Diluvio: “Ragazzi, se desiderate davvero qualcosa lottate per ottenerla”

Intervista al giovane rapper romano che dalla periferia ha realizzato il sogno di fare musica

Sguardo gelido e rime taglienti. E’ questo il ritratto del giovane rapper Diluvio, nato e cresciuto nella Capitale, precisamente nel quartiere di Tor Bella Monaca, anche se nelle sue vene scorre sangue danese. Marco (vero nome dell’artista) scopre la passione per la musica durante l’adolescenza iniziando a studiare canto e chitarra, ma ben presto si affida alle rime per comunicare le sue emozioni.

E così in poco tempo si fa strada all’interno della scena hip hop romana, grazie alla pubblicazione del mixtape “La gente parla” con 23 tracce contenenti skit realizzati da alcuni esponenti della scena rap italiana come Noyz Narcos, Inoki e ‘Nto.

Nel 2009 esce in free download l’ep “A testa alta”, a cui fa seguito due anni dopo “O tutto o niente”. Il 2012 vede invece l’uscita del doppio street album “Dannato&Odiato”. Entrato a far parte della squadra della casa discografica romana Quadraro Basement sta ora lavorando all’album della svolta, dal titolo “Emergente”.

Proprio del suo prossimo lavoro ci parla in quest’intervista, in cui racconta anche la voglia di rivalsa dei giovani di periferia, il desiderio di far conoscere la sua musica al grande pubblico e il rapporto con il suo quartiere.

Diluvio, vuoi raccontarci cosa spinge un giovane di periferia ad avvicinarsi alla cultura rap?

Spesso un artista inizia ad approcciarsi ad una cultura quando sta soffrendo: l’arte diventa una valvola di sfogo. Così come un pittore dipinge, ad esempio, un musicista fa musica: scopre di avere un talento ma soprattutto che può sfruttarlo per esorcizzare il suo dolore.

Perchè hai deciso di scegliere questo nome d’arte?

Ho scelto questo nome fondamentalmente grazie ad una gag per strada nata con un mio amico… avevo 15 anni. In realtà però il nome “Diluvio” può essere associato a molti aspetti della cultura rap come “Diluvio di rime”, “Diluvio di stile”, “Diluvio di flow” e così via.

diluvioSe dovessi presentarti attraverso una canzone, un libro e un film quali sarebbero?

Se fossi una canzone sarei “99 Problems” di Jay Z… sopratutto per il titolo, un film “Shutter Island” di Martin Scorsese e un libro “Tutti gli occhi su di lui” di Michele Vaccari.

Ti sei fatto conoscere dal pubblico con una canzone dedicata alla tua città, dal titolo “Roma”. Quale rapporto hai con il tuo quartiere d’origine? 

Il mio è un quartiere difficile ma ci ho sempre convissuto in serenità. Da piccolo trascorrevo molto tempo in strada perché i miei genitori lavoravano tutto il giorno. Andavo a trovare mia madre a lavoro, ovvero stavo sempre in giro per Tor Bella Monaca. Vivevo appieno la “vita da strada”. Ora che sono cresciuto, le cose sono piuttosto cambiate (e migliorate). Sono quasi sempre chiuso in studio o da qualche parte a scrivere e praticamente esco solo per lavoro! Va bene così però!

Cosa vuoi comunicare con le tue rime ai ragazzi della generazione d’oggi?

Ai ragazzi di oggi, alla mia generazione, voglio comunicare che se si desidera davvero qualcosa e si lotta per ottenerla, prima o poi il sogno s’avvera. So che può sembrare una banalità ma io ne sono un testimone diretto: sognavo di fare musica e l’ho fatta. La passione, quella vera e ardente, è la chiave che ti permette di aprire tutti i portoni che vuoi. Bisogna lottare tanto, credere in se stessi ed essere determinati nel raggiungimento di un obiettivo.

Da diverso tempo l’hip hop è entrato a far parte anche dei talent show. Proveresti mai a proporti come concorrente per espandere il tuo seguito?

Perchè no?! Ormai la visibilità è tutto. E sicuramente la tv è diventata uno dei mezzi più veloci per arrivare al grande pubblico. Io vorrei portare la mia musica e le mie parole il più lontano possibile, a più gente possibile, quindi sicuramente non escluderei questa opportunità.

Cosa dobbiamo aspettarci dal progetto “Emergente”, in uscita per la casa discografica Quadraro Basement?

Tanta buona musica e ricerca accurata di nuove sonorità. E’ un disco autobiografico e personale con tracce all’apparenza eterogenee ma in realtà legate da un filo conduttore: la trasparenza e la chiarezza. Ho cercato di parlare alla gente senza filtri, direttamente dalla mia testa alle vostre orecchie.

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