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La rivolta della Provincia: i Sindaci firmano il “patto del Quirinale” contro il termovalorizzatore

Il fronte del "No" al termovalorizzatore voluto dal sindaco-commissario Roberto Gualtieri ha firmato ieri l’atto più solenne: un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

La battaglia per i rifiuti della Capitale si sposta dalle aule del Campidoglio ai palazzi del Quirinale. Non è più solo una questione di ruspe e progetti tecnici, ma una vera e propria sfida istituzionale quella lanciata dai Comuni di Pomezia, Ardea e Ariccia.

Il fronte del “No” al termovalorizzatore voluto dal sindaco-commissario Roberto Gualtieri ha firmato ieri l’atto più solenne: un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Un fronte unito ai confini della Capitale

L’appuntamento per il “grande strappo” si è tenuto all’hotel Selene di Pomezia, dove la politica locale si è data appuntamento per blindare un territorio che si sente assediato. Al centro del contendere c’è il sito di Santa Palomba, un lembo di terra formalmente romano, ma geograficamente e socialmente fuso con la provincia.

“Abbiamo lanciato un segnale forte e chiaro: non faremo sconti,” ha dichiarato Veronica Felici, sindaca di Pomezia, facendosi portavoce di un malumore che attraversa l’intero hinterland. “Roma decide, ma sono le nostre città a subire. Questo metodo è, semplicemente, inaccettabile.”

Tra ambiente ed economia: le ragioni del ricorso

Il provvedimento inviato al Capo dello Stato punta dritto al cuore del Paur (il Provvedimento autorizzatorio unico regionale). I sindaci non chiedono solo l’annullamento dell’ordinanza, ma una sospensiva immediata dei lavori.

Le preoccupazioni messe sul tavolo dai primi cittadini sono molteplici e toccano i nervi scoperti delle comunità locali:

Il valore del territorio: Maurizio Cremonini, sindaco di Ardea, ha lanciato l’allarme sulla possibile svalutazione degli immobili e sui danni irreversibili alle eccellenze agricole e turistiche della zona.

L’impatto ambientale: Sotto la lente d’ingrandimento finiscono le risorse idriche e la viabilità di un quadrante già saturo, con il timore che il gigante da 600 mila tonnellate l’anno possa compromettere l’ecosistema locale.

La salute pubblica: Una difesa a oltranza del diritto alla salute per i residenti che vivono a pochi chilometri dal futuro impianto.

Una battaglia politica di lungo corso

Non si tratta di una protesta improvvisata. Il ricorso al Quirinale rappresenta il culmine di un percorso iniziato nell’estate del 2023. Dalle delibere consiliari alle osservazioni tecniche, la provincia ha cercato ogni spiraglio burocratico per fermare l’opera.

Accanto ai sindaci della coalizione di centrodestra — tra cui spiccavano anche i nomi di Staccoli (Ariccia) e il sostegno del senatore Marco Silvestroni — la sensazione è quella di una periferia che rivendica il proprio diritto a contare nelle scelte che ne segneranno il futuro per i prossimi trent’anni.

Il verdetto finale Mentre Roma corre contro il tempo per chiudere l’emergenza rifiuti in vista delle scadenze giubilari, la Provincia alza il muro del diritto.

La parola passa ora agli esperti del Consiglio di Stato e alla firma del Quirinale: saranno loro a stabilire se il sogno di Gualtieri di rendere Roma autosufficiente potrà procedere o se dovrà scontrarsi con le ragioni dei territori che si sentono dimenticati dal “centro”.

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