La Cgil invade San Giovanni

Camusso: "Risposte o sciopero"

Sabato 27 novembre, in piazza San Giovanni a Roma, si è svolta la manifestazione nazionale organizzata dallla Cgil. Il neo segretario generale della Cgil, Susanna Camusso Camusso è stata accolta con entusiasmo dai manifestanti tra cori e applausi.

Intorno alle 13, dopo avere preso parte al corteo partito da piazza della Repubblica, la leader della Cgil ha raggiunto la testa del corteo, che ha preso il via da piazzale dei Partigiani, dove ha incontrato brevemente e salutato, con una stretta di mano, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, e il presidente del partito, Rosy Bindi. Dopodiché, la Camusso ha ripercorso a ritroso lo stesso corteo, per salutare le varie delegazioni regionali e provinciali provenienti da tutta Italia.

Prima di salire sul palco, parlando del piano per il futuro della Fiat, la Camusso ha detto che «bisogna lavorare sulle proposte», rivolgendosi al segretario nazionale della Fiom, responsabile del settore Auto, Giorgio Airaudo. Questa la risposta: «Noi le proposte le facciamo, vediamo se il foglio è bianco», in riferimento alle dichiarazioni fatte dall’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne. Il leader della Cgil ha sottolineato che «bisogna provare a inserirsi», al che Airaudo ha replicato: «Ci proviamo».

Poi, nel suo primo intervento in piazza come leader, la Camusso, eletta alla guida della Cgil lo scorso 3 novembre, s’è dimostrata soddisfatta del “pubblico” che aveva davanti: «I numeri ci dicevano che sarebbe stata una grande manifestazione: eccola qua». Poi ha detto «Questo Paese non merita questa classe politica, questo degrado, questa esibizione di machismo e virilità, questo governo dei potenti». «Questo Governo – ha aggiunto Camusso – tanto ha parlato ma in due anni non ha fatto nulla per l’occupazione, il lavoro e il futuro».

«Non si dica che questo è un Paese di clandestini, sono le leggi di questo Paese che li stanno rendendo clandestini, negandogli i diritti». Ha detto Susanna Camusso, riferendosi al ministro dell’Interno, Roberto Maroni.

«Il ministro – ha continuato – con una grande faccia tosta, ha dichiarato che c’è un articolo di legge, anche in questo caso un articolo 18, che dice che tutti quei lavoratori irregolari che denunciano il datore avranno il permesso di soggiorno. Questo non è possibile, perché nel momento in cui lo fanno diventano clandestini».

«È il Paese per cui abbiamo scioperato e continueremo a scioperare. Questo è il Paese per cui siamo in piazza oggi e per cui ci saremo domani. È il Paese della pazienza e della tenacia», «questo è il Paese dove le ragazze ed i ragazzi non dovrebbero avere un futuro peggiore del nostro. È l’altra Italia».

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