di queste manifestazioni, – denuncia con amarezza Tresca – in tanti anni dal Governo Italiano non ho ricevuto nessuna onorificenza, nessun riconoscimento.
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