

Blitz notturni in abitazioni di over 80, ostaggi immobilizzati, botte anche quando il bottino era irrisorio
Un colpo dietro l’altro, fino al grande salto: la rapina al supermercato Pewex di San Cesareo, il 12 aprile, sarebbe dovuta essere la svolta per la banda. Un piano studiato nei dettagli, dicono gli investigatori, e organizzato da una cella: da lì Satomi Hadzovic avrebbe impartito ordini, coordinato movimenti, scelto complici.
Al suo fianco, fuori dal carcere, la compagna G.R, l’amica A.H e M.H, quest’ultimo era l’uomo incaricato di garantire una via di fuga sicura verso il campo nomadi di via dei Gordiani, dove spartire i 26 mila euro dell’incasso e far perdere le tracce del gruppo.
Non era un episodio isolato. La rapina sulla Casilina, secondo gli inquirenti, segnava il salto di livello di un gruppo che negli ultimi mesi aveva disseminato violenza tra i quartieri più fragili della Capitale. Bersagli preferiti: gli anziani, soli in casa, indifesi.
E i racconti raccolti dai carabinieri parlano di incursioni brutali, rapide e spietate: porte sfondate, minacce sussurrate all’orecchio, coltelli e piedi di porco usati per terrorizzare e immobilizzare. Tutto per bottini minimi, a volte poche decine di euro.
Il punto di non ritorno arriva il 24 febbraio. È pomeriggio quando un’81enne, nel suo appartamento di via Romolo Balzani, a Torpignattara, si trova davanti M.H, detto “Dollaro”: vent’anni, considerato il capo della “manovalanza” più violenta.
Con lui c’è un minorenne, oggi affidato a una comunità. Lei prova a reagire, lui la blocca. E la minaccia: «Se non stai zitta, ti sparo, ti ammazzo».Parole che, secondo i carabinieri che ascolteranno le intercettazioni, rimbalzano negli auricolari insieme alle urla soffocate della donna.
Gli inquirenti descrivono un’escalation inquietante: blitz notturni in abitazioni di over 80, ostaggi immobilizzati, botte anche quando il bottino era irrisorio. «Scene drammatiche» mormora chi ha visionato gli atti. Le pattuglie captavano in diretta le comunicazioni dei pali fuori dalle case, mentre all’interno le vittime imploravano pietà.
Pezzo dopo pezzo, la mappa del gruppo è stata ricomposta. Nomina, spostamenti, ruoli: fino all’identificazione di tutti i membri e allo smantellamento definitivo della banda.
Un’operazione che, sottolineano gli investigatori, ha messo fine a settimane in cui interi quartieri vivevano con la paura di aprire la porta, di camminare da soli, di addormentarsi la sera.
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