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Italia a picco: nel 2009 crescita a -4,4% e debito a 113%

Ue corregge le stime. Tremonti: "è un'opportunità di sviluppo", Confconsumatori: quest'anno 2800 euro in meno a famiglia. Regione Lazio: fondo da 60 mln per stabilizzazioni

L’economia italiana cola a picco. La Commissione europea ha, infatti, corretto le stime dichiarate precedentemente, assestando una clamorosa sferzata al Pil italiano ridimensionato al -4,4% per il 2009 e +0,1% nel 2010. Nell’inverno scorso era previsto al -2% circa e le precedenti stime per l’anno prossimo erano più ottimistiche: segnavano +0,3%.

La Commissione prevede inoltre un deficit in costante crescita: 4,5% nel 2009 e 4,8% nel 2010; circa un punto percentuale in più rispetto alle stime precedenti. Corretto, di conseguenza, anche il debito pubblico che nel 2009 toccherà il 113% e nel 2010 il 116%. Insomma, situazione pessima per lo Stivale che – nonostante il -4% di Eurolandia – si conferma uno dei fanalini di coda dell’Ue e fa un balzo indietro riportandosi ai livelli degli anni Novanta. Il peggio è tutt’altro che passato: siamo proprio nell’occhio del ciclone.

Ma per il Governo centrale, come al solito, le cifre sono diverse. Secondo i numeri del centrodestra, infatti, pubblicati nella Relazione Unificata prodotta da Montecitorio, il Pil subirà un calo che si fermerà al 4,2%, non di più, mentre per il prossimo anno centrerà la prima previsione Ue a +0,3%. In merito al deficit – sempre secondo il Governo – non andremo oltre il 4,6% nel biennio 2009/2010. In definitiva, la maggioranza di centrodestra mantiene la linea (più politica che altro) della “situazione sotto controllo”, che andrà migliorando col tempo. Ma molti cominciano a nutrire seri dubbi.

Nel resto d’Europa la situazione non è migliore (correzione di previsione: -4% nel 2009) con Irlanda, Germania e Finlandia in caduta libera – l’Irlanda raggiungerà addirittura il -9% –. Reggono relativamente bene, invece, la Spagna (-3,2%) e la Francia (-3%).

“Il Governo ha fatto troppo poco di fronte a una crisi come questa”, ha dichiarato Guglielmo Epifani, segretario nazionale Cgil, il 29 aprile scorso. Tutti gli altri Paesi, ha ricordato, hanno fatto molto di più, anche se “non sempre fare di più significa fare meglio, ma certo se non ci metti le risorse non puoi neanche provare a fare meglio”. La maggioranza si è mossa in ritardo, forse sottovalutando la crisi o sopravvalutando la ricchezza pro capite, restando a guardare mentre grandi aziende ma sopratutto piccole e medie imprese licenziavano o chiudevano i battenti. Lo dimostra, ad esempio, il boom del +400% del ricorso alla Cassa Integrazione straordinaria nel Lazio. “Se (il Governo) vesse fatto a novembre quello che ha fatto a febbraio non avremmo avuto due mesi con un buco industriale così pesante”, ha detto Epifani.

Non è così che si porta avanti un Paese, con “il gioco delle tre carte”, spostando in continuazione risorse “da un capitolo all’altro del bilancio”; in questo modo “il Governo non aiuta il nostro Pil a decrescere un pò eno, quindi la decrescita del nostro Pil sarà solo frutto delle tendenze sostanzialmente automatiche del mercato e dell’interazione con gli altri andamenti economici”. In pratica, se il Pil decresce un poco lo dobbiamo solo a fortunate coincidenze del mercato, e lo dimostra il fatto che la stima sulle retribuzioni mensili è fortemente altalenante – questo mese, ad esempio, è positiva ma ciò non è collegato ad una crescita reale del Pil.

Dello stesso avviso Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, della Federconsumatori, che sottolineano come “una caduta simile comporta minore ricchezza per il paese di circa 70 miliardi e per ogni famiglia di 2.800 euro”. Questa situazione, continuano gli esperti dell’associazione, ha bisogno di “risposte ben più reali e concrete da parte di un governo che sino ad ora ha cercato di edulcorare la crisi ed oltretutto in questi ultimi giorni addirittura affermando che questa è in via di superamento”. Non è questa la strada, dicono. “Quello che noi riteniamo si debba fare – hanno infine dichiarato nella nota rilasciata il 2 maggio – è un intervento più determinato sul potere di acquisto delle famiglie che attraverso una detassazione del reddito fisso di almeno 1200 euro annui, possa aumentare la domanda di mercato quale importante leva per la ripresa economica e sociale del Paese”.

Ma per Giulio Tremonti la crisi non solo non sembra così grave, ma addirittura “rappresenta un’opportunità di cambiamento e di sviluppo per l’Italia, un’opportunità che dev’essere colta”. Non appena passerà la crisi, si legge ancora nella nota del 2 maggio – l’Italia conterà su una base economica più solida. In definitiva il messaggio che sembra veicolare è che non dovremmo farci terrorizzare da questa crisi ma, anzi, ringraziare il cielo che sia giunta. L’Italia, sostiene il Ministro, è in una posizione forte. 

Intanto, dalla Regione Lazio arrivano manovre anticrisi come l’istituzione di un fondo specifico "per favorire – dichiarano dall’Assessorato al Lavoro, Pari opportunità e Politiche giovanili di Alessandra Tibaldi – interventi mirati all’assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici e lavoratori da parte delle imprese operanti sul territorio regionale”. "La priorità – continua poi la Tibaldi – è data alle imprese che lavorano e sono disponibili alla stabilizzazione dei lavoratori nelle “aree di crisi occupazionale individuate dal Tavolo interassessorile regionale”, cioè quelle zone dove famiglie e singoli sentono di più gli effetti della disoccupazione (o dell’occupazione precaria), in relazione a diversi fattori come il reddito medio, i servizi, le infrastrutture, ecc. “Il fondo – ha poi chiosato – è costituito da risorse finanziarie pari a 60 milioni di euro per il triennio 2009-2011”.

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