

Sono i poli di Roma, Latina, Frosinone-Sora, Castelli Romani, Bretella Nord, Pomezia-Santa Palomba, Civita Castellana-Viterbo, Sud pontino, Litorale Nord, Cassino, Rieti-Cittaducale, Bretella Sud e Fiano Roma
Nel Lazio sono 13 poli industriali a generare la quasi totalità del valore aggiunto legato al manifatturiero, al commercio all’ingrosso, ai trasporti e all’attività hi-tech e Ict. Nel dettaglio, si tratta dei poli di Roma, Latina, Frosinone-Sora, il polo dei Castelli Romani, Bretella Nord, Pomezia-Santa Palomba, Civita Castellana-Viterbo, il polo Sud pontino, Litorale Nord, il polo di Cassino, Rieti-Cittaducale, Bretella Sud e il polo di Fiano Romano-Formello.
In questi 13 poli si trova l’87,1% delle imprese manifatturiere della regione; l’84,2% delle attività di artigianato industriale; il 96,8% delle imprese hi-tech e Ict; il 92,8% delle attività di commercio all’ingrosso; il 92,2% delle attività logistiche e di trasporto. Queste aree sono composte da 119 Comuni dei 378 totali del Lazio. Vi risiede l’86,6% della popolazione regionale e vi si concentra ben il 92,2% dell’occupazione complessiva del Lazio (rispettivamente il 60,2 nel comune di Roma e il 32% nei restanti Comuni).
A individuare questi poli produttivi territoriali, o aree vaste, è in Censis nella ricerca “Imprese, territorio e direttrici di sviluppo nel Sistema Lazio”, promossa da Unionecamere Lazio e presentata l’11 giugno 2010 durante un convegno all’università Roma Tre organizzato da Cna Lazio.
Dall’analisi del Censis risulta evidente come tra questi territori prevalga l’area metropolitana di Roma, e che la capacità competitiva di ciascuna area è più alta se minore è la distanza dalla Capitale.
Oltre a quella romana con i suoi 82.000 addetti, le concentrazioni industriali più rilevanti sono quelle di Pomezia-Santa Palomba, di Latina e di Frosinone-Sora. Nei restanti poli, invece, l’occupazione industriale non va oltre i 7.000 dipendenti, nonostante a Cassino e nel Reatino l’industria abbia aumentato la sua incidenza, contando rispettivamente sul 29,3% e sul 25,1% del totale degli addetti alle unità locali.
Ogni polo ha sviluppato una propria cararretizzazione produttiva.
Quello di Civita Castellana-Viterbo è al primo posto per densità d’imprese dell’artigianato industriale (50,6 ogni 1.000 abitanti, seguito da Frosinone-Sora e Rieti-Cittaducale). Nel settore dell’hi-tech e delle Ict il primato è della Capitale.
Sui trasporti e la logistica prevale il Litorale Nord. Quanto al commercio all’ingrosso notevole è il ruolo del Sud Pontino, dove sono molte le aziende che ruotano intorno al mercato ortofrutticolo di Fondi.
Nella sua ricerca il Censis mette anche in evidenza come molte cose siano cambiate negli ultimi 5 anni. Le produzioni hi-tech e l’Ict hanno registrato un vero boom. I settori dei software e dell’audiovisivo nel Lazio hanno triplicato il numero di soggetti attivi.
Nelle sue conclusioni, infine, il Censis avanza dei suggerimenti. Anzitutto bisogna prendere atto che il Lazio è di fatto una regione metropolitana e di conseguenza il successo dei singoli poli dipende e dipenderà sempre più dalla distanza dalla Capitale.
Inoltre per il Censis è bene che si abbandoni l’ideologia dei distretti per concentrare gli sforzi a rafforzare i poli produttivi esistenti ed eventualmente crearne di nuovi: molte zone della regione sono sottoutilizzate e, se adeguatamente infrastrutturate, ben si presterebbero ad accogliere lo sviluppo di nuove attività.
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