L’acquedotto di Traiano

Tra Bracciano e Manziana, scoperto un antico ninfeo sorto sulla sorgente che alimentava l'acquedotto
di Serenella Napolitano - 29 Gennaio 2010

E’ stata presentata il 28 gennaio presso l’Hotel Quirinale a Roma la conferenza stampa sulla riscoperta dell’Acquedotto Traiano nella località Fiora, tra il comune di Manziana e Bracciano.

La riscoperta è stata fatta grazie a due cittadini britannici, Michael e Ted O’Neill, che stavano preparando una serie di documentari sugli antichi acquedotti romani per la Meon HDTV Productions Ltd, con sede a Londra e a Roma, quando ricercando il condotto della Traiana sul lago, furono indirizzati da uno studioso del posto, l’architetto Curatolo, alla sorgente della Madonna della Fiora.

"La scoperta della zona archeologica, già nota agli studiosi del settore nel comune di Manziana e Bracciano – afferma Lucia Dutto, sindaco di Manziana – ha visto il ritrovamento del ninfeo e della prima parte dell’acquedotto di Traiano".

L’acquedotto di Traiano fu costruito nel 109 d.C. per portare l’acqua alla zona trasteverina ed è il penultimo in ordine di costruzione, degli undici maestosi acquedotti che rifornivano Roma Antica.

"Ha adempiuto da sempre alla sua funzione – ricorda il professor Lorenzo Quilici dell’Università di Bologna – Per garantire l’approviggionamento dell’acqua ai Palazzi di San Pietro in Vaticano, Paolo V all’inizio del Seicento si impegnò nel suo restauro e dell’abbondanza e della bontà dell’acqua che esso porta fa mostra da allora al Fontanone del Gianicolo".

Il Caput Aquae, cioè l’origine di questo acquedotto non era ancora conosciuto, fino ai nostri giorni.
Oltre ai cuniculi sotterranei che si snodano nella campagna delle due cittadine laziali, è stato documentato un ninfeo.
Su questo ninfeo di origine romana, è stata costruita in un successivo momento una sorta di cappella scavata nella grotta,in cui era venerata una Madonna che con molta probabilità, occupava la zona centrale dell’ambiente dove oggi è rimasta una cornice in tufo databile al 1573.
Durante il Settecento gli ambienti furono risistemati dai principi Odescalchi e le acque della sorgente furono indirizzate verso Bracciano.

"Credo che quando si ritrova o si riscopre un antico monumento, è sempre un evento da festeggiare – dichiara l’assessore alle politiche culturali della Provincia di Roma, Cecilia D’Elia – questo luogo dovrà essere restituito alla cittadinanza. I segni del territorio devono essere visibili e vivi. Il percorso sarà arduo, ma insieme ai due comuni si potrà fare molto".

Alla Conferenza è intervenuto il Direttore Regionale Mario Lolli Ghetti, il quale, seppur allontanandosi dalla famosa diceria che l’Italia ha il 60-70% dei beni culturali, percentuale troppo alta secondo il direttore, ha comunque "un territorio enorme, stratificato, sconosciuto. Tanto può essere ancora trovato nella nostra Italia, ma tutto questo comporta degli oneri e dei problemi burocratici da risolvere".

Adotta Abitare A

Tutti gli interventi sostenuti durante la conferenza, dall’ispettrice della Sovrintendenza dell’Etruria Meridionale, Caruso allo stesso sindaco di Bracciano Giuliano Sala, agli architetti della Sovrintendenza hanno evidenziato un problema di fondo. Quello di, per quanto il monumento sia ben conservato, eliminare tutti gli ostacoli per accedere (ricordiamo che l’acquedotto è in una proprietà privata) fare in modo che il sito, quindi ricada nei beni del Ministero per essere tutelato, rispettando ovviamente i proprietari, ovviamente avviare la progettazione per i restauri.

Tutti d’accordo su questo anche perché, come afferma Giuliano Sala, sindaco di Bracciano "Erano molto sagaci i romani per aver fatto una costruzione tanto forte che dopo secoli ancora possiamo ammirare e da cui ancora attingiamo risorse idriche".

Addirittura è trapelata la notizia, che sul conio della famosa moneta che Traiano aveva messo in circolazione per mostrare la cosrtuzione dell’acquedotto (fatto a sue spese), non sia la sua fontana sul Gianicolo ma proprio la fronte di questo ninfeo-grotta.
E questa idea è di questi due simpatici britannici che ancora una volta fingendosi da Indiana Jones, invidiano (in maniera del tutto benevole), il patrimonio archeologico romano.


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti