La realtà dei Covid Hotel romani

Intervista alla Vice Presidente di Federalberghi Roma, Antonella De Gregorio
Patrizia Artemisio - 27 Novembre 2020

C’è in Vietnam, precisamente ad Hanoi, un albergo placcato d’oro. Non è mica uno scherzo: dalla piscina sul tetto, all’ascensore come un lingotto, lavandini, water, rubinetti, docce, tutto interamente ricoperto d’oro 24 carati. Realizzato e pronto per accogliere i turisti di un Gran Premio di Formula Uno che non si farà.
La catena statuntense Hilton intanto guadagna il terzo posto nella classifica World’s Best Workplaces 2020, definendosi quale miglior catena alberghiera in cui lavorare, esattamente quando il lavoro non c’è. Per giunta, se tutte le strade portano a Roma, sembra non ci sia più nessuno a percorrerle.
Alcuni alberghi della città eterna hanno smesso di aspettare il forestiero per accogliere senza riserve chi non lo è. Si tratta degli Hotel Covid che, a sostegno della comunità che da sempre rappresentano, consentono di limitare i contagi sul nostro territorio ospitando persone positive in quarantena.
Il modo in cui si sono organizzati per l’espletamento di questo importante servizio sociale, ce lo racconta Antonella De Gregorio, Vice presidente di Federalberghi Roma e titolare del Covid Hotel Urban Garden (via di Rebibbia 18/34 zona Ponte Mammolo sulla Tiburtina).

I positivi che alloggiano in hotel sono soltanto asintomatici o anche malati con sintomi lievi?

“All’Urban Garden Hotel sono tutti asintomatici, abbiamo accolto più di 550 persone dal mese di aprile”.

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Di quali servizi usufruiscono?

“Hanno ognuno una camera, con tutti i servizi privati come la televisione, il Wi-Fi, l’attrezzatura alberghiera. Noi gli forniamo le amenities, quindi saponi, flaconcini di shampoo, insomma il set cortesia dell’albergo.
Inoltre provvediamo alle manutenzioni ordinarie della struttura ed anche a qualcosa di straordinario come ad esempio la pulizia degli impianti.
Poi abbiamo la portineria aperta ventiquattr’ore su ventiquattro, così le persone che alloggiano in albergo sono costantemente collegate, in modo rapidissimo, ad una persona che può riferire di ogni necessità”.

Siete in collegamento con una struttura ospedaliera?

“No, c’è la struttura ospedaliera in presenza, nel senso che il servizio è gestito dalla Asl. Noi siamo come una zona rossa, ci sono dei percorsi pulito e sporco, il percorso verde a cui uno può accedere se prende servizio e arriva dall’esterno. Se poi deve recarsi nella zona rossa c’è un percorso apposito ed una specifica procedura.
Sono procedure che detta la Asl e c’è un presidio sanitario anche questo 24 ore su 24: abbiamo gli infermieri, la caposala che dirige tutte le operazioni di controllo, i tamponi e quant’altro”.

Percorso pulito e sporco cosa vuol dire?

“Vuol dire che si entra in un percorso pulito, per uscire poi nella zona rossa, cioè nella zona dove si può entrare in contatto con dei positivi. Si devono indossare tutti i dispositivi, mi riferisco agli infermieri ma anche ad esempio al nostro manutentore, al personale delle pulizie o addetti alla sanificazione. Si vestono nella zona addetta con tutti i presidi e poi escono nella zona rossa. Prima di rientrare nella zona pulita, si liberano in contenitori speciali di tutto quello che hanno indossato, e finalmente entrano nella zona verde”.

Gli ospiti in quarantena pagano una quota per il soggiorno in hotel?

“No, è tutto a carico della Regione Lazio”.

Le persone tracciate ed individuate come asintomatiche che vengono destinate in hotel, in base a quali criteri sono selezionate?

“Sono persone che non possono fare la quarantena a casa. Non tutti abitano in case che permettono l’isolamento, magari convivono in case piccole con persone fragili, persone che hanno delle patologie… Questa è stata un’opera molto importante al fine del contenimento del contagio nel nostro territorio.
La Regione Lazio è stata una delle prime ad attivare con la Federalberghi e la Protezione Civile questo tipo di convenzione”.

Qual’è in questo caso il ruolo della Protezione Civile?

“C’era già un contratto stipulato tra Federalberghi e Protezione Civile sull’emergenza abitativa. Ad esempio, nel caso del terremoto di Amatrice le persone sono state alloggiate negli alberghi della costa. Allo stesso modo, noi abbiamo una convenzione per l’emergenza abitativa in città, ad esempio se lei ha una fuga di gas nel palazzo e non sa dove andare, può essere ospitata in albergo ad un prezzo convenzionato”.

In un rapporto costi/benefici, in questa fase, ritiene che l’entrata derivante dalla concessione alle Asl dei posti letto in hotel sia soddisfacente per l’albergatore?

“Per me è stato soddisfacente. Ringrazio di aver avuto questa opportunità perché altrimenti la situazione sarebbe stata ancora più complicata. Le voglio dire però che comunque io ho avuto una perdita di fatturato che va dal 60 al 70 per cento, questo flusso che mi è entrato mi ha consentito di continuare a pagare i fornitori, di pagare il personale, le utenze, le tasse e i canoni perché queste utenze non si sono fermate, abbiamo continuato a pagare la Rai, abbiamo pagato la SIAE, ecc.
Questo flusso mi ha consentito di pagare parte delle spese, chiaramente anche noi ci siamo indebitati, abbiamo avuto bisogno di un ulteriore prestito, altrimenti non ce l’avremmo comunque fatta ma insomma, un conto è avere un aiuto e un conto è non avere nulla”.

Non percepite i ristori come altre categorie?

“Abbiamo ricevuto in primavera un ristoro da parte dell’Agenzia delle Entrate, quello di aprile 2019-2020 e poi la Regione Lazio ha dato a tutti gli alberghi, in proporzione alle stelle, un ristoro che nel mio caso è stato di 6.000 euro, perché il mio è un 3 stelle. Un contributo importante per me è stato quello venuto dalla proprietà perché mi hanno ridotto il canone d’affitto. Insomma c’è stata una sinergia e questa sinergia ha prodotto un sopravvivere e un dare un servizio alla comunità”.

Alloggiare i positivi gioverà o danneggerà a lungo andare l’immagine del suo albergo?

“E’ un problema che ci siamo posti soprattutto all’inizio, in realtà i Covid Hotel sono i posti più sicuri, c’è una sanificazione continua!
Io mi auguro che le persone capiscano che è stato dato un servizio alla comunità, è un albergo molto carino… Avevamo una clientela molto giovane e molto smart per cui mi auguro, visto anche il livello culturale dei nostri clienti, che alla fine questo non comporti una perdita di immagine che poi è il nostro patrimonio”.

La sindaca Raggi ha introdotto il bollino “Covid Safe” per gli hotel di Roma, cosa ne pensa?

“Noi come Federalberghi abbiamo sentito immediatamente questa esigenza: in pieno lockdown una apposita commissione nazionale di Federalberghi, guidata dal nostro Direttore nazionale dr. Alessandro Nucara, ha  coordinato un team di esperti in tutti i campi, per stilare un protocollo precisissimo, che si chiama Accoglienza Sicura, su come gestire l’emergenza Covid. Certamente anche questo della Raggi è meritorio, ma sarà utile quando si apriranno i canali turistici protetti, in questo momento non c’è nessuno, noi continuiamo a seguire tutti i protocolli ma… Oltre all’Urban Garden ho una struttura che tengo chiusa e un’altra più piccola che è aperta più per servizio che per altro, perché quando lei ha una sola camera occupata, per di più a prezzi di bassissima stagione, capisce bene che è come nulla. E’ più un servizio al cliente che uno fa perché c’è chi proprio deve venire e così trova il suo albergo di riferimento aperto. Ma è certamente una perdita forte per noi.
Le strutture alberghiere sono inoltre estremamente fragili, c’è una manutenzione continua, dal far correre l’acqua al manutenere gli impianti di riscaldamento, di aria condizionata, tutti costi che si devono sostenere per evitare deperimenti importanti”.

Il Governo avrebbe potuto fare di più?

“Noi abbiamo avuto ben poco, anzi pochissimo. Venivamo da un periodo di bassa stagione, una stagione pessima per la redditività, se tutto questo ci fosse successo negli anni ottanta avremmo avuto le spalle più forti perché disponevamo di altre risorse. Oggi queste risorse la maggior parte delle aziende non le hanno, in più c’è il nodo delle locazioni, un nodo importantissimo. Il 50 % delle aziende italiane è in locazione e non tutti sono stati disponibili verso i conduttori nel rinnovare i contratti. I conduttori che hanno investito milioni di euro in palazzi non loro, i miei colleghi ed io stessa rischiamo di tornare a casa con niente, dovendoci vendere magari anche la casa in cui abitiamo per pagare i debiti contratti per le ristrutturazioni. Non è una cosa da poco.”

Ci sono alberghi che ora propongono la staycation ovvero la vacanza nella propria città. In albergo è possibile usufruire di servizi proibiti fuori: cena al ristorante, piscina, palestra… come sta andando a Roma?

“Questo è possibile per i 5 stelle che hanno la struttura adatta, ma anche tenere il ristorante aperto di un albergo per dieci clienti non è conveniente! Poi uno si scontra con la realtà. Io ho proposto un voucher vacanza valido fino al 31 dicembre per chi viene nella nostra città. Alla fine in zona gialla ci siamo noi, il Molise, la Sardegna, insomma non c’è un grande pubblico a cui rivolgersi, è troppo poco il movimento possibile; avevamo qualche prenotazione per il mese di novembre poi la gente cancella pure…”

C’è altro che vorrebbe dire?

“Si, il mio è un messaggio di resistenza, dobbiamo difendere la nostra professionalità di albergatori italiani.
Noi abbiamo una tradizione che può essere spazzata via in un attimo se non si fa qualcosa per tutelarla. Perché è chiaro che di soldi in giro ce ne stanno, capitali di provenienza sconosciuta o estera, quando uno poi si trova senza aiuti a far fronte a tanti impegni è ovvio che vende…”


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