

Dietro la facciata di un moderno salone di bellezza, tuttavia, si nascondeva un beauty lab completamente fuorilegge
Era diventato in breve tempo uno dei centri estetici più frequentati e chiacchierati della cittadina sul litorale laziale, forte di un passaparola incessante e di un nutrito portfolio di clienti fidelizzate.
Dietro la facciata di un moderno salone di bellezza, tuttavia, si nascondeva un beauty lab completamente fuorilegge.
A mettere i sigilli all’attività abusiva sono stati gli agenti del Commissariato di Polizia di Stato di Ladispoli, che hanno scoperto come la titolare, una donna di origini cinesi, operasse in totale assenza di qualifiche reali, forte solo di un diploma “clonato” comprato sul mercato nero.
L’operazione è scattata a seguito di una mirata attività d’indagine avviata dagli investigatori del commissariato locale, insospantiti dalle segnalazioni su una presunta filiera di trattamenti estetici eseguiti al di fuori dei circuiti certificati.
La titolare era riuscita ad affermarsi nel tessuto locale grazie a una fitta rete di contatti: “coccolava” le sue clienti con trattamenti personalizzati, massaggi e cure estetiche, muovendosi però come una totale autodidatta del settore, priva delle conoscenze anatomiche e sanitarie fondamentali per garantire il benessere e la sicurezza dei clienti.
Durante l’irruzione dei poliziotti all’interno della struttura per un controllo amministrativo, la donna ha tentato di esibire un titolo abilitativo professionale cartaceo per dimostrare la regolarità della propria posizione.
Gli accertamenti immediati condotti dagli agenti sulla documentazione hanno però svelato il trucco.
L’attestato di specializzazione risultava emesso da una struttura formativa “fantasma”, un istituto di fatto inesistente e privo di qualsiasi autorizzazione regionale o statale sia per erogare corsi, sia per rilasciare certificazioni professionali.
Messa alle strette davanti alle incongruenze rilevate dagli inquirenti, la finta estetista è crollata, confessando l’inganno.
La donna ha ammesso di aver ottenuto la falsa certificazione nel 2024 grazie alla complicità di un connazionale, al quale aveva versato una cospicua somma di denaro.
Quel pezzo di carta contraffatto era poi servito per aggirare i controlli burocratici e ottenere l’autorizzazione comunale necessaria all’apertura della partita IVA e del locale.
Alla luce delle pesanti evidenze raccolte sul campo, gli investigatori del Commissariato di Ladispoli hanno proceduto al sequestro penale di tutta la falsa documentazione e hanno notificato l’immediato divieto di prosecuzione dell’attività, blindando le serrande del centro estetico.
Per la titolare la vicenda si è spostata in tribunale: nei suoi confronti è scattata la denuncia a piede libero all’Autorità Giudiziaria per i reati di esercizio abusivo della professione e falsità materiale.
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