L’anatra all’arancia al Teatro Quirino

Tre ore di risate e di spensierato divertimento con un classico della commedia moderna con uno scoppiettante Emilio Solfrizzi 
Tre ore di risate e di puro e sano divertimento al teatro Quirino per assistere ad un classico della commedia, “L’anatra all’arancia”, messo in scena dal regista Claudio “Greg” Gregori (si, proprio lui, la spalla di Lillo), ed interpretato da uno scoppiettante ed esilarantissimo Emilio Solfrizzi, in un ruolo pienamente congeniale alle sue notevolissime doti naturali di comico di razza e di formazione.
Coadiuvato egregiamente dalla bravissima Carlotta Natoli (nel ruolo della moglie Elisa), e dagli altrettanto validi Ruben Rigillo (nel ruolo del “coniglio con le bretelle” conte Leopoldo Augusto di Serravalle Scrivia, amante di Elisa e suo mancato secondo marito), Beatrice Schiaffino (provocante, prorompente e finta ingenua segretaria Patty-Patty) e da Antonella Piccolo (la caustica cameriera Teresa), Solfrizzi (nelle vesti di Gilberto Ferrari, autore televisivo) ha messo in mostra un vastissimo repertorio di battute, gags, gesti e sguardi che, senza mancare un colpo, hanno suscitato risate a non finire ed unanimi applausi a scena aperta da parte di una platea che, al termine della commedia, è andata via pienamente soddisfatta dello spettacolo.
Complimenti a Solfrizzi, che ho rivisto volentieri dopo due anni dall’ultima sua apparizione al Quirino (la volta scorsa protagonista nel Malato immaginario di Molière), e che ha dimostrato, ancora una volta, di trovarsi molto più a suo agio in teatro che non sul set cinematografico.
Sulla commedia, a tutti notissima (anche per una bella versione sul grande schermo, con protagonista Ugo Tognazzi) sono sufficienti poche annotazioni:
è un classico feuilleton (parente stretto del vaudeville francese che furoreggiò al tempo della belle èpoque) dove i personaggi si muovono algidi ed eleganti su una scacchiera irta di trabocchetti e di inganni, finti o semplicemente tramati.
Ogni mossa dei protagonisti ne rivela le emozioni, le mette a nudo a poco a poco e il cinismo lascia il passo ai timori, all’acredine, alla rivalità, alla gelosia; in una parola all’Amore, quello coniugale e quello extra-coniugale. “L’Anatra all’Arancia” è una commedia che ti afferra immediatamente e ti trascina nel suo vortice di battute sagaci e salaci, allusive e ambigue, solo apparentemente casuali, perché tutto è architettato come una partita a scacchi.
La trasformazione dei personaggi avviene morbida, grazie a una regia che la modella con cromatismi e movimenti talvolta sinuosi, talvolta repentini, ma sempre nel rispetto di un racconto sofisticato in cui le meschinità dell’animo umano ci spingono a sorridere, ma anche a ridere a volte senza ritegno, scrosciantemente.
Una commedia che, scientemente, mira a far divertire lo spettatori e a fargli mettere tra parentesi, per tutta la durata dello spettacolo, i problemi che lo affliggono.
EMILIO SOLFRIZZI
CARLOTTA NATOLI in:
L’ANATRA ALL’ARANCIA,
di W. D. Home e M. G. Sauvajon.
Con Ruben Rigillo, Beatrice Schiaffino
e Antonella Piccolo.
Regia: CLAUDIO “GREG” GREGORI

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