

Un gruppo capace di trasformare i ponti del quartiere in un fortino dello spaccio, con regole non scritte e una rete che arrivava fino a Centocelle e Ostia
Al Laurentino 38 non servivano presentazioni: bastava sussurrare un nome, un soprannome, e tutti sapevano a chi ci si riferiva. La chiamavano “la batteria che fa spavento”, e non a caso.
Un gruppo capace di trasformare i ponti del quartiere in un fortino dello spaccio, con regole non scritte e una rete che arrivava fino a Centocelle e Ostia.
Ora quella stessa batteria rischia di pagare un conto pesantissimo: oltre due secoli di carcere. È la richiesta formulata dal pm Carlo Villani per 17 imputati, tutti coinvolti nell’indagine che a gennaio, con un blitz della Guardia di Finanza, aveva fatto scattare 27 arresti.
Gli indagati hanno scelto il rito abbreviato, ma le pene chieste restano severe. Secondo gli investigatori, al comando c’era R.I., conosciuto come “Bestia” o “Re del Grilletto”: un soprannome che racconta già molto.
Al suo fianco, il fratello Antonino, detto “Zampa” o “Tonino Spiderman”, a conferma di una leadership familiare che sapeva imporre il proprio peso nelle piazze più redditizie.
Ogni zona aveva il suo “capo”: in via Melville regnavano gli Iaria; in via Gogol era di casa G.S., con solide radici calabresi; in via Domenico Giuliotti muoveva i fili C.C. Una ragnatela di rapporti e alleanze che teneva insieme il quartiere e ne garantiva il controllo.
E poi c’era il “codice dei soprannomi”: il Roscio, il Biondo, l’Idraulico, l’Avvocato, Zio Taxi, Pippa, Skikki. Figure quasi leggendarie che, dalle intercettazioni, emergono come pedine fondamentali di un sistema che non lasciava nulla al caso.
Il Laurentino 38, insomma, non era solo cemento: era il cuore di un’organizzazione che sapeva muoversi come un’unica creatura. Adesso, però, quella creatura rischia di spegnersi sotto il peso della giustizia.
Con le richieste di condanna arrivate sul tavolo, la “batteria che fa spavento” potrebbe presto diventare soltanto un ricordo, inciso nelle carte di un processo che punta a smantellare, pezzo dopo pezzo, uno dei gruppi più temuti della Capitale.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.